L’Olanda premia ancora Rutte, boom dei liberali europeisti
Premier avviato a un quarto mandato dopo il voto per rinnovare il Parlamento, tra stringenti misure anti-Covid. La sopresa è però il partito D66
di Michele Pignatelli
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I punti chiave
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Vittoria annunciata per il premier olandese uscente Mark Rutte, con il suo partito liberalconservatore Vvd che si conferma primo in base a una proiezione basata sull’88,5% dei voti scrutinati, guadagnando due seggi rispetto alla precedente legislatura: 35 contro 33.
Il boom dei liberali europeisti
Ma la vera sorpresa è il balzo del partito liberaldemocratico D66, che guadagna cinque seggi, sale a 24 e diventa saldamente secondo nella Tweede Kamer, la Camera bassa del Parlamento olandese, 150 seggi in tutto.
Merito con tutta probabilità della sua leader, Sigrid Kaag, vero e proprio astro nascente della politica olandese. Cinquantanove anni, ministra del Commercio estero e della cooperazione allo sviluppo nell’ultimo gabinetto, prima di approdare alla politica, tra il 2015 e il 2017, era stata coordinatrice speciale Onu per il Libano. Parla arabo, ha un marito palestinese e una visione cosmopolita ed europeista, in contrasto con l’euroscetticismo delle destre e l’europeismo quanto meno tiepido o utilitaristico di Rutte.
Nel dibattito finale tra i leader, martedì sera, ha insistito su come l’Europa e l’euro siano cruciali per gli interessi olandesi e sottolineato come, in quanto piccolo Paese, l’Olanda possa «avere più influenza geopolitica insieme agli altri», soprattutto Francia e Germania. Al leader populista del Pvv Geert Wilders ha detto chiaro e tondo che le sue argomentazioni in materia di Islam suonano «come un disco rotto».
Wilders in calo, risale la destra di Baudet
Proprio la destra xenofoba di Wilders registra, stando alle proiezioni, una battuta di arresto, passando dal secondo al terzo posto e perdendo tre seggi (17 contro 20). Riguadagna invece terreno a sorpresa (8 seggi in tutto) il Forum per la democrazia (FvD) di Thierry Baudet, l’altra formazione di estrema destra che nel 2019 era arrivata a superare Wilders ma sembrava implosa dopo l’emergere della sua anima più estremista e la fuga di alcuni suoi esponenti. Il Forum ha puntato tutte le sue carte su teorie complottiste sul Covid e sulla contestazione delle misure restrittive imposte dal governo: una strategia che sembra aver dato frutto.

