La partita

L’export dell’Italia verso gli Usa vale 66 miliardi. Dalla Lombardia alla Toscana: quali sono le regioni più esposte al rischio dazi

Nell’arco degli ultimi dieci anni, dal 2013 al 2022, le esportazioni italiane di beni e servizi verso il mercato statunitense, al pari dell’interscambio bilaterale, hanno fatto costantemente registrare un trend positivo, ad eccezione della flessione verificatasi nel 2020 per gli effetti della pandemia Covid

L'America di Trump, talk a Roma sul futuro delle imprese italiane

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“L’età dell’oro” degli Usa annunciata dal 47esimo presidente Donald Trump nel suo discorso di insediamento potrebbe avere delle ripercussioni negative sulle economie dei Paesi che allo stato attuale esportano verso gli Usa più di quanto importano. Il “nuovo” inquilino della Casa Bianca ha detto di considerare cruciale il riequilibrio della bilancia commerciale americana. I paesi europei «saranno soggetti a dazi» se non correggeranno gli squilibri commerciali, ha annunciato. «L’Europa ci ha trattato molto male, farò qualcosa in merito al nostra deficit commerciale con l’Ue», ha detto intervenendo in videocollegamento al World Economic Forum a Davos. «Abbiamo alcune grosse lamentele con l’Ue», ha aggiunto il tycoon.

Bilancia commerciale che, come ha ricordato l’Ispi in un recente report, è oggi in profondo rosso (per oltre 1.100 miliardi di dollari l’anno) e che è addirittura nettamente peggiorata rispetto alla posizione che faceva registrare all’inizio del primo mandato Trump nel 2017 (circa 500 miliardi di dollari di passivo). Secondo i dati Census Bureau, l’Europa vanta un attivo per il 2024 di oltre 213 miliardi. Se l’amministrazione Trump metterà in pratica la minaccia di nuovi dazi contro i prodotti europei, ha chiarito il Commissario Ue per l’Economia Valdis Dombrovskis in un’intervista alla Cnbc a margine del Forum economico mondiale, «la Ue è pronta a difendere i suoi interessi. Siamo pronti a rispondere in modo proporzionato se sarà necessario, come abbiamo fatto durante la prima amministrazione Trump». Aleggia dunque lo spettro di una guerra commerciale.

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L’Italia ha un surplus commerciale con gli Usa pari a 43 miliardi di euro

Di questi 1.100 miliardi di deficit, osserva ancora l’Ispi, circa 230 sono “imputabili” ai paesi dell’Unione europea, non lontani dai 290 miliardi “causati” dalla Cina. Per questo motivo, conclude l’Istituto per gli studi di politica internazionale, i paesi europei con il maggior surplus commerciale verso gli Stati Uniti saranno quasi certamente anche quelli verso cui Trump riserverà le maggiori critiche. La classifica vede al primo posto la Germania (80 miliardi di euro di avanzo commerciale). Sebbene sia piuttosto lontana in valore assoluto, l’Italia è terza con un surplus commerciale di 43 miliardi di euro. Se si guarda al peso dell’export italiano verso gli Stati Uniti sul Pil, secondo l’Ispi è possibile stimare che un dazio aggiuntivo del 10% verso tutto il mondo, e uno del 60% sulla Cina, avrebbero sull’Italia un effetto di contrazione economica molto simile a quello che avrebbero sulla Germania.

Nel complesso, il ricorso ai dazi da parte del nuovo presidente americano avrebbe ripercussioni sul made in Italy: gli Usa sono il terzo mercato di destinazione dei prodotti italiani, dopo Germania e Francia. I prodotti esportati negli Stati Uniti valgono 66,4 miliardi nel 2024. Stando all’Istat, nel 2023 la Lombardia era al primo posto nell’export verso gli Usa (14,4 miliardi di euro), seguita da Emilia Romagna (10,4) e Toscana (9,1 miliardi). A novembre 2024 l’ente statistico ha registrato un calo delle vendite verso gli Usa (- 11,1% su base annua).

