L’esperto: «Finora mai dimostrato il passaggio del virus da uomo ad animale»
L’esperto di coronavirus degli animali Canio Buonavoglia: «L’aver ritrovato un virus nel tampone nasale di un cane con ogni probabilità denota una presenza solo passiva del virus»
di Barbara Gobbi
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Trentadue milioni di animali da compagnia – tanti ne abbiamo in Italia, presenti nel 52% delle nostre case, secondo l’ultima indagine Censis – in potenziale quarantena per l’allerta da nuovo coronavirus? È uno scenario che appariva fantascientifico fino a ieri, quando gli esperti internazionali escludevano che il Covid-19 potesse infettare gli animali. Da oggi la scena cambia, o almeno è tutta da monitorare. Un cane - amico quattrozampe di una sessantenne positiva e ospedalizzata in isolamento a Hong Kong - è infatti risultato “debolmente positivo” al test e messo in quarantena per quattordici giorni. Lo annuncia il ministero dell’Agricoltura, della pesca e dell’ambiente dell’ex colonia inglese, dichiarando che estenderà la misura a tutti gli animali domestici delle persone riscontrate positive al coronavirus. Che oggi sono 94, di cui due decedute.
Il “paziente canino”
Il “paziente canino 1” sarà attentamente osservato e sottoposto a ulteriori test per capire se è infetto oppure se la positività derivi da “contaminazione ambientale della bocca e del muso del cane”, hanno fatto sapere le autorità sanitarie. E proprio questo è il tema cruciale, come rileva Canio Buonavoglia, esperto di coronavirus degli animali e docente di Malattie infettive al Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Bari in una intervista a Il Sole 24 Ore Radiocor. «L’aver ritrovato un virus nel tampone nasale e salivare di un cane che è vissuto in un ambiente infetto, soprattutto se a basso titolo e cioè in quantità molto esigua, con ogni probabilità denota una presenza passiva del virus e non una replicazione attiva come quando c’è infezione», spiega Buonavoglia. «La debole presenza del virus nell’animale - continua l’esperto ricordando come il passaggio del virus solitamente avvenga da animale a uomo e non viceversa, e poi da uomo a uomo come si sta verificando in ormai oltre 50 Paesi nel mondo - va probabilmente ricondotta alla convivenza con una persona infetta. Ma questo non significa assolutamente che l’animale presenti la malattia. Per essere ricettivo il cane dovrebbe sviluppare un quantitativo di virus notevolissimo e al momento non c’è niente che faccia ipotizzare questo tipo di situazione.
Buonavoglia: animali mai contagiati dall’uomo
Per quanto si conosce al momento - afferma ancora Buonavoglia - è da escludere che gli animali domestici siano mai stati contagiati dal Covid-19. E anche considerando l’enorme diffusione del virus in Cina, sicuramente gli esperti della sanità veterinaria delle aree dove il contagio è stato più diffuso a partire dalla città di Wuhan ce ne avrebbero dato notizia».
Il condizionale è d'obbligo però, e da oggi per la comunità scientifica internazionale e per la popolazione si apre un nuovo fronte d’allerta.
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