L’oro nero di Calabria, ora anche la Treccani celebra la Amarelli
di Donata Marrazzo
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Più di tre secoli di storia che valgono l’ingresso nell’Enciclopedia Treccani come icona del Made in Italy, fra le pagine che raccontano l’evoluzione imprenditoriale, tecnologica e scientifica del nostro Paese. La Fabbrica di liquirizia Amarelli di Rossano, nell’area ionica della provincia di Cosenza, protagonista al Moma Design Store di New York, dove sono esposte le sue iconiche scatoline di latta, vanta un credito forte nell'immaginario europeo: «Siamo come il Wwf, con la nostra liquirizia proteggiamo da sempre la tradizione dolciaria italiana», racconta con ironia Fortunato Amarelli, amministratore delegato dell’azienda, presidente di Confindustria Cosenza, da qualche mese a capo del Digital Innovation Hub Calabria, il centro per la ricerca e la trasformazione digitale al servizio del territorio e per supportare le imprese nell’adozione di progetti di trasformazione digitale e di Industria 4.0.
«Quello che ci rende forti e consolida la nostra presenza nel mondo, in almeno 26 paesi, è l’approccio fortemente innovativo – continua Amarelli –. Siamo un’azienda sempre pronta al cambiamento. E non solo nel processo produttivo, con le nuove tecnologie, ma anche nel marketing e nella comunicazione». Che non vuol dire abbandonare le tradizioni: la fabbrica continua a vivere nel “Concio” settecentesco e accanto alle antiche conche c’è sempre un mastro liquiriziaio che cuoce il prodotto fino al giusto grado di concentrazione. Artigianalità e tecnologia, dunque.
Da sempre la Fabbrica Amarelli estrae e lavora l’oro nero calabrese. Così viene denominata la “Glycyrrhiza Glabra” in un territorio in cui la pianta cresce spontanea ed è considerata la migliore al mondo. Ha continuato a svolgere la sua attività anche negli anni Ottanta, quando l’azienda è rimasta in Italia l’unica nel settore: nello stesso periodo Saila perdeva un po’ della sua identità, dedicandosi essenzialmente alla produzione di caramelle. Nel 2011 ha conquistato il marchio Dop, rafforzando la sua nicchia di mercato.
La conduzione familiare è tutto valore aggiunto: insieme a Fortunato Amarelli lavora sua sorella Margherita, responsabile commerciale e del Marketing. Pina Amarelli è invece presidente della Amarelli Sas e sua ambasciatrice. Impegnata nella valorizzazione della cultura di impresa, soprattutto nel Mezzogiorno, è responsabile per Confindustria del settore Cultura dove si occupa della rigenerazione di borghi e aree interne. Un mix di passione e competenza che ha valorizzato anche il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli”, il secondo museo d'impresa più visitato in Italia con 50mila presenze all'anno: un'impresa (culturale) nell'impresa che vale circa un milione di euro.
Con 40 addetti, 5 milioni di euro di fatturato in media (il 20% di export, 40% di e-commerce), Amarelli ha sviluppato negli anni un catalogo molto ricco: prodotti food, ma non solo, tutti però strettamente legati al mondo della liquirizia. Dal liquore prodotto da Strega Alberti al dentifricio di Marvis, allo shampoo delle Officine di Santa Maria Novella. Il resto è liquirizia in purezza, aromatizzata (al limone, all'anice, all'arancia, alla menta, alla violetta), gommosa, confettata, in polvere. Un prodotto che ispira anche l'alta cucina, da Carlo Cracco con il suo Risotto al sedano d'Alba e liquirizia spezzata Amarelli di Rossano, a Ernesto Iaccarino che ha inserito nel suo menù il piatto Mediterraneo: arancia, pistacchio di Bronte, ricotta di bufala e liquirizia Amarelli. Un ingrediente ricercato anche dagli chef stellati calabresi, da Nino Rossi a Caterina Ceraudo.


