La Chiesa fondata sull’altra metà di Dio
di Gianfranco Ravasi
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Suo padre, il prof. H.C. Nipperdey, era un noto giurista di Colonia, presidente del Tribunale federale tedesco del Lavoro. Nel 1929 nacque sua figlia Dorothee, che rivelò ben presto un’intelligenza superiore (unita anche a un certo fascino estetico), destinata a manifestarsi nella passione per gli studi: con un eclettismo creativo, riusciva a passare dalla letteratura classica a quella germanica, dalla filosofia alla sociologia e soprattutto alla teologia, accedendo alle università più prestigiose, da Colonia a Gottinga e Friburgo. A 25 anni si sposava con Dietrich Sölle, del quale conservò il cognome anche dopo il divorzio nel 1969 e il nuovo matrimonio con un ex-monaco benedettino, mentre la sua carriera accademica inanellava continui successi in Germania fino a permetterle di approdare in cattedra anche a New York.
Abbiamo voluto rievocare questa teologa, Dorothee Sölle, morta nel 2003, perché ricorrono i cinquant’anni dalla pubblicazione della sua opera più nota, quella Teologia politica che osò sfidare uno dei mostri sacri del firmamento teologico del Novecento, Rudolf Bultmann. Semplificando, potremmo dire che la visione del professore di Marburg era incentrata sull’esistenza autentica e la fede del singolo secondo la più classica concezione protestante, quella di Dorothee era invece spalancata sulla vita e la religione della comunità, lungo percorsi di libertà e liberazione. Suo impegno era quello di far sbocciare il messaggio sociale e «politico» del cristianesimo, sulla scia di altri due importanti teologi, il protestante Jürgen Moltmann e il cattolico Johann Baptist Metz. È significativo osservare che nello stesso 1971 appariva quella Teologia della liberazione del peruviano Gustavo Gutiérrez, che sarebbe divenuto il manifesto ideale dell’omonima teologia latino-americana.
Sulla scorta del pensiero della Scuola di Francoforte, in particolare del suo epigono Jürgen Habermas, la teologa di Colonia aveva già elaborato una definizione più compiuta del suo sistema teologico con la sua opera maggiore dal titolo un po’ enigmatico, Stellvertretung (1965), tradotta in italiano come Rappresentanza. Essa si affacciava sullo stesso orizzonte ma da un’altra angolatura, quella della «morte di Dio», sperimentata nella moderna società post-teista e post-metafisica. Sempre semplificando, potremmo dire che per la Sölle l’identità personale autenticamente credente si attua solo nell’incontro con Cristo che è «colui che rappresenta» il Dio assente. È, quindi, una «rappresentazione» che «presenta» Dio, non «sostituendosi» a lui e lasciando al centro la natura umana a cui appartiene anche Cristo, uomo e «presenza» di Dio.
Il progetto teologico di Dorothee è, come si diceva, molto più complesso: la centralità della persona umana la conduceva alla dimensione sociale e politica della salvezza e, in questa traiettoria, essa si orientò verso la teologia femminista, intesa non solo come inclusione della donna nell’elaborazione teologica e nella responsabilità ecclesiale, ma anche come reinterpretazione sistematica del cristianesimo. Da religione «patriarcale» e «autoritaria» doveva trasformarsi in fede feconda e generativa, capace di far sperimentare la prossimità amorosa e «materna» di Dio, sorgente di libertà e di liberazione (in questo ambito si distinguerà la riflessione delle colleghe e connazionali Elisabeth Moltmann-Wendel ed Elisabeth Schüssler Fiorenza). In questa linea possiamo permetterci ora una divagazione, alle soglie della tradizionale data «femminile» dell’8 marzo.
Non si tratta né di recensire o segnalare, ma solo di far notare - soprattutto a chi è convinto che la teologia sia materia di studio esclusiva per preti, diaconi e operatori pastorali - che non solo nelle aule accademiche ma anche sulla ribalta bibliografica è incessante la presenza di teologhe. Abbiamo da non molto suggerito ai nostri lettori un commentario all’integrale epistolario paolino elaborato da esegete (Le Lettere di Paolo tradotte e commentate da tre bibliste, ed. Ancora), operazione già condotta nel 2015 sui Vangeli. Venti teologhe straniere, presentate dalla pastora della Chiesa valdese Letizia Tomassone, si sono impegnate recentemente a scalare i passi più controversi o sconcertanti o spinosi o dimenticati della Bibbia riguardo alla questione femminile.

