Scenari 2025

L’economia spaziale cresce e le finalità di difesa prendono il sopravvento

I fondi globali investiti nella difesa hanno superato gli investimenti civili - Gli Stati Uniti mantengono la loro posizione leader

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«L’Universo non è l’unica cosa che si espande». Comincia così un podcast di Mc Kinsey del 2024 intitolato The Case for Space. Il riferimento è all’incredibile traiettoria dell’economia spaziale globale che si prevede raggiungerà i 1.800 miliardi di dollari, inflazione inclusa, entro il 2035, rispetto ai 630 miliardi di dollari del 2023. Che si sia d’accordo o meno con queste stime, resta notevole la trasformazione in atto nel settore spaziale. E il fenomeno alimenta, ormai da anni, una eccitazione diffusa e inedita, sostenuta dal moltiplicarsi delle opportunità, per investimenti sia pubblici che privati. Il futuro sembra aver preso anche quella direzione. I master in Space Economy si moltiplicano, i profili su Linkedin che menzionano «economia spaziale» o «spazio commerciale», aumentano ogni anno e, anche grazie all’ “effetto Elon Musk”, sono sempre di più i ragazzi che si dicono interessati a intraprendere carriere in ambito aerospaziale o a diventare imprenditori nel settore. Tutto bene quindi. O quasi.

Guardiamo da vicino. Un recente rapporto sull’Economia spaziale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) analizza i risultati del 2023 e le prospettive per il 2024 (le cifre finalizzate non sono ancora disponibili) sulla base prevalentemente di dati Ocse, e di organizzazioni europee quali Eurostat ed Euroconsult, facendo emergere elementi di novità, e alcune inversioni di tendenza. Cominciamo dagli investimenti istituzionali. Nel 2023 i bilanci pubblici globali, destinati alle attività spaziali sono aumentati raggiungendo i 106 miliardi di euro. Per la prima volta, ed è questa una novità, la proporzione tra componente civile e difesa, si è invertita. I fondi globali investiti nella difesa, che hanno trainato negli ultimi anni lo slancio verso l’alto dei budget governativi, hanno superato gli investimenti civili toccando nel 2024 il massimo storico del 53%, in risposta alle crisi in corso, ma anche come risultato di una ricalibrazione strategica di lungo termine. In termini assoluti, il budget europeo per la difesa è comunque cresciuto considerevolmente negli ultimi anni, raggiungendo nel 2023 i 204 miliardi di euro, un aumento del 25% rispetto al 2018.

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Nel 2023 gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro posizione leader, rappresentando il 64% del budget spaziale istituzionale globale. Segue la Cina, che consolida la sua posizione al secondo posto con il 12%. L’Europa, resta invece stabile all’11%, con un budget pubblico di 11,9 miliardi di euro, essenzialmente finalizzato a sostenere programmi civili, circa l’85%, in linea con una visione strategica centrata su sostenibilità, esplorazione scientifica e innovazione tecnologica. Considerando che i budget governativi dedicati allo spazio, possono risultare sottostimati per insufficienza di informazioni (vedi Cina e della Russia), per la valutazione dei pesi reciproci è ben più attendibile e “visibile”, la massa di satelliti lanciati in orbita. Scegliendo questo angolo, il posizionamento tra i major players nei dieci anni 2014-2023 appare alquanto diverso, con Usa, Cina e Russia che rappresentano rispettivamente il 33%, 32% e 22% della massa totale lanciata da programmi governativi, contro l’8% europeo. Sulla scacchiera spaziale, un dato particolarmente significativo è anche il numero di lanci orbitali: nel 2023 sono stati registrati 212 successi. Gli Stati Uniti hanno contribuito a oltre la metà di questo risultato, con 114 lanci, di cui ben 96 realizzati da SpaceX, segnando un aumento del 31% rispetto all’anno precedente. Seguono la Cina con 67 lanci e la Russia con 19. Per l’Europa, invece, il 2023 si è rivelato un annus horribilis, con la realizzazione di soli tre lanci. Questa situazione inedita riflette le conseguenze del ritiro dal mercato del vettore Ariane 5, senza che il suo successore, Ariane 6, fosse ancora disponibile, oltre ai ritardi nella messa in servizio del Vega-C.

Tuttavia, questo scenario appartiene ormai al passato. Con l’entrata in servizio di Ariane 6 nel 2024 e il ritorno operativo di Vega-C, l’Europa torna competitiva nel mercato dei lanciatori nel 2025.

Per spiegare il marcato vantaggio degli Usa nel numero di lanci orbitali, è bene riconoscere la robusta domanda interna, sostenuta da politiche e quadri legislativi che, salvo rare eccezioni, favoriscono l’utilizzo di lanciatori americani per le missioni spaziali istituzionali, comprese quelle della Nasa e del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD). Tuttavia, è soprattutto la domanda generata da Starlink, costellazione satellitare di Space X, di cui si parla molto in questi giorni, a fare la differenza. I satelliti Starlink rappresentano circa l’80% dei lanci totali di SpaceX, e soprattutto garantiscono un flusso costante di attività grazie alla continua espansione della costellazione. Per dare un’idea dei volumi, nel 2023 i satelliti Starlink hanno costituito il 70% della massa globale lanciata in orbita. Nel 2024, altri 1.868 satelliti si sono aggiunti e l’obiettivo di realizzare entro qualche anno una costellazione di circa 42,000 satelliti in orbita bassa.

Lì dove i budget istituzionali crescono, una inversione di tendenza è invece avvenuta sul fronte privato. Il 2023 è stato infatti un anno di contrazione. Gli investimenti globali nel settore spaziale hanno subito un calo del 32%, fermandosi a 6 miliardi di euro, lontani dal picco del 2021. L’Europa ha registrato una flessione più contenuta (-14%), con 980 milioni di euro raccolti. Tuttavia, emergono segnali di resilienza: startup come Isar Aerospace (155 milioni di euro), Exotrail (58 milioni) e D-Orbit (100 milioni) hanno attratto significativi capitali grazie al mix di fondi pubblici e privati. Nel 2024, si intravedono segnali di ripresa, trainati da operazioni strategiche come l’acquisizione di Intelsat da parte di Ses per 3,2 miliardi di dollari e il finanziamento di 2,54 miliardi per la rete Leo Lightspeed di Telesat.

Nel 2024, il settore privato dello spazio si trova a un punto di svolta cruciale, con dinamiche che riflettono tanto le difficoltà economiche globali quanto le straordinarie opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Gli investimenti privati, sebbene in contrazione rispetto ai picchi degli anni precedenti, continuano a sostenere iniziative strategiche di grande rilevanza. Tuttavia, l’aumento dei tassi di interesse e l’instabilità geopolitica hanno ridotto l’accesso al capitale di rischio, spingendo molte aziende a esplorare forme di finanziamento, come il debito e le partnership pubblico-private. In questo contesto, emergono differenze regionali significative: gli Stati Uniti dominano ancora il panorama degli investimenti, ma l’Europa sta rafforzando il proprio ecosistema attraverso fondi pubblici, innovazione tecnologica e iniziative collaborative, pur rimanendo limitata in scala rispetto ai suoi concorrenti globali. La Space economy, da qualunque lato la si osservi, è certamente un mondo in trasformazione: sempre più competitivo, con una moltiplicazione di attori e modelli di business, e sfide importanti da affrontare come la sostenibilità, l’accesso equo allo spazio e la gestione della congestione orbitale. Un settore però che sa mantenere le sue promesse. Non solo nelle opportunità di crescita economica, ma anche nel definire una postura che sempre di più si configura condizione necessaria di rilevanza strategica.

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