Economia Digitale

L’Ai e le nuove tecnologie ci stanno rendendo più fragili e più stupidi?

Pubblichiamo un estratto del libro di Luca Tremolada «La lezione è finita», Il Sole 24 Ore

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Le nuove tecnologie ci stanno rendendo più fragili e più stupidi? O sono l’incubatore di una nuova generazione di super giovani che pensano e vivono in modo completamente diverso dai loro genitori? Il primo pensiero automatico è quello di puntare subito il dito contro schermi, telefoni, chatbot e visori. Sono la variabile nuova, il segno di una modernizzazione che dalla new economy in poi ha travolto tutto e tutti. Ai tempi dei nostri nonni non c’erano. Adesso sì. Chi è nato con il telecomando in mano, è cresciuto con i modem a 56K e l’internet degli anni Novanta si considera ottimista di default. Ai tempi dei nostri nonni non c’erano. Adesso sì. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, dei social e delle nuove tecnologie però qualcosa è cambiato. E cambierà soprattutto per chi è più giovane.

La lezione è finita

di Luca Tremolada

• data di uscita in edicola: 28/09

Se guardiamo al presente, per la prima volta dagli anni Settanta nessuno dei principali imprenditori della Silicon Valley ha meno di 30 anni. Rispetto a Mark Zuckerberg, Sam Altman e ai più anziani Bill Gates ed Elon Musk, non sembra esserci una nuova scena di imprenditori che abbiano inventato nuove economie. Trentenni di successo ce ne sono, ma sembrano meno disruptive dei loro fratelli maggiori. Se scendiamo d’età, le cose si complicano ancora di più.

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Dal Covid in poi, lo stato d’animo degli adolescenti è drasticamente peggiorato. Parliamo di stato d’animo percepito. Altre statistiche indicano anche un aumento della solitudine e una riduzione delle amicizie tra gli adolescenti a partire dai primi anni Dieci del Duemila, e un parallelo peggioramento dei risultati scolastici nella lettura, nella matematica e nelle scienze, negli Stati Uniti e in altri Paesi membri dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Il libro

• data di uscita in edicola: 28/09

• data di uscita in libreria: 11/10

Il libro lo trovi già disponibile in pre-order negli store online tra cui Shopping 24 e Amazon e Feltrinelli.

L’autore: Luca Tremolada

Giornalista, genovese e gamer. Ha lavorato in televisione, radio, per l’online e sulla carta stampata. Scrive di scienza, innovazione, tecnologia e creatività nella redazione scientifica di Nòva 24. Appassionato di dati e matematica, è coordinatore scientifico dei corsi di Intelligenza artificiale di Sole 24 Ore Formazione dove insegna data science e data journalism. Autore e conduttore radiofonico produce i format video di Ascanio e Think Tally Talk. Ha fondato Info Data, il blog di data journalism nato nel 2010 per raccontare le notizie con i numeri. Ha ricevuto il premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; il premio giornalistico State Street, categoria “Innovation”; DStars 2019, categoria journalism.

Cosa significa tutto ciò? Significa semplicemente che i risultati dei sistemi educativi in Occidente stanno peggiorando. Parliamo di Paesi ricchi, dove da almeno vent’anni sono diffusi smartphone, computer e banda larga. I risultati per l’Italia, pubblicati dall’Invalsi, mostrano un calo del rendimento medio degli studenti italiani in tutte e tre le aree rispetto alle precedenti edizioni.

Comprendere i motivi di questo calo di “attenzione” è l’obiettivo di questo libro. Un compito tutt’altro che banale. Ecco perché non servono scorciatoie sociologiche. Il primo pensiero è che sia colpa di internet, della posta elettronica, dei motori di ricerca e di tutte quelle novità che, negli ultimi vent’anni, ci hanno reso più veloci, efficienti, più schiavi e comunque diversi.

Serviranno anni, e possibilmente l’accesso ai dati delle grandi piattaforme private che gestiscono social network, videogiochi e chatbot, per capire qualcosa di più su cosa le nuove generazioni (e noi stessi) facciamo davanti ai nostri schermi. Fino ad allora, continueremo a lavorare su sondaggi, questionari, interviste e su qualche coraggioso studio longitudinale.

A rendere ancora più complesso lo scenario che descriviamo, c’è anche l’evoluzione del livello di interattività delle piattaforme sociali. Le logiche che regolano ciò che accade sugli smartphone hanno reso gli schermi un luogo sempre più coinvolgente, interattivo e commerciale. Talmente potente da guidare, con una logica algoritmica, la produzione di contenuti dell’industria culturale. Cosa significa? Che ciò che facciamo viene rilevato da un algoritmo che dice a chi produce contenuti su quali prodotti investire. È un circolo vizioso che sarà difficile rompere.

Come l’Internet degli anni Novanta, l’intelligenza artificiale generativa è destinata a cambiare le nostre vite, a partire dalla scuola. Ed è questo il nostro punto di partenza. Tra qualche decina d’anni, quando i chatbot avranno invaso ogni ambito lavorativo, esisteranno ancora la lavagna, la classe, la lezione frontale? Ci guarderemo ancora negli occhi?

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