Libano in fiamme

L’operazione che ha ucciso il capo di Hezbollah e gli scenari che si aprono in Medio Oriente

Nasrallah morto sotto le bombe israeliane su Beirut. Imprecisato, ma molto alto, il numero di vittime. L’Iran: «Sangue che non resterà impunito». E Netanyahu prepara l’offensiva di terra

 Majid Asgaripour/WANA (West Asia News Agency) via REUTERS

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Hassan Nasrallah è morto. La conferma è arrivata ieri mattina. Con uno stringato comunicato le forze di Difesa israeliane (Idf) hanno annunciato la morte del leader di Hezbollah, il movimento sciita libanese alleato dell’Iran, avvenuta la sera di venerdì in quello che sarà ricordata come uno dei più grandi bombardamenti nella storia del Medio Oriente.

L’operazione militare

Dieci F15 dello squadrone 69 delle forze aeree israeliane (Iaf), hanno scaricato decine di bombe di profondità anti-bunker (si parla di 80 tonnellate di esplosivo), radendo al suolo nell’arco di pochi minuti sei palazzi nel cuore di Dahiye, la roccaforte di Hezbollah, e penetrando nei bunker sotterranei dove era in corso una riunione dei vertici militari di Hezbollah presenziata dal suo leader, Nasrallah. Poche ore dopo anche il Partito di Dio (il significato della parola araba Hezbollah) ha confermato la morte di Nasrallah, 64 anni, da 32 a capo della milizia più potente sostenuta dall’Iran. Insieme a lui è stato ucciso anche Abbas Nilfrusha, il vicecomandante delle operazioni dei Guardiani della Rivoluzione iraniana.

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Si conoscono quasi tutti i nomi dei comandanti di Hezbollah uccisi, non si conosce ancora il numero delle vittime civili provocate dai bombardamenti. Ma il bilancio è sicuramente gravissimo. Fonti israeliane stimano in circa 300 le persone morte sotto le macerie, di queste oltre la metà potrebbero essere civili. Negli ultimi 10 giorni di bombardamenti, le vittime libanesi (inclusi i miliziani) sarebbero state più di 700.

La posizione degli Stati Uniti

«Gli Stati Uniti sostengono pienamente il diritto di Israele di difendersi contro Hezbollah, Hamas, gli Houthi e qualsiasi altro gruppo terroristico supportato dall’Iran» ma «alla fine, il nostro obiettivo è la de-escalation dei conflitti in corso sia a Gaza che in Libano attraverso la diplomazia», ha detto il presidente americano Joe Biden , definendo la morte di Nasrallah «una forma di giustizia» per le molte vittime che ha causato. «Nasrallah e il gruppo terroristico che ha guidato, Hezbollah, sono stati responsabili della morte di centinaia di americani in oltre quattro decenni di terrore».

Incognita Iran

Poco dopo l’operazione su Beirut Ali Khamenei, massima autorità nonché guida spirituale della Repubblica islamica dell’Iran, è stato portato in un luogo sicuro dai Guardiani della rivoluzione. Dopo aver decretato cinque giorni di lutto nazionale (in Libano il Governo ne ha annunciati tre), Khamenei ha avvertito che il sangue di Nasrallah «non rimarrà impunito» ed ha invocato l’unità di tutti i musulmani contro Israele. «Possiamo inviare truppe in Libano per combattere contro Israele, proprio come abbiamo fatto nel 1981» ha detto l’ayatollah Mohammad Hassan Akhtari, vicepresidente dell’Iran per gli affari internazionali.

Una mossa che, se adottata (cosa tutt’altro che scontata), verrebbe probabilmente considerata da Israele alla stregua di una dichiarazione di guerra. «Chiunque ci colpirà, lo colpiremo. Non c’è posto in Iran o in Medio Oriente che il lungo braccio di Israele non possa raggiungere, e oggi sapete già quanto ciò sia vero. Siamo determinati a continuare a colpire i nostri nemici», ha dichiarato ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu di ritorno da New York. Netanyahu ha così motivato la sua decisione di approvare l’operazione: «L’eliminazione di Nasrallah favorisce il ritorno dei nostri residenti alle loro case nel nord, e promuove anche il ritorno dei nostri rapiti: più Hamas e Yahya Sinwar vedono che Hezbollah non verrà a salvarlo, maggiori saranno le possibilità del ritorno degli ostaggi».

Ieri i raid aerei israeliani sulla capitale del Libano e su altre aree del Paese sono continuati per tutto il giorno. Tra le vittime illustri, il vicepresidente del Consiglio esecutivo di Hezbollah, Sheikh Nabil Qaouk, e Hassan Khalil Yassin, comandante della divisione di intelligence che individua i siti militari e civili israeliani da colpire.

La morte di Nasrallah è un colpo durissimo. Per l’Iran, e soprattutto per Hezbollah, la cui leadership è stata decimata in dieci giorni e che ora appare frastornata e incapace, al di là delle decine di razzi sparati dal confine, di una reazione coordinata.

Cosa farà Israele?

La sensazione è che Israele si stia preparando ad entrare nel sud del Libano con le forze di terra, almeno per alcuni chilometri. Solo in questo modo riuscirebbe a neutralizzare i pericolosi missili anti carro (la cui gittata è di 3-4 km) che il sistema antimissile Iron Dome non può intercettare. Dal 7 di ottobre ne sono stati sparati centinaia contro il territorio e i centri abitati sul confine.

Un’offensiva di terra farebbe precipitare il Libano in una guerra regionale capace di risucchiare l’Iran e gli Usa. Ora si attende la reazione dell’Iran. Che pare aver già designato il successore di Nasrallah. Sarebbe Hashem Safieddine, un suo cugino dal 2017 inserito nella lista dei terroristi più pericolosi del dipartimento di Stato Usa.

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