L’IA si fa strada nella medicina estetica, ma attenzione all’effetto innaturale
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L’intelligenza artificiale si sta facendo strada anche nella medicina estetica e nella chirurgia plastica, creando modelli basati su algoritmi che combinano effetti digitali, tratti di attrici famose e parametri ideali di bellezza. Tuttavia, il risultato non è sempre all’altezza: può emergere un viso perfetto, ma privo di anima e fascino, in una parola insignificante. Questa tendenza verso volti artificiali si è consolidata negli anni, complice anche l’esasperazione causata dai filtri dei social, che spesso generano immagini innaturali e lontane dall’autenticità.
Fortunatamente, dal 14 gennaio, Instagram ha deciso di fare un passo indietro. Meta ha disabilitato la piattaforma Spark AR, che in sette anni aveva permesso ai content creator di caricare oltre 2 milioni di filtri su Instagram e Facebook. Ora restano disponibili solo i filtri ufficiali creati da Meta, circa 140 in totale, segnando un ritorno a una rappresentazione più autentica.
«L’intelligenza artificiale può offrire un supporto tecnico e diagnostico in medicina, ma nella chirurgia estetica rischia di compromettere l’unicità e la personalità dei pazienti - spiega Paolo Santanchè, chirurgo plastico a Milano e Torino -. Ritocchi guidati dall’algoritmo, pur rispettando canoni di simmetria e perfezione, potrebbero creare risultati “belli senz’anima”. Anche i software più moderni, che simulano il risultato estetico, non riescono a cogliere l’armonia generata dai piccoli difetti che rendono un volto unico e affascinante. Compito del chirugo plastico è “dirigere” la bellezza non verso il modello del momento, ma verso la scoperta della propria unicità. Si tratta di far combaciare il più possibile l’Io corporeo con l’Io emotivo, fare in modo che l’immagine rimandata allo specchio sia quella che sentiamo dentro».
Il chirurgo estetico deve essere anche psicologo
La professione del chirurgo estetico è molto delicata, sollecitato dalle difficoltà altrui, deve prima di tutto ascoltare cercando di capire le turbe provocate dal disagio fisico. «La bellezza è un’alchimia che va oltre la tecnica, comprendendo fattori artistici, psicologici e interpretativi – continua Santanchè -. Il chirurgo, quindi, deve andare oltre le richieste immediate del paziente, ascoltandolo e guidandolo verso soluzioni adatte e non solo tecnicamente perfette, deve essere anche uno psicologo. Le scorciatoie offerte dall’AI possono spingere verso omologazione e promesse irrealistiche, causando insoddisfazione nei pazienti e possibili conseguenze medico-legali. L’esperienza e la sensibilità umana restano, dunque, fondamentali per il successo in questo ambito. Un tempo i pazienti si presentavano con la foto di un attore o di un’attrice chiedendo di avere il suo naso o il suo mento.

