Ricerca Eyes Up

L’uso precoce di smartphone e social abbassa i rendimenti scolastici: lo studio italiano

Uno studio condotto su 6mila studenti lombardi, che verrà presentato venerdì 28 alla Bicocca di Milano, evidenzia anche il legame tra età del primo account e condizioni familiari

 

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Più un bambino o una bambina sono precoci nell’utilizzo degli smartphone e nella partecipazione ai social, più il loro rendimento scolastico cala. Un fenomeno che riguarda soprattutto le famiglie svantaggiate. Sono due delle tante evidenze empiriche che emergono dalla ricerca Eyes Up (Early exposure to screens and unequal performance), condotta dall’università Bicocca di Milano in collaborazione con l’ateneo di Brescia, l’associazione Sloworking e il Centro studi Socialis e con il finanziamento della Fondazione Cariplo, nell’ambito del bando “Inequalities Research 2022”. Argomenti che sembrano andare nella direzione sostenuta dal ministro Giuseppe Valditara che, in una circolare emanata a settembre, ha vietato l’utilizzo del cellulare in classe fino alla terza media anche se a scopo didattico e salvo i casi in cui sia previsto da Pei e Pdp.

Lo studio, che sarà presentato in Bicocca venerdì 28 febbraio nel convegno di fine progetto, rappresenta la prima analisi a livello italiano e internazionale di tipo longitudinale sugli effetti dell’età di accesso a dispositivi digitali e pratiche online (smartphone, social media, console di gioco, Pc e tablet) in relazione alle performance scolastiche degli studenti misurate tramite i risultati delle prove Invalsi. Nel coinvolgere oltre 6.000 alunni delle scuole secondarie di secondo grado della Lombardia, lo studio offre un quadro approfondito di come la digitalizzazione precoce possa influenzare il percorso educativo.

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SCELTE DIVERSE

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I risultati principali

Il perché lo spiega al Sole 24 Ore del Lunedì uno dei suoi curatori, Marco Gui, professore associato presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dove si occupa di Sociologia dei media. A proposito del link tra un’esposizione precoce ai device digitali e l’impatto sui risultati dei test Invalsi sottolinea: «Finora gran parte delle ricerche avevano studiato delle associazioni tra uso intensivo dei media e cattivi risultati scolastici. Questo tipo di analisi non risolveva però il problema di quale delle due variabili fosse causa dell’altra. Il nostro studio - chiarisce - compie un passo avanti perché analisi svolte con dati longitudinali permettono, pur con alcuni assunti, di trarre delle conclusioni sulla direzione della causalità».

In più - aggiunge Gui - «abbiamo mostrato che comportamenti come l’anticipazione nell’utilizzo della navigazione libera sono più frequenti dove ci sono condizioni di svantaggio sociale». Tenendo insieme questi due aspetti il warning è chiaro: «Diciamo “attenzione”, perché non solo abbiamo un danno per tutti ma anche una polarizzazione con un aggravamento della distanza di performance scolastiche tra fasce più avvantaggiate e meno avvantaggiate della popolazione studentesca».

L’impatto sui rendimenti scolastici

Passando ai dati, il report (e la tabella pubblicata in pagina) mettono in luce come i profili social vengano aperti prima tra i figli di genitori meno istruiti o con un background migratorio. Inoltre, nelle famiglie con almeno un genitore laureato, il 54% utilizza il parental control sui dispositivi dei figli. Tale percentuale scende però al 46% nei nuclei con almeno un genitore diplomato e al 43% in quelli in cui nessun genitore ha raggiunto il diploma. Stesso discorso per il controllo delle attività online dei figli, che viene svolta dal 60,5% dei genitori laureati, dal 56% di quelli diplomati e dal 46% dove non si è arrivati neanche al diploma.

Quanto alla correlazione con il calo degli apprendimenti la ricerca dimostra che mentre per alcune tecnologie (tablet, videogiochi e app di messagistica) essa è bassa o nulla per altre (smartphone o profili social) gli effetti negativi sono evidenti. Confrontando i risultati negli apprendimenti tra chi apre un profilo social in prima media e chi lo fa a 14 anni emergono differenze considerevoli sia in italiano che matematica: «La differenza tra i gruppi ad accesso precoce e di legge - si legge - è stimata in circa 0,2 deviazioni standard». A causa probabilmente della loro pervasività nella vita degli studenti durante i compiti pomeridiani o prima di andare a dormire.

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