Il graffio del lunedì

L’Inter sorpassa il Napoli e l’Atalanta torna in corsa. Juventus sola al quarto posto

Il portiere dell’Inter, lo spagnolo maglia n. 13,  Josep Martínez para una palla  durante la partita di calcio della Serie A italiana tra Inter e Genoa allo stadio San Siro di Milano il 22 febbraio 2025. (Photo by Piero Cruciatti / AFP)

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Se non ci fosse l’Atalanta, che a suon di gol si riscrive alla corsa al titolo, portandosi a tre lunghezze dall’Inter e due dal Napoli, lassù in vetta si va avanti piano. Molto piano.Una specie di corsa delle tartarughe, dove l’unica cosa veramente importante è non cadere.

Il Napoli, superato per 2-1 dal Como, lascia il comando all’Inter che sabato aveva battuto il Genoa con uno striminzito 1-0 (testa di Lautaro) che certo non resterà scolpito nella memoria collettiva nonostante la splendida traversa colpita da Barella (23esimo legno stagionale per l’Inter, segnalano gli statistici).

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Eppure, tanto basta alla squadra di Inzaghi per realizzare quel sorpasso anelato da mesi. Un sorpasso però tra maratoneti stanchi. Anche se il più stanco è quello napoletano che, dopo tre pareggi consecutivi, finisce nella polvere proprio a pochi giorni dallo scontro diretto con la nuova capolista. La prossima sfida al Maradona diventa uno snodo quasi decisivo per la corsa al titolo. L’Inter, pur non brillantissima, ci arriva sull’abbrivio del sorpasso e con la sensazione di poter dare un’altra potente sgommata verso un nuovo scudetto. Il Napoli, invece, in cinque giorni deve ritrovare sé stesso. E non sarà facile. A Como, pur giocando una partita intensa, ha evidenziato le ruggini che da un mese si porta appresso.

In versione 3-5-2 con Raspadori a fianco di Lukaku, e Biling al posto di Anguissa, il Napoli è andato sotto dopo soli sette minuti per una svarione difensivo di Rrahmani. Anche il pareggio di Raspadori, bello come esecuzione, è però propiziato da un errore difensivo.

Nella ripresa i cambi di Conte (Anguissa per Biling e Simeone per Lukaku) non danno la scossa sperata, mentre l’ingresso di un’altra punta come Cutrone rivitalizza i padroni di casa che raggiungono il 2-1 con un bel destro di Diao.

Che dire? Perdere a Como in altre circostanze non sarebbe stato uno scandalo. Diventa invece un motivo di allarme in un momento così importante. Ritrovarsi con un punto in meno prima della sfida con l’Inter è un handicap pesante, anche psicologicamente. “Ci è mancata la cattiveria e la fame” osserva Conte per spiegare la sconfitta. In parte è vero, come è vero che comincia a pesare anche l’uscita di Kvratskhelia, pezzo da novanta mai degnamente sostituito

L’Inter non brilla, però è ancora in corsa per la Champions e ora capolista in campionato. E anche se alcuni nerazzurri vanno a scartamento ridotto (Bastoni, Dimarco, Calhanoglu), il gruppo di Inzaghi è comunque in crescita. Il contrario dei partenopei che in quattro partite hanno racimolato appena tre punti. Con una rosa meno competitiva, e un Lukaku non incisivo, Conte non vive un momento facile. In questo senso va interpretato il suo elogio della resilienza. “Le grandi squadre - ha detto - diventano tali attraverso la capacità di resistere alle avversità” Nobili parole che però bisognerà poi ritradurre sul campo. Specialmente sabato prossimo con l’Inter.

