L’avvocato della Corte Ue chiede di confermare la multa da 2,4 miliardi a Google
La storia va avanti dal 2017: Big G è accusata di posizione dominante per aver favorito il suo comparatore di prodotti nelle ricerche
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Confermare la multa da 2,4 miliardi di auro inflitta dall’antitrust europeo a Google. E’ quanto proposto alla Corte di Giustizia europea dall’avvocato generale Juliane Kokott, spiegando che «come stabilito dalla Commissione e confermato dal Tribunale, Google ha utilizzato la propria posizione dominante nel mercato dei servizi di ricerca generale come leva per favorire il proprio comparatore di prodotti visualizzando in maniera preferenziale i suoi risultati».
Una pessima notizia per Big G, dunque, per una storia che si trascina dal 2017. Fu proprio allora, infatti, che la Commissione UE contestò a Big G di favorire - sul suo motore di ricerca - i risultati del proprio comparatore di prodotti rispetto a quelli dei comparatori di prodotti concorrenti, traendo vantaggio da questa situazione. Mentre i risultati di ricerca dei comparatori di prodotti concorrenti apparivano in posizione meno favorevole.
Per la Commissione UE, insomma, Google aveva abusato della sua posizione dominante nei mercati della ricerca generale su Internet e della ricerca specializzata di prodotti. E le aveva inflitto un’ammenda di importo pari a 2.424.495.000 di cui 523.518.000 in solido con Alphabet, sua azienda madre. Una decisione che - come accade spesso con Big Tech - venne impugnata sia da Google che da Alphabet, dinanzi al Tribunale dell’Unione europea. L’ultima sentenza è quella del novemnbre 2021, col Tribunale che ha sostanzialmente respinto il ricorso, confermando l’ammenda. In tutto ciò, però, lo stesso Tribunale ha ritenuto che non fossero dimostrati gli effetti anticoncorrenziali anche solo potenziali del comportamento di Google nel mercato dei servizi di ricerca generale. E di conseguenza, ha annullato la decisione nella parte in cui la Commissione vi aveva constatato una violazione del divieto di abuso di posizione dominante anche in relazione a tale mercato.
Google e Alphabet hanno quindi propostouna nuova impugnazione dinanzi alla Corte di Giustizia europea, chiedendo l’annullamento della sentenza del Tribunale nella parte in cui aveva respinto il loro ricorso e l’annullamento della decisione della Commissione. E oggi è arrivato il poarere dell’avvocato generale, che invece chiede alla Corte la conferma della multa.
La Corte, come di solito, indica che le conclusioni dell’avvocato generale non vincolano i massimi giudici. Il compito dell’avvocato generale consiste nel proporre alla Corte, in piena indipendenza, una soluzione giuridica nella causa per la quale è stato designato. Toccherà adesso ai giudici esprimersi.



