Berlino

L’arte esplora il limite tra umano e tecnologico: Laure Prouvost alla LAS Foundation

La mostra nell’Anno Internazionale della Scienza e della Tecnologia Quantistica che in ottobre arriva alle OGR a Torino in occasione di Artissima

Laure Prouvost, «WE FELT A STAR DYING» 2025. Installazione al Kraftwerk Berlin. Commissionato da LAS Art Foundation e co-commissionato da OGR Torino. © 2025 Laure Prouvost. foto: Andrea Rossetti

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Il 2025 è l’«Anno Internazionale della Scienza e della Tecnologia Quantistica» promosso dalle Nazioni Unite: un’occasione per celebrare cento anni di scoperte che hanno rivoluzionato la fisica e il modo di interpretare il mondo. Per l’occasione, la LAS Foundation di Berlino ha lanciato un programma di mostre, simposi e pubblicazioni dedicati, chiamato “Sensing Quantum” iniziato con la mostra dell’artista francese Laure Prouvost (fino al 4 maggio), che si trasferirà alle OGR a Torino dal 31 ottobre 2025 (per Artissima) fino al 10 maggio 2026.

L’installazione di Laure Provost

È la prima volta che le due istituzioni collaborano. La mostra è stata prodotta dalla fondazione tedesca e co-commissionata da OGR. “Il legame è nato dal comune interesse per l’arte e la tecnologia” ha commentato la direttrice Bettina Kames. “Laure Provost è un’artista che non ha una formazione scientifica” ha spiegato la curatrice senior Carly Whitefield, “ma ha un approccio molto intuitivo della fisica quantistica, il che è raro, perché molti dei principi dei quanti vanno contro il modo in cui siamo stati abituati a pensare al mondo”.

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In preparazione al progetto, l’artista, già vincitrice del Turner Prize nel 2013, del Max Mara Art Prize for Women nel 2011, padiglione francese alla Biennale di Venezia nel 2019, rappresentata da Lisson, Nathalie Obadia e Carlier Gebauer, negli ultimi due anni ha incontrato esperti come lo scienziato quantistico Hartmut Neven e il filosofo Tobias Rees. L’anno scorso ha visitato un centro di ricerca per conoscere il funzionamento di un computer quantistico, ma in quel momento esso non operava correttamente a causa di una tempesta solare. Questa sensibilità dei computer quantistici e della tecnologia ai fenomeni della natura e dell’universo ha colpito l’artista, che l’ha tradotta in una grande installazione poetica e immersiva. I Qubit, ovvero l’unità di informazione quantistica, sono stati trasformati in sculture tra il tecnologico e l’organico che pendono dall’alto e si muovono nello spazio, in riferimento ai loro continui movimenti imprevedibili. Prouvost li ha chiamati “Cute bit”, con un gioco di parole che li ingraziosisce. Insieme allo scrittore Paul Buck, poi, ha scritto una poesia che risuona nell’ambiente come melodia corale. Al centro, una sorta di grande essere animato muove i suoi lunghi tentacoli di velo abbracciando i visitatori; nel suo ventre, un’opera video mescola immagini registrate ad altre realizzate tramite un modello di intelligenza artificiale quantistica.

La fondazione

L’installazione si inserisce bene nell’ambiente ex-industriale del Kraftwerk (come sarà quello delle OGR), una ex-centrale elettrica che è anche sede di un famoso club techno, dove la fondazione ha già allestito tre mostre. La Las Foundation, infatti, non ha una sede permanente. Creata nel 2019 dalla direttrice Bettina Kames insieme all’imprenditore e mecenate Jan Fischer, è finanziata da quest’ultimo per le spese correnti, e fa fundraising per le mostre e i progetti speciali, cercando sponsor aziendali e partner istituzionali. Il suo obiettivo, avvicinare il largo pubblico alla tecnologia e alla scienza. “La fisica quantistica nel futuro sarà sempre più presente e importante nelle nostre vite” ha spiegato Bettina Kames, “per questo abbiamo avviato questo programma”.

Arte e tecnologia nei musei

Tutt

Laure Prouvost, WE FELT A STAR DYING 2025. Installazione al Kraftwerk Berlin. Commissionato da LAS Art Foundation e co-commissionato da OGR Torino. © 2025 Laure Prouvost. foto: Andrea Rossetti

o il programma della Las Foundation mette al centro il rapporto tra arte, scienza e tecnologia, guardando al futuro, all’innovazione, coinvolgendo artisti ed esperti che si occupano di intelligenza artificiale, gaming, e portando questo discorso all’interno della società. Non sono gli unici ad avvertire sempre più questa esigenza. Gli artisti hanno oramai interiorizzato le innovazioni tecnologiche e le utilizzano sempre più spesso nelle loro opere. Per esempio, il 26 marzo apre alla Fondazione Beyeler a Basilea un’installazione audiovisiva dell’artista danese Jakob Kudsk Steensen, classe 1987, in cui affronta gli impatti della crisi climatica sull’ecosistema della zona boreale, creando paesaggi virtuali attraverso tecnologie di gaming basate su dati scientifici raccolti dalla ricerca ecologica sul campo. L’installazione è visibile nel parco della Fondation Beyeler ed è accessibile a livello globale come esperienza web. Grazie a una grande parete LED a doppia facciata e a un paesaggio sonoro sviluppato appositamente per questo luogo, i visitatori possono immergersi nelle foreste dell’emisfero settentrionale.

Anche al Guggenheim di Bilbao è attualmente in corso una mostra di Refik Anadol, artista ormai molto noto che mischia arte e intelligenza artificiale, che ha inaugurato anche il programma espositivo della Las Foundation (fino al 19 ottobre), mentre il 22 marzo ha aperto all’Ucca di Shanghai la prima mostra in Cina di Anika Yi, con più di 40 opere tra cui la serie dei “Quantum Foam Painting” (2020-2024), in cui l’artista documenta l’applicazione del machine learning al mezzo della pittura. Il limite tra umano e tecnologico è sempre più indistinto, anche nell’arte.

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