Il precedente del primo mandato Trump

La partita commerciale si gioca soprattutto a livello europeo. L’Europa, da parte sua, si prepara a reagire alle minacce commerciali del presidente Usa. Durante il suo primo mandato, Trump aveva imposto dazi rispettivamente del 25% e del 10% sulle importazioni di acciaio e alluminio. In risposta ai dazi di Trump sull’acciaio e l’alluminio, Bruxelles aveva imposto tariffe sua serie di prodotti icona americani, quali le Harley-Davidson e il whiskey. Nel 2021, con la soluzione della disputa commerciale con gli Usa, i dazi sono stati rimossi.

Federalimentare: export in Usa corre verso 7,8 miliardi nel 2024

Por quanto riguarda i singoli settori, il 2024 potrebbe agganciare il record di sempre delle esportazioni agroalimentari made in Italy sfiorando i 70 miliardi di euro. Ma lo spauracchio di una nuova tornata di dazi rischia di offuscare il traguardo già raggiunto nei primi dieci mesi dello scorso anno con un incremento del 9% delle vendite alimentari sui mercati internazionali. Secondo un’elaborazione del Centro Studi di Federalimentare sulle statistiche diffuse dall’Istat, l’industria alimentare italiana ha registrato una quota export di oltre 47 miliardi di euro, con una crescita tendenziale del +9% sul gennaio - ottobre 2023, superiore al +8,6% segnato sui nove mesi. In accelerazione quindi. Il decollo dell’export Food si lega alle performance di molti mercati, ma in gran parte alla spinta specifica del mercato statunitense, che ha segnato un +18,4% sui dieci mesi. Piazza Usa che dovrebbe toccare perciò, a consuntivo 2024, una quota pari a 7,8 miliardi, ponendosi a ridosso della Germania, mercato estero leader da sempre dell’alimentare italiano.

Nella moda Usa terzo mercato di sbocco

Per quanto riguarda invece l’industria della moda, da gennaio ad agosto del 2024 gli Stati Uniti occupano il terzo posto nella classifica dei primi dieci mercati dell’export italiano con 3685 milioni di euro (elaborazione su dati Istat), alle spalle per pochissimo della Germania (3685). Principale mercato di sbocco è la Francia (5921 milioni). Per quanto riguarda invece i settori collegati (occhialeria, gioielleria, bigiotteria, cosmesi) gli Stati Uniti sono al secondo posto (2520 milioni di euro), dietro la Turchia (3394) e davanti alla Francia (1731).

Trend in crescita per l’export italiano, unica flessione ai tempi della pandemia Covid

Per avere un quadro dei rapporti commerciali tra Italia e Usa, possiamo ricorrere ad alcune indicazioni fornite da Info mercati esteri, il portale della Farnesina. I rapporti economici e commerciali, viene ricordato, sono un pilastro nelle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Nell’arco degli ultimi dieci anni, dal 2013 al 2022, le esportazioni italiane di beni e servizi verso questo mercato, al pari dell’interscambio bilaterale, hanno fatto costantemente registrare un trend positivo, ad eccezione della flessione verificatasi nel 2020 per gli effetti della pandemia. L’interscambio complessivo di beni e servizi è aumentato in valore del 60% dal 2013 (quando si era attestato a 73,3 miliardi di dollari). Le esportazioni italiane di beni e servizi sono quasi raddoppiate, con un aumento del 66,6%, passando da 48,3 miliardi di dollari nel 2013 a 80,5 nel 2022; quelle statunitensi sono cresciute del 47% dal 2013 (25 miliardi di dollari).

Usa terzo mercato di sbocco dell’export italiano

La crescita costante delle esportazioni italiane negli Usa fotografata dai dati statistici ufficiali forniti dalle Autorità Usa è confermata dalle serie storiche Istat, che collocano gli Stati Uniti - a partire dal 1981 - al terzo posto nella graduatoria dei Paesi di destinazione delle esportazioni italiane, all’epoca di poco superiori ai 3 miliardi di euro. I dati mostrano come le esportazioni italiane di beni sono cresciute in misura consistente negli Usa, passando da 27 miliardi di euro del 2013 a oltre 65 del 2022 (con una accelerazione del +32% rispetto al 2021). Tutti dati che potrebbero saltare all’occhio del nuovo presidente americano.

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