Industria

L’allarme degli industriali dell’auto: «Senza sostegni il sistema crolla»

L’allarme del presidente di Unindustria Cassino, Francesco Borgomeo: «Faremo proposte alla politica e una mobilitazione nei distretti automotive»

Francesco Borgomeo (Imagoeconomica)

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Volumi produttivi in calo, ripresa difficile dopo la pausa estiva, stallo della transizione verso la mobilità elettrica e mercato in rallentamento, tanto in Italia quanto in Europa. In questo contesto gli industriali della componentistica automotive si mobilitano in difesa del tessuto industriale italiano.

A lanciare l’allarme è il presidente di Unindustria Cassino, Francesco Borgomeo: «Il sistema dell’automotive sta crollando e senza cassa integrazione, a fine anno si chiude». Gli industriali dell’automotive sono pronti ad «una proposta da portare a tutti i partiti» anticipa Borgomeo che parla di una «manifestazione degli imprenditori dove si va a dire: o cambiate lo scenario o vi diamo le chiavi delle aziende. Leviamoci dalla testa l’idea che il sistema si salva, così il sistema crolla».

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Borgomeo, prima in un intervento sul Sole 24 Ore, qualche giorno prima del tavolo Auto al Mimit il 7 agosto scorso, e poi in una intervista all’Ansa rilasciata in queste ore, insiste su una serie di proposte avanzate dalle imprese, sollecita «strumenti straordinari» per sostenere la transizione sia dal punto di vista del mercato che dell’offerta e del tessuto industriale e lancia un avvertimento sulla fine degli ammortizzatori sociali e sul rischio per aziende e lavoratori.

Su questo stesso fronte sono gli stessi sindacati a quantificare le possibili ricadute sul tessuto industriale dell’auto, tra fabbriche Stellantis e indotto, con Ferdinando Uliano segretario nazionale della Fim Cisl che parla di 25mila posti di lavoro a rischio.

Anche gli industriali lucani pochi giorni fa, attraverso il presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma, hanno parlato della difficile situazione dell’indotto automotive con tutte le aziende in cassa integrazione e un rischio occupazione per il 40-50% degli addetti.

«Chiederò a tutte le territoriali dove ci sono fabbriche e filiere automotive di fare una grande mobilitazione degli imprenditori» aggiunge Borgomeo. «Faremo una manifestazione pubblica, forte, degli imprenditori, che diranno: o le regole le condividiamo o, capite, queste sono le chiavi delle imprese. Ve le portiamo perché tanto qui non c’è più prospettiva».

Lo scenario da cambiare è quello “ideologico” che in Europa «ha determinato una crisi in un settore industriale rilevantissimo» dice Borgomeo, per lo stop al motore endotermico dal 2035 e l’obbligo di Euro 7 per le immatricolazioni da luglio 2025: «Come disse Marchionne noi siamo pronti a costruire una transizione verso le auto elettriche ma deve esserci una effettiva produzione di energia da fonti rinnovabili, altrimenti è tutto finto. E’ una truffa perché parliamo comunque di energia da fossile», mentre il prezzo da pagare, industriale, sociale, economico, è altissimo.

«La nostra proposta è molto semplice. Noi vogliamo che al 2035 tutto il parco auto europeo sia almeno Euro 6: porterebbe un miglioramento enorme dal punto di vista delle emissioni e più sicurezza mantenendo in vita una filiera e le fabbriche che nel frattempo si orienteranno verso altro» suggerisce.

Gli industriali chiedono poi al Governo «strumenti straordinari «per gestire una transizione che ci sarà comunque, anche se riuscissimo a rallentarla o a modificarla. Anche con una transizione più ’intelligente’ non ci sarà capienza per l’attuale filiera dell’automotive, dovranno diversificare» insiste Borgomeo.

Accanto agli ammortizzatori sociali servono, aggiuge, «centri di ricerca e sviluppo per favorire un cambiamento di processo produttivo e di prodotto e quindi serve fare ricerca e sviluppo. E servono risorse evidentemente perché serviranno degli investimenti. Per la filiera tutto questo è cruciale».

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