L’Ai e le nuove tecnologie ci stanno rendendo più fragili e più stupidi?
Pubblichiamo un estratto del libro di Luca Tremolada «La lezione è finita», Il Sole 24 Ore
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Le nuove tecnologie ci stanno rendendo più fragili e più stupidi? O sono l’incubatore di una nuova generazione di super giovani che pensano e vivono in modo completamente diverso dai loro genitori? Il primo pensiero automatico è quello di puntare subito il dito contro schermi, telefoni, chatbot e visori. Sono la variabile nuova, il segno di una modernizzazione che dalla new economy in poi ha travolto tutto e tutti. Ai tempi dei nostri nonni non c’erano. Adesso sì. Chi è nato con il telecomando in mano, è cresciuto con i modem a 56K e l’internet degli anni Novanta si considera ottimista di default. Ai tempi dei nostri nonni non c’erano. Adesso sì. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, dei social e delle nuove tecnologie però qualcosa è cambiato. E cambierà soprattutto per chi è più giovane.
Se guardiamo al presente, per la prima volta dagli anni Settanta nessuno dei principali imprenditori della Silicon Valley ha meno di 30 anni. Rispetto a Mark Zuckerberg, Sam Altman e ai più anziani Bill Gates ed Elon Musk, non sembra esserci una nuova scena di imprenditori che abbiano inventato nuove economie. Trentenni di successo ce ne sono, ma sembrano meno disruptive dei loro fratelli maggiori. Se scendiamo d’età, le cose si complicano ancora di più.
Dal Covid in poi, lo stato d’animo degli adolescenti è drasticamente peggiorato. Parliamo di stato d’animo percepito. Altre statistiche indicano anche un aumento della solitudine e una riduzione delle amicizie tra gli adolescenti a partire dai primi anni Dieci del Duemila, e un parallelo peggioramento dei risultati scolastici nella lettura, nella matematica e nelle scienze, negli Stati Uniti e in altri Paesi membri dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Il libro
• data di uscita in edicola: 28/09
• data di uscita in libreria: 11/10




