Lettera al risparmiatore

L’obiettivo di Seco: duplicare entro il 2025 la capacità produttiva

Focus. Il gruppo punta sull'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nei micro computer. La nuova strategia nell'M&A e il rischio della frenata economica

di Vittorio Carlini

5' min read

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Da una parte incrementare la capacità produttiva. Dall’altra, dal 2024 (salvo eccezioni ad oggi non previste), sfruttare nuovamente la leva della crescita per linee esterne. Il tutto proseguendo l’impegno sull’innovazione tecnologica, soprattutto nell’Artificial intelligence (Ai). Sono tra le priorità di Seco a sostegno dell’attività.

La base produttiva

Già, l’attività. Una priorità, per l’appunto, è l’allargamento della base produttiva. Il gruppo, in primis, ha realizzato la nuova sede in Cina a Hangzhou. Poi: da un lato, a settembre, verrà inaugurata un’altra linea produttiva ad Amburgo (Germania); dall’altro, nel 2024 ci sarà, sempre in Germania, il rafforzamento della struttura di Wuppertal. Infine, per il 2025, è previsto l’incremento dell’impianto in quel di Arezzo. L’impegno è rilevante. In generale gli investimenti capitalizzati (sia su asset tangibili che intangibili), in cui vengono compresi gli esborsi per le operazioni sulla capacità produttiva, sono stimati, nel 2023, a circa 20 milioni. Successivamente, nei due esercizi a seguire, i Capex dovrebbero rispettivamente rimanere sempre intorno a 20 milioni. L’obiettivo complessivo? Quello, entro il 2025, di raddoppiare la capacità produttiva del gruppo.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Le linee esterne

Ma non è solo questione di impianti produttivi. Altra linea strategica che rimane sul tavolo è quella dell’M&A. Nel 2022, al di là dell’acquisizione del ramo d’azienda all’interno dell’operazione con Camozzi digital, Seco non ha realizzato alcuno shopping. Una situazione che, finora, è confermata nello stesso 2023. Il programma, però, è quello di riavviare il motore dell’M&A. Presumibilmente, salvo mosse in anticipo ad oggi non previste, nel 2024. La società ha approvato nell’Aprile scorso una ricapitalizzazione per complessivi 65 milioni (la prima trance da 56,3 milioni è già stata completata). Si tratta di un “capital increase” il quale, da una parte, serve a ridurre la stessa leva debitoria; e, dall’altra, fornisce finanze anche, e soprattutto, per le acquisizioni. Operazioni straordinarie che dovrebbero concretizzarsi, per l’appunto, a partire dall’anno prossimo. Il focus, su questo fronte, riguarda in particolare gli Stati Uniti. In quel Paese Seco valuterebbe realtà, già profittevoli, per acquisire quote di mercato nell’ambito dell’edge computing.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Innovazione e ricerca

Fin qui alcune considerazioni sul possibile futuro M&A e sulla base produttiva. Rimane, tuttavia, per la società rilevante la stessa ricerca e sviluppo. Seco, in media l’anno, investe nell’R&D l’8-10% del fatturato. Si tratta di uno sforzo importante il quale, al fine di essere meglio compreso, richiede di rammentare l’oggetto sociale del gruppo. L’azienda, in linea di massima, divide il business in due aree. Il Software as a service (Saas) e l’Edge computing. Quest’ultimo settore, il più rilevante come giro d’affari, è appannaggio essenzialmente della realizzazione di computer miniaturizzati (edge computer). Cioè: micro calcolatori,più comunemente, inseriti in soluzioni complesse, spesso con interfaccia uomo-macchina, che fanno parte del prodotto del cliente stesso (dai tapis roulant fino ai distributori automatici di cibi); oppure nano pc usati da soli (con elevato livello di standardizzazione). Al secondo settore, invece, (essenzialmente la piattaforma Clea) si riconducono soluzioni software che, anche grazie all’Ai, sono capaci, da un lato, di raccogliere dati e interpretarli in locale; e, dall’altro, permettono la gestione dei medesimi al cliente. Ebbene, in un simile contesto, lo sforzo nell’R&D, riguardo ad esempio l’edge computing, è rivolto, in collaborazione con i partner tecnologici, alla realizzazione di soluzioni tecnologiche sempre più miniaturizzate, con maggiore risparmio energetico e incremento della potenza computazionale. Oltre a ciò, ovviamente, altro fronte è quello dell’Intelligenza artificiale. Qui l’impegno, non solo dell’innovazione, si articola, a ben vedere, su tre livelli: lo stesso edge computing, il mondo di Clea e i servizi per l’Ai. Rispetto al primo livello può ricordarsi la partnership con Axelera. Un accordo che permette di sviluppare chip, per il “processing” dell’Ai, che saranno inseriti nei micro computer di Seco. Riguardo, invece, al mondo di Clea sono stati previsti, tra le altre cose, dei “contenitori” dedicati proprio alle soluzioni di Artificial intelligence. Infine: con riferimento ai servizi può ricordarsi il nuovo prodotto, che a breve sarà lanciato sul mercato, chiamato Studio X. Questo, grazie all’Intelligenza artificiale, consente all’utente di una macchina complessa, comprendendone tutte le funzionali e problematicità (cosiddetto trouble shooting), di aumentarne l’efficienza e la produttività.

