In fiera

La correzione c’è, collezionisti a caccia di nomi sicuri ad Art Basel Hong Kong

Le vendite ci sono, seppure non esplosive. Il mercato dà segnali di ripresa, ma c’è cauto ottimismo, l’incognita dazzi aleggia anche su questo settore

Lo stand di Balice Hertling ad Art Basel Hong Kong 2025 con opere di Zhi Wei, Courtesy Art Basel

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Nelle difficoltà del mercato dell’arte, l’espressione “la Cina è vicina” non è da considerarsi una minaccia, bensì un’opportunità. Ci hanno scommesso 240 gallerie da 42 paesi, tra cui varie italiane, che in questi giorni espongono al Convention and Exhibition Center di Hong Kong per la 12ª edizione di Art Basel Hong Kong, dal 28 al 30 marzo. Per esempio, P420 di Bologna, che è presente per la prima volta in Asia, dopo negli ultimi anni aver esplorato il mercato mediorientale. Il primo passo in Oriente è stato positivo, con uno stand statement interamente dedicato a 50 anni di produzione di Irma Blank, che ben risponde all’estetica e alla filosofia asiatica. I collezionisti hanno risposto positivamente, con interesse per le opere dell’artista tedesca che per quasi tutta la vita ha vissuto in Italia, con acquisti a prezzi tra 10mila e 70mila euro.

“Oggi non si può ignorare la Cina” ha commentato Luigi Mazzoleni, che invece è presente a Hong Kong dall’inizio della fiera e ora sta esplorando anche la Cina continentale. “Ci sono città immense, con svariati milioni di persone, di cui noi non sappiamo nulla. Hanno musei incredibili e un grande potenziale”.

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Lo stand di Franco Noero ad Art Basel Hong Kong 2025, Courtesy Art Basel

Una città in trasformazione

Da quando