L’obiettivo di Tamburi: maggiori investimenti in società non quotate
Strategia. Focus anche su innovazione e aziende aggregatrici. La quotazionedel titolo è inferiore al valore degli asset in portafoglio. Il nodo recessione
di Vittorio Carlini
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Da una parte: aumentare gli investimenti, e le partecipazioni, nelle società non quotate. Dall’altra: spingere l’esposizione nell’ambito delle realtà innovative. Sono tra i focus di Tamburi investment partners (TIP), di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.
Già, il business. TIP è un gruppo indipendente che, al di là dell’attività di consulenza, investe, direttamente e tramite club deal (accordi tra imprenditori privati), in quote di minoranza di società quotate e non. L’orizzonte temporale dell’investimento è di medio-lungo periodo e la strategia, in linea di massima, è affiancare imprenditore e/o manager della realtà partecipata, sostenendoli attivamente (ad esempio rispetto all’M&A) nel progetto di crescita ed espansione. Con riferimento alle dimensioni dell’investimento, o alla tipologia del target, il gruppo sfrutta diversi veicoli societari. Così, oltre alla stessa TIP e a TIPO, può ricordarsi che, per le start up nel digitale e nell’innovazione, c’è StarTIP; rispetto, invece, a target con più di 200 milioni di ricavi e un equity per l’operazione oltre 70 milioni, è previsto l’intervento di Asset Italia (di cui TIP ha più del 20%). Non solo. Dalla fine del 202o è stata costituita Itaca Equity (TIP ha la quota del 16,6%). Questa è attiva in operazioni con realtà in difficoltà finanziarie o che richiedono turnaround organizzativi/strategici.
Le non quotate
Ciò detto un focus del gruppo è, per l’appunto, l’incremento degli investimenti, e delle partecipazioni, nelle società non quotate. A ben vedere, il maggiore sforzo sulle aziende che non hanno i titoli scambiati in Borsa non è di oggi. Tra il 2015 e il 2022 il gruppo ha direttamente investito circa 1,561 miliardi. Di questi: ben 917 milioni sono stati indirizzati proprio sulle cosidette private companies, e “solamente” 644 nelle listed companies. Non solo. Anche confrontando la divisione del portafoglio degli investimenti, su diversi momenti temporali, si nota l’impegno riguardo alle non quotate. Così ad esempio, al 13/11/2020 il breakdown degli asset in portafoglio è il seguente: le grandi e medie capitalizzazioni quotate pesano rispettivamente per il 47 e 23%; le azioni proprie/liquidità investita/consulenza valgono il 16 % mentre le società non quotate incidono per il 12%. Il mondo start up, infine, si assesta al 2%. Nell’ultima presentazione (ottobre 2022) la ripartizione, invece, è la seguente: le listed large e mid cap pesano complessivamente il 64%; Treasury shares/cash invested/ advisory e Start Up vantano, invece, il 12 e 3%. Le Unlisted companies, infine, arrivano al 21%. In altre parole: i numeri descrivono l’incremento del peso delle società non quotate in portafoglio. Certo: l’andamento può risentire della realizzazione, o meno, di singole operazioni. E, tuttavia, TIP da un lato sottolinea come, a fronte del suo approccio prudente nella stima del valore d’impresa delle società non quotate, quest’ultime dovrebbero fin’anche avere un peso maggiore sul portafoglio; e, dall’altro, afferma che l’obiettivo è comunque d’incrementare gli investimenti sulle unlisted companies.
Il target ha, tra gli altri, la finalità di rendere meno replicabile il portafoglio. Cioè: se tutte le società in cui TIP è investita fossero quotate, il risparmiatore potrebbe direttamente esporsi ai diversi titoli senza acquisire le azioni di TIP (per il tema dello sconto sul Nav si veda box sotto i grafici). Il che, evidentemente, è un fatto che si vuole evitare. Inoltre, in linea con la strategia generale del gruppo, la volontà è quella di trovare imprese private eccellenti - con potenzialità ma ancora sottocapitalizzate - ed accompagnarle verso la Borsa. Di modo che possano, poi, trovare ulteriori forme di finanziamento. La platea di potenziali target, è l’indicazione, è piuttosto ampia. Sennonché, viene sottolineato, è più difficile, rispetto alle società quotate, riuscire a convincere simili realtà della bontà del progetto.
Settori ed innovazione
Ciò detto, quali i settori, sia per le private che listed companies, cui TIP guarda con maggiore interesse? La buotique d’affari ribadisce l’attenzione ai settori di lusso, abbigliamento, design e food. Inoltre lo sguardo continua ad essere indirizzato verso il comparto della tecnologia (ad esempio meccanica di precisione) e dell’innovazione. Quell’innovazione che, peraltro, è un importante focus del gruppo. Su questo fronte deve, ovviamente, ricordarsi anche l’impegno di StarTip. Il veicolo societario in oggetto è specializzato sulle start up. Qui, però, la società non investe direttamente nei cosiddetti early stage. Cioè: aziende che hanno solo il business plan. Si tratta di un’operatività troppo particolare, e richiosa, la quale è “demandata” allo specialista Digital Magics (incubatore digitale in cui StartTIP ha investito circa 10 milioni). Il gruppo indipendente interviene, invece, in società che, seppure ancora non redditizie, generino del fatturato. Tra le altre: DoveVivo (circa 18 milioni con i club deal) o Talent Garden (intorno a 34 milioni sempre con i family office). A fronte di ciò quali le prossime mosse nel settore? In primis si guarda, ma questa è un caratteristica trasversale a tutti i comparti, a società in grado di essere aggregatrici nel loro settore. E, poi, si punta a realtà che completino il portafoglio dell’innovazione. Un esempio? L’acquisizione, nell’aprile del 2022, del 28,5% di Simbiosi, attiva nelle soluzioni tecnologiche per l’agricoltura sostenibile ed il risparmio energetico.



