L’improvvisazione teatrale può insegnare molte cose alle aziende
Il risultato viene dalla capacità di mettersi in gioco e accettare ciò che non necessariamente è partito da noi, ma che noi possiamo rendere unico
di Giovanna Prina *
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Il mondo del teatro “classico” è stato spesso utilizzato nelle sessioni di formazione: aiuta a far comprendere il concetto di ruolo (dal latino rotulus, ossia il rotolo di carta dove era scritto il copione) e a far capire come la nostra interpretazione possa dare vita al medesimo personaggio in modi differenti. È stato spesso anche utilizzato per mettere a fuoco il ruolo della regia e di come il regista può aiutare gli attori a dare il loro meglio nelle loro parti e come gruppo.
Il mondo dell'improvvisazione teatrale invece è rimasto un po’ più in disparte nelle aziende. La parola improvvisazione e il fatto di recitare senza alcun copione ma partendo solo da uno spunto dato dal pubblico, frena in qualche modo le aziende a considerarlo uno strumento per l’apprendimento. Come se la parola improvvisazione fosse sinonimo di “impreparazione”: improvvisa chi è guidato dalla necessità di inventarsi qualcosa quando si trova davanti a domande o situazioni che altrimenti non saprebbe gestire.
Invece l’improvvisazione teatrale può regalare alle aziende e ai loro leader un’enorme ricchezza in termini di competenze e capacità.Si basa infatti su un principio chiamato: “Si! E…”, ossia “Si, mi piace il tuo spunto e lo voglio ampliare”, che raccoglie le abilità di ascolto, accettazione e valorizzazione dell’altro.
Seguendo questo principio, un attore di improvvisazione teatrale riesce a fare bene il suo lavoro e a creare uno spettacolo di valore solo se ascolta con attenzione gli stimoli che arrivano dai suoi colleghi in scena. Non avendo una storia precostruita da seguire, ma dovendola creare insieme ai propri compagni attori, il primo importantissimo passo che deve fare è ascoltare le loro proposte, capire cosa pensano di fare. E lo deve fare con un ascolto reale, ossia con un ascolto finalizzato a capire cosa l’altro vuole e può fare, non finalizzato a verificare se la sua prima idea si sposa con quelle degli altri o a come fare per incastrarla. L’attore di improvvisazione accetta di entrare in scena con un’idea che è comunque pronto a cambiare o addirittura a dimenticare e abbandonare, se capisce che con le idee dell’altro non ha nulla a che fare.
E qui arriva la seconda capacità chiave dell'improvvisazione: l’accettazione. Fare bene improvvisazione significa accettare le idee e gli spunti dell’altro. Senza giudizio e senza valutazione. “La mia idea è buona come la tua: stiamo improvvisando e il nostro obiettivo è costruire una storia che regga, che diverta e interessi il pubblico, che sia bella da ascoltare e che abbia un senso. Se la tua idea può fare questo, io la prendo, la faccio mia e faccio in modo di arricchirla”.

