Intelligenza artificiale

L’Università tra vocazione verso gli studi umani e la digitalizzazione

La specializzazione estrema non fa aiuta il sapere. L’Università non produce solo forza lavoro, ma cittadini responsabili

(Adobe Stock)

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L’Università è un’istituzione che si muove tra tradizione e innovazione, ricerca e formazione, sapere specialistico e cultura diffusa. Negli ultimi decenni, il modello universitario si è orientato verso una specializzazione estrema, perdendo la vocazione originaria di “centro degli studi umani”: una comunità di sapere unitario che integra competenze differenti.

Un centro di studi unitario, una comunità, una città scolastica, che accoglie professionisti dello studio ma anche tecnici che svolgono funzioni pratiche e organizzative. Dalla diversificazione delle competenze dei maestri nasce la divisione in più facultates, distinte «possibilità» di scelta e orientamento disciplinare. Questo nesso di relazioni, reso vivo da docenti, studenti e tecnici, è l’università dalle origini e questa per secoli è stata l’Universitas studiorum. Oggi, la tendenza a risponde all’esigenza di formare professionisti con competenze mirate e aggiornate rispetto alle trasformazioni del mercato del lavoro, rischia di offuscarne la natura originaria e la distanza tra i saperi sembra far perdere di vista quella visione unitaria che fa dell’Università uno spazio pubblico in cui, per secoli, si è continuato a lasciare traccia di quel “senso di umanità” di cui siamo parte. È urgente tornare a pensare l’unità nella diversità, favorendo una formazione che sviluppi sia competenze tecniche che una comprensione critica e ampia della realtà, favorendo il dialogo tra discipline.

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La ricerca universitaria, pubblica, libera e non vincolata esclusivamente al profitto o a finalità pratiche immediate è chiamata ad esplorare nuove prospettive, anche inattuali, per consentire interpretazioni alternative del presente e del futuro: in altre parole, a “elevare l’umanità” attraverso una tecnologia responsabile, orientata al bene comune, evitando che il progresso tecnico-scientifico diventi fine a sé stesso. Valutare l’Università soltanto per la sua capacità di produrre forza lavoro rappresenta un impoverimento culturale e sociale. L’Università pubblica forma cittadini consapevoli, capaci di interpretare criticamente il mondo e contribuire al bene comune, oltre il profitto individuale.

In questo contesto, è fondamentale promuovere non solo un’alfabetizzazione tecnologica, ma anche una cultura che bilanci un know how costantemente aggiornato e un “lifelong learning”. Il primo permette di adattarsi alle evoluzioni della società e dei processi economici, mentre il secondo incoraggia un apprendimento critico e profondo, essenziale per non cadere nella subordinazione alle logiche algoritmiche e mette in grado di influenzare e modificare quelle evoluzioni e quei processi.

L’Università è anche chiamata a rispondere alla crisi delle relazioni e della socialità: non basta formare professionisti, bisogna favorire la costruzione di identità professionali e di più essa è il luogo di riconoscimento di quel senso di umanità che ogni generazione è chiamata a continuare. È quindi luogo di riconoscimento dell’altro e di assunzione del valore di ciò che l’altro pensa, dice e fa: questo fa sì che la comunità scientifica sia tesa alla ricerca di un vero progresso dell’umanità.

In un’epoca caratterizzata dalla digitalizzazione, l’Università può restare uno spazio di relazione autentica, aperta e inclusiva. L’intelligenza artificiale -si pensi ai benefici che può portare con riferimento all’ambito medico - è strumento potentissimo, ma orientata a servizio dell’umanità, non a sostituirla: è dunque fondamentale riflettere eticamente sulla direzione degli sviluppi scientifici e tecnologici. Suggestivo è il pensiero di Benanti e Maffettone che, nel libro Noi e la macchina, scrivono: «occorre umanizzare la tecnica e non macchinizzare l’uomo», indicando la necessità di un approccio etico-antropologico alla tecnologia, valorizzando la dimensione relazionale e critica del sapere. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra innovazione e dimensione comunitaria, evitando che la formazione diventi solitaria e priva di confronto reale, infine contraria al fine ultimo dell’innovazione stessa, che è infine proprio la cura dell’umano.

Se l’Università nasce per essere “centro degli studi umani”, l’innovazione che essa anche oggi è chiamata ad orientare, è un contributo all’umanità, di cui dobbiamo avere cura così come del passato che siamo chiamati a trasmettere con altrettanta cura.

Rimane centrale anche la questione dell’accessibilità all’istruzione: l’Università è per tutti e

valorizza il sapere come bene comune a livello locale e internazionale; servono dunque

politiche educative che incentivino la ricerca libera e garantiscano condizioni dignitose per

tutti coloro che sostengono l’Universitas.

Ultima, non per importanza, la diseguaglianza di genere nel mondo accademico: nonostante

le donne rappresentino circa metà dei laureati e dottorati in Europa, abbandonano

progressivamente la carriera accademica, occupando solo il 26% delle posizioni di professore

ordinario, direttore di dipartimento o centro di ricerca: ogni Ateneo è chiamato ad intervenire per favorire opportunità concrete e promuovere una maggiore apertura, con rapidità e determinazione.

L’Università pubblica: spazio di incontro tra saperi, autenticamente inclusivo e orientato al

bene comune, fucina di futuro e presidio di libertà; solo coltivando ciò che ci rende umani,

possiamo costruire un futuro migliore e una società più giusta. A questo, è chiamata

l’università, in particolare quella pubblica, e per questo è necessario l’impegno di tutti e di

ognuno, affinché possa tornare a rispondere alla sua autentica vocazione di luogo di incontro: essere espressione viva e autentica di un “Tra” dinamico che è insieme incontro dei saperi, delle scienze e proposta per la comunità.

Ordinario di Storia della Filosofia e Direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione presso l’Università degli studi di Perugia

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