L’agenda Bce: due rialzi entro l’estate, a fine 2022 tassi positivi
L’ipotesi di partenza sul tavolo del direttivo di Francoforte, ma molto dipenderà da inflazione e crescita.
di Isabella Bufacchi
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La tabella di marcia dei rialzi dei tassi d’interesse nel processo di normalizzazione della politica monetaria della Bce è stata segnata dalla “roadmap” della presidente Christine Lagarde nel suo blog del 23 maggio e non sarà modificata alla riunione del Consiglio direttivo domani: dopo la conclusione, agli inizi di luglio, degli acquisti netti di attività del programma App, alla riunione del 21 luglio il tasso dei depositi salirà da -0,50% a -0,25%.
Un secondo rialzo di un quarto di punto percentuale arriverà al meeting dell’8 settembre. In quella data, la Bce uscirà dai tassi negativi iniziati l’11 giugno del 2014. Questo percorso, ribadito esattamente con queste tappe dal capoeconomista Bce Philip Lane nell’intervista del 30 maggio a Cinco Días, finisce a settembre. La credibilità di Lagarde dipende dalla credibilità della sua roadmap, illustrata poco più di due settimane fa per fare chiarezza in un contesto straordinario, in un turbinio di shock tra domanda e offerta, conflitto militare in Ucraina con l’invasione della Russia e pandemia: questa tabella di marcia, c’è da aspettarsi, resterà invariata.
Il primo tasso Bce in terreno positivo dipenderà dall’andamento dell’inflazione - soprattutto quella di fondo core - e anche dalla crescita, che da tempo vanno in direzioni opposte. La Bce normalizzerà la politica monetaria per garantire la stabilità dei prezzi (togliendo gradualmente gli stimoli e alzando i tassi d’interesse per cementare l’inflazione al 2% sul medio termine) cercando al tempo stesso di non danneggiare troppo l’economia già in netto rallentamento. E senza provocare scosse indesiderate sui mercati, esasperando la frammentazione, allargando gli spread sui titoli di Stato e riducendo la trasmissione della politica monetaria.
La Bce resta saldamente “dipendente dai dati” e, come è stato ribadito più volte, in un contesto di incertezza molto elevata come quello attuale, qualsiasi decisione di politica monetaria verrà presa sulla base dei dati, tenuto conto dell’andamento dell’inflazione e della crescita, basandosi sulle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema. Proiezioni che arrivano su base trimestrale in marzo, giugno, settembre e dicembre. Alla riunione del Consiglio del 27 ottobre non dovrebbe accadere nulla, stando a questa impostazione data dependent, mentre un altro rialzo dello 0,25% potrebbe essere deciso in dicembre: la gradualità dei rialzi dipenderà dall’inflazione (se sul medio termine si allontanerà dal target del 2%) e dall’andamento dell’economia, con una crescita che rischia di arrestarsi del tutto, trasformandosi prima in stagnazione e stagflazione poi in recessione.
Un primo grasso rialzo dei tassi in luglio dello 0,50% è stato sul tavolo dei falchi per un po’, ma ora questa ipotesi sembra essere tramontata perché Lagarde, Lane e le colombe nel Consiglio preferiscono la gradualità «passo dopo passo» al cospetto di shock multipli su fiducia, domanda, offerta, guerra, varianti Covid. Discutere animatamente su un rialzo dello 0,50% o due rialzi dello 0,25%, per arrivare comunque a settembre al tasso zero, non è motivo valido di scontro: l’incertezza è tale nell’area dell’euro che la Bce deve procedere coesa e unita.


