L'indipendenza delle banche centrali è ancora necessaria?
La politica economica è un po' come il calcio, meno ne sai più ne parli: in questo errore incorre di tanto in tanto anche familyandtrends
di Bernardo Bertoldi
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La politica economica è un po' come il calcio, meno ne sai più ne parli: in questo errore incorre di tanto in tanto anche familyandtrends; ma non ci si poteva esimere da un argomento che dimostra come l'economia italiana precorra i tempi di quella mondiale dai tempi della creazione delle banche a Firenze. Il debito pubblico italiano, infatti, è stato “espanso” ben prima che arrivasse il QE e la politica espansiva della Fed e della BCE. Le politiche fiscali a supporto dell'occupazione, le assunzioni pubbliche e le sovvenzioni varie della Prima Repubblica possono essere considerati gli antenati di molte politiche attuali di Biden. Non ci sarebbe da stupirsi se, al permanere dell'inflazione, qualche illuminato economista americano o qualche sofisticato comitato europeo proponesse di introdurre la scala mobile.
In Italia, quel periodo di bonanza della politica finanziaria e fiscale ebbe fine nel 1981 con un breve scambio di lettere tra il ministro Andreatta e il governatore della Banca d'Italia Ciampi. Andreatta iniziava dicendo: “ho da tempo maturato l'opinione che molti problemi di gestione della politica monetaria siano resi più acuti da un'insufficiente autonomia della condotta della Banca d'Italia nei confronti delle esigenze di finanziamento del Tesoro.”; Ciampi rispondeva: “rispondo alla Sua lettera del 12 febbraio, le cui linee di ragionamento mi trovano sostanzialmente d'accordo. A conclusioni similari ero pervenuto nel preparare la conferenza del 16 febbraio all'Associazione Nazionale di Banche e Banchieri”. Con due semplici lettere e capacità di visione politica ed economica, i due statisti cambiarono il futuro del nostro Paese, con ogni probabilità in meglio.familyandtrends si chiede se al sistema economico mondiale servano oggi due letterine tipo le nostre del 1981, in base alle seguenti considerazioni:
1Nei primi due anni di pandemia, i governi mondiali hanno avviato stimoli fiscali per 10,8 TR$, i.e. 10% del PIL globale. Una risposta forse necessaria, certamente di dimensioni enormi (eccessive?). Negli USA, almeno, l'ammontare e la velocità di esecuzione dello stimolo ha generato inflazione. La guerra russo-ucraina sta mantenendo forte il focolare dell'inflazione e non va dimenticato che fu la guerra del Vietnam il focolaio per l'epopea inflattiva degli anni 70-80.
2Come ha detto Paul Volcker, il banchiere centrale che l'inflazione (quella vera) l'ha debellata: “non ci vuole un corso di economia avanzato per capire che l'inflazione a qualcosa a che fare con troppi soldi in giro”. Lo è anche in questo caso. I soldi necessari per gli stimoli fiscali sono stati ottenuti dai governi emettendo obbligazioni sottoscritte dalle Banche Centrali. Le banche centrali di Usa, Europa, Gran Bretagna e Giappone hanno sottoscritto nello stesso periodo 9 TR$. Tutte queste banche centrali possiedono dai tempi dei primi QE una crescente quota del debito pubblico e presso alcuni stati, compreso il nostro, hanno comprato più debito di quanto ne sia stato emesso in totale. La FED tra marzo e giugno del 20 ha creato più riserve di quante ne abbia create nei primi cento anni della sua storia. La BCE possiede il 28% del debito pubblico italiano, i.e. circa il 40% del PIL.
3.Oltre a sottoscrivere tutto il debito pubblico necessario per le politiche fiscali, le banche centrali stanno pian piano ampliando il loro ambito di intervento. In Nuova Zelanda la banca centrale ha come obiettivo la stabilità del prezzo delle case. Christine Lagarde ha dichiarato la necessità di considerare il cambiamento climatico nelle scelte della BCE. La People Bank of China è da sempre uno strumento di politica economica. Si sta assottigliando il confine tra sottoscrivere debito per le politiche fiscali definite dal governo e definire direttamente le politiche fiscali.