LA DINAMICA DELL'EBITDA NORMALIZZATO

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Nuove regole e Ai

Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Il risparmiatore rimarca che le recenti normative, soprattutto nel Vecchio continente, hanno previsto una limitazione all’uso dei dati digitali, sia a tutela della privacy che della sicurezza. Si tratta di una condizione che rischia di contenere l’uso degli stessi dati da parte di chi sfrutta le soluzioni di Seco. Il che può impattarne il business. La società rigetta il timore. Il gruppo ricorda che i limiti indicati sono riferiti in particolare al mondo del consumatore finale. Vale a dire il cosiddetto: B2C. Seco però, è l’indicazione, è attivo principalmente nell’ambito del B2B. Di conseguenza, l’azienda non vede particolari problemi sul tema in oggetto. Al di là di ciò, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che proprio rispetto all’Ai, su cui l’azienda punta molto, sono in via di definizione norme che possono contenerne lo sviluppo. Vero, dice Seco la quale, però, sottolinea: in primis la visione, attualmente, più restrittiva pare concretizzarsi in Italia. In altri Paesi, al contrario, l’approccio è meno negativo. Non solo. Si tratta, dice sempre Seco, di nuova tecnologia e di un settore agli albori. Il suo utilizzo, a fronte delle enormi potenzialità, è finora estremamente limitato. Quindi, conclude il gruppo, al di là di eventuali nuovi norme, lo spazio per crescere è molto vasto.

LA DINAMICA DEL DEBITO NETTO

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Frenata economica

Sennonché il risparmiatore, mutando l’oggetto della discussione, volge lo sguardo verso la variabile macroeconomica. L’indicazione è che, in Europa ma non solo, è molto probabile l’arrivo di una frenata nell’economia. La Germania, ad esempio, è entrata in recessione tecnica. Si tratta di un contesto che può limitare la domanda da parte del clienti di Seco.

Il gruppo, pure consapevole della situazione, invita ad un’analisi articolata. Dapprima, viene sottolineato, la società comunque cresce: nel primo trimestre del 2023 i ricavi sono saliti del 27,7% mentre l’utile netto adjusted è aumentato a 4,5 milioni. Inoltre Seco professa serenità perché, se è pure vero che si notano prospetticamente dei segnali di rallentamento della domanda, l’azienda è inserita in un settore dove la spinta verso l’automazione e digitalizzazione dell’economia (e non solo) è una dinamica strutturale. Con il che le imprese, nel loro complesso, mantengono gli investimenti. Quegli investimenti da parte della nuova, e vecchia, clientela che -conclude l’azienda -consentono di avere una buona visibilità sui ricavi del 2024 e anche 2025. Ciò detto, quali allora le prospettive sull’intero 2023? Seco, riguardo all’esercizio in corso, stima un’importante crescita dell’Ebitda adjusted rispetto al 2022. Una dinamica cui dovrebbero contribuire un po’ tutte le aree geografiche.

Sotto quest’ultimo aspetto va rimarcato che, al 31/3/2023, i ricavi erano così divisi: l’Emea e gli Usa pesano rispettivamente per il 78 e 13%; l’Apac e il resto del Mondo, invece, hanno ciascuno generato l’8 e l’1% del fatturato. Ebbene: al netto della volontà di crescere in valore assoluto in tutti i mercati, il gruppo indica che, nel medio periodo, la ripartizione percentuale del fatturato rimane, più o meno, la medesima.

È cambiato invece, sempre alla fine del primo quarter del 2023, l’ammontare del Capitale circolante netto. La voce patrimoniale in oggetto è salita, soprattutto a causa del rialzo dei crediti commerciali. Un trend che, al risparmiatore, può fare ipotizzare il peggioramento della qualità del credito aziendale. Il gruppo non condivide la considerazione. La dinamica, viene spiegato, è da una parte l’effetto della crescita del business; e, dall’altra, del mix dei ricavi legato al periodo in oggetto. Prova ne sia della tranquillità della situazione su questo fronte, aggiunge infine Seco, che la media dei giorni di pagamento è pari 90. Vale a dire: un valore che è in linea con la serie storica della società.

Per approfondire

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