Gli occhi del mercato

Ubs, l’asse tra Svizzera e fondi americani dietro il ritorno di Ermotti

La credibilità di Ermotti decisiva per ricompattare un azionariato basato sui fondi internazionali, scottati dall’approccio anti-mercato

di Alessandro Graziani

Ubs acquisisce Credit Suisse col sostegno del governo svizzero

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Il richiamo in servizio in Ubs di Sergio Ermotti dal suo «buen retiro» alla presidenza di Swiss Re è stato ben accolto dagli investitori, che ricordano il buon lavoro fatto nei suoi nove anni da ceo alla guida della banca. Anni di profonda ristrutturazione e di riduzione dei rischi nell’investment banking, con la quasi totale uscita dal business Ficc (fixed income, currencies e commodities) che nel 2012 fu tagliato di 80 miliardi di franchi svizzeri. Un riassetto che fu eseguito in tandem con il suo ex numero due Andrea Orcel (poi diventato ceo di UniCredit).

Ora Ubs si appresta alla fusione con Credit Suisse, che ha alti rischi di esecuzione: le sovrapposizioni di personale nell’investment banking e nel wealth management porteranno a tagli che ridurranno i costi ma, data la specificità dei due business, c’è una seria possibilità di perdere anche molti ricavi.

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La sfida della ristrutturazione

Il ceo uscente Ralph Hamers era stato scelto due anni fa come successore di Ermotti in Ubs per le sue capacità dimostrate alla guida dell’olandese Ing nello sviluppo del wealth management. Ma in Ing Hamers non aveva dovuto gestire la ristrutturazione, realizzata dal suo predecessore Jan Hommen. E proprio la nuova sfida di ristrutturazione che attende la «Grande Ubs» sembra essere stata decisiva nell’orientare la svolta del board con la scelta di ripuntare su Ermotti, come peraltro traspare anche dalla comunicazione ufficiale: «Il board ha preso la decisione alla luce delle nuove sfide e priorità che Ubs deve affrontare dopo l’annuncio dell’acquisizione».

Con il ritorno di Ermotti, che secondo alcune indiscrezioni aveva dato suggerimenti ad Autorità e Governo elvetico nelle difficili ore del salvataggio di emergenza di Credit Suisse, è l'intero sistema Svizzera che prova a fare quadrato attorno alla costruzione di un colosso bancario fin troppo ingombrante per un Paese ricco ma piccolo e senza un retroterra economico capace di esprimere azionisti di riferimento di Ubs.

Gli occhi dei fondi Usa

I grandi azionisti, a partire da BlackRock, sono infatti soprattutto i grandi fondi di investimento Usa. Ed è principalmente guardando a loro che il board di Ubs ha deciso di rigiocare la carta Ermotti, che ha trascorso la gran parte della sua carriera (16 anni) in Merrill Lynch, scalando il vertice della banca Usa con incarichi di crescente responsabilità tra Londra e New York.

Proprio la sua credibilità nei confronti degli investitori istituzionali sarà decisiva per ricompattare un azionariato basato sui fondi internazionali, scottati dall’approccio anti-mercato delle Autorità svizzere nel caso dei bond At1 del Credit Suisse. Recuperare la fiducia degli investitori, oltre che dei clienti di Credit Suisse, è la prima sfida del nuovo ceo di Ubs. Missione tutt’altro che semplice.

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