Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
di Alberto Magnani
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Nel 2020, l’intera Africa ha generato appena il 4% delle emissioni di anidride carbonica su scala globale. La quota è minima rispetto al 30% della Cina o anche “solo” all’11% dell’Europa.
Ma non risparmia il Continente dalle stesse minacce del climate change che incombono sulle economie più sviluppate, e inquinanti, con il rischio di un impatto anche più drastico rispetto alla media. Il paradosso ha spinto l’Unione africana, l’istituzione che raccoglie i 55 paesi del Continente, ad approdare alla COP26 di Glasgow con una rivendicazione precisa: riconoscere l’unicità del caso africano, affrontando «bisogni e circostanze» tenuti finora ai margini dell’agenda della Conferenza.
La sintesi fra le esigenze di oltre mezzo centinaio di economie è frutto del lavoro di una struttura negoziale a tre, composto da African Group of Negotiators on Climate Change, la Committee of African Heads of State and Government on Climate Change e dalla African Ministerial Conference on Environment and Natural Resources.
L’esito è un pacchetto di almeno sei «priorità» riepilogate da Gahouma-Bekale, il presidente dei negoziatori, in un intervento per il portale Africa Renewal. Nell’ordine: adattamento e risposta al climate change, supporto finanziario per gestire la transizione, meccanismi di mercato che favoriscano l’evoluzione verde del sistema economico, rispetto dell’obiettivo di 100 miliardi di dollari in aiuti fissato dai paesi del G7 nel 2009 (rimasto largamente disatteso da allora), contributi nazionali più ambiziosi sotto l’accordo di Parigi e, appunto, un riconoscimento anche finanziario delle esigenze e dell’unicità dell’Africa. Tradotto, più sovvenzioni e meno prestiti che rischiano di gonfiare una mole debitoria cresciuta fino a volumi ancora più insidiosi nei mesi della crisi pandemica.
Il pilastro dell’intero pacchetto è il primo punto, quello che chiederà ai paesi di insistere di più sulla strategie di «adaption»: l’adattamento alla crisi climatica che si sta già abbattendo sul Continente più vulnerabile, aggravando effetti collaterali della crisi climatica come insicurezza alimentare e scarsità di risorse idriche. Romy Chevallier, senior researcher del South African Institute of International Affairs, spiega che i paesi africani chiederanno un cambio di prospettiva rispetto al paradigma di oggi: «Si parla tanto di “mitigare” gli effetti del cambiamento climatico - dice -. Ma la priorità per i paesi africani è di capire come ci si possa adattare e rispondere subito alla crisi».