L’uso strategico dell’informazione e l’esercizio del potere
È possibile influenzare a nostro vantaggio la scelta di una persona anche se questa è razionale e non ci è consentito mentirle quando la sua opinione sarà condizionata da un evento esterno e incerto? Questa è la domanda che sta al centro della teoria della “persuasione bayesiana”
10' min read
10' min read
È possibile influenzare a nostro vantaggio la scelta di una persona anche se questa è razionale e non ci è consentito mentirle quando la sua opinione sarà condizionata da un evento esterno e incerto? Questa è la domanda che sta al centro della teoria della “persuasione bayesiana” (Bayesian persuasion) e la risposta è “sì, è possibile”. Emir Kamenica e Matthew Gentzkow, due dei padri fondatori di questo ambito di ricerca hanno infatti dimostrato come sia possibile per un “mittente” il cui obiettivo dipende sia dall’esito incerto che dalla scelta del “destinatario”, progettare una “struttura informativa” che mandi i giusti segnali al “destinatario” per convincerlo, indipendentemente dall’esito dell’evento incerto, ad agire nell’interesse del “mittente” che poi, alla fine, coinciderà con il suo proprio interesse (“Bayesian Persuasion”. American Economic Review 101, pp. 2590–2615, 2011).
Se la banca vuole convincermi a investire
Immaginiamo che la mia banca voglia convincermi ad investire in un nuovo fondo. Il successo di questo fondo dipende da molte variabili incerte legate al contesto economico e geopolitico. Tra me e la banca c’è una situazione di asimmetria informativa, nel senso che ha più informazioni di me sulle variabili rilevanti e, inoltre, può decidere quali di queste informazioni condividere. È interessante capire se la banca, cioè il “mittente”, può indurre me, il “destinatario”, solamente attraverso un uso sapiente delle informazioni, ad investire nel fondo, ancora prima di sapere se questo avrà successo o meno. Tutto questo assumendo che le mie scelte siano razionali e che le informazioni veicolate debbano essere veritiere. Per rendere l’esempio più realistico dovremmo assumere che il “mittente” si rivolga non già ad un unico “destinatario”, ma a molti destinatari, tanti quanti sono i clienti potenzialmente interessati all’investimento. E se questo non bastasse a complicare le cose dovremmo anche considerare il fatto che le azioni dei vari “destinatari” si influenzino a vicenda tra loro. Questo caso più generale ricade nell’ambito della teoria dell’information design.
Se il politico vuole convincere a votare una mozione
Per semplificare il ragionamento proviamo a considerare un semplice esempio: immaginiamo che il capogruppo di un partito politico (A) voglia convincere due suoi colleghi di altri due partiti (B e C) a votare per una mozione che il primo partito vorrebbe presentare. La mozione introduce una riduzione delle accise sui carburanti. L’obiettivo di A è quello di convincere i colleghi B e C a votare a favore della mozione. Questa, infatti, verrà accolta solo se ci sarà l’unanimità tra i tre. In caso di disaccordo la decisione verrà demandata ad un commissario indipendente. L’appropriatezza della mozione, nel concreto, dipende dalle condizioni oggettive e dell’ambiente. Condizioni che sono incerte e che occorre appurare. Ridurre le accise, infatti, farà aumentare l’utilizzo di autovetture private, il ché è ammissibile solo se le condizioni dell’ambiente non sono troppo compromesse, mentre se la situazione ambientale dovesse rivelarsi critica, allora la mozione sarebbe da valutare negativamente. Quindi la bontà della proposta e la probabilità della sua approvazione è legata ad uno “stato del mondo” – le condizioni dell’ambiente - al momento sconosciuto, eppure rilevante per il recepimento della mozione.
La questione interessante è che il politico proponente della mozione (A), ha anche il potere di gestire il flusso informativo che raggiungerà B e C. A, infatti, può commissionare un rapporto sullo stato dell’ambiente ad un esperto di chiara fama. Se il rapporto fosse positivo rispetto alle condizioni ambientali contribuirebbe certamente all’approvazione della mozione. Ma se, invece, il dato ambientale fosse negativo, proprio la stessa attendibilità del rapporto rappresenterebbe una pietra tombale sopra la proposta. Il politico davanti a questo scenario potrebbe far ricorso alla teoria della “progettazione dell’informazione” (information design). Tale teoria studia la possibilità di strutturare in modo ottimale l’informazione – in questo caso il contenuto del rapporto dell’esperto - in modo tale da massimizzare la probabilità di raggiungere l’obiettivo del designer, in questo caso l’approvazione della mozione. E questo, indipendentemente dal fatto che essa faccia bene o male all’ambiente.
Supponiamo che non si conosca il risultato del rapporto e che ci sia una ragionevole accordo sul fatto che molto probabilmente (70%, per esempio) esso indicherà un peggioramento della situazione ambientale. In questo caso i due politici B e C sarebbero indotti a votare contro la mozione di A. Ma se l’ambiente fosse migliorato (probabilità del 30%) entrambi voterebbero a favore della mozione che verrebbe, così, approvata all’unanimità. I politici (B e C) vorrebbero fare la cosa giusta, quindi, sono decisi a votare coerentemente rispetto ai risultati attesi del rapporto. Se l’ambiente è inquinato B e C voteranno contro, ma sarebbero più felici di farlo entrambi assieme piuttosto che ognuno da solo. Se invece l’ambiente non è effettivamente inquinato, sarebbero felici di votare a favore e anche in questo caso sarebbero più felici di farlo insieme. Il proponente della mozione (A), invece, vorrebbe che la mozione venisse approvata indipendentemente dall’effettivo stato dell’ambiente. Siccome il rapporto dell’esperto è ciò che modifica le credenze dei politici B e C e quindi le loro scelte, il suo utilizzo da parte del proponente diventa strategico.