Chi invece ritrova brio e determinazione è l’Atalanta. Data troppo presto per morta è invece rinata a Empoli dove ha vinto con un fragoroso 5-0. Una manita che suona come un potente avviso alla coppia di testa: cari amici, forse vi eravate distratti, ma la corsa al titolo non è solo cosa vostra, ammonisce la Dea, tornata serena dopo la burrasca dei giorni scorsi quando Gasperini, con un discorso un po’ sibillino, ha avvisato che la sua avventura con l’Atalanta sta per finire. Un colpo a sorpresa arrivato dopo l’imbarazzante scontro con Lookman per la famosa questione del rigore (sbagliato) che non avrebbe dovuto battere lui. Eppure, nonostante queste premesse, rincarate da Luca Percassi poco prima della gara di Empoli (“Se Gasperini vuole andare via ce ne faremo una ragione…”), nonostante queste premesse l’Atalanta come un vento di tramontana ha spazzato via i toscani. Strani miracoli del calcio. A partire dalla doppietta di Lookman e dai gol di Retegui e Zappacosta. L’autorete di Gyasi ha completato la cinquina orobica. Vero che l’Empoli, al quarto ko consecutivo, non vince dall’otto dicembre scorso, però il segnale agli altri competitor per lo scudetto è chiaro: la Dea è tornata.

Uscita dall’Europa, l’Atalanta può infatti concentrarsi esclusivamente sul campionato. L’Inter è a 3 punti, il Napoli a due. Tutto è ancora possibile. Perfino che tra i due litiganti in vetta, il terzo a godere sia l’Atalanta.

Un’altra che riprende a sorridere, dopo l’eliminazione dalla Champions, è la Juventus. A Cagliari (0-1) trova la sua quarta vittoria consecutiva. Una vittoria che le permette, superando la Lazio, di raggiungere il quarto posto (49 punti) in solitaria. Un quarto posto che vuol dire Champions. Protagonista della serata, è stato Vlahovic in campo fin dall’inizio e autore al 12’ della rete decisiva. Una buona prova, quella dei bianconeri, che nel primo tempo avrebbero potuto arrotondare il successo chiudendo la partita. Mentre nella ripresa, come spesso accade alla Juve, c’è stato un calo comunque ben gestito dalla difesa. Vlahovic, per una spinta in area, reclama giustamente un rigore non fischiato dall’arbitro e chissà perchè non considerato neppure dal Var.

Notizie poco confortanti invece per la Lazio (quinta a 47 punti) fermata sullo zero a zero dal Venezia. Ancora peggio la Fiorentina (sesta, a quota 42). Battuta(1-0) dal Verona fa i conti con la terza sconfitta consecutiva e con il brutto infortunio di Kean portato fuori in barella per un trauma cranico. Siccome se qualcosa va male, sicuramente andrà anche peggio, il gol del Verona è arrivato al 95’, siglato dal carneade Bernede, centrocampista francese arrivato in extremis dal mercato di gennaio. Esultano naturalmente i veneti che, pur avendo la difesa più battuta del campionato, spiccano un bel salto per la salvezza.

Per i viola è invece un momento critico. Lo stesso Palladino, come tanti suoi colleghi, comincia ad avere qualche problema di panchina.

Scendendo in picchiata troviamo il Milan (settimo a 41 punti ). Del Milan, battuto dal Torino per 2-1, ormai non sappiamo più cosa dire. Ha una ostinata vocazione all’autolesionismo. Sembra di essere al circo quando arrivano i clown. Dopo l’eliminazione dall’Europa, il nostro povero Diavolo si becca un altro schiaffo dai granata che vincono grazie alle clamorose cappelle difensive dei rossoneri e al rigore sbagliato da Pulisc.

Sul banco degli imputati sale questa volta il portiere Maignan, reo in uscita d’aver colpito con un tiro maldestro la faccia di Thiaw provocando un’autorete alla Ridolini. Gli unici a non ridere però sono stati i tifosi rossoneri, stanchi di una società che dopo tanti mesi (e due allenatori), non è riuscita ancora a trovare il bandolo della matassa. Conceicao, furioso, ha detto che pur di arrivare al quarto posto è disposta a dormire sempre a Milanello. Auguri. Gli servirà qualche tisana. L’impressione però è che, nonostante l’alto livello qualitativo della rosa, nel Milan manchi un’anima, un leader, che ricompatti una squadra senza cuore. Troppi cambiamenti, troppe rivolgimenti. Se i migliori del gruppo (Maignan, Hernandez e Leao) sono tra i peggiori, un motivo ci sarà. Magari potrebbe dircelo Ibrahimovic.

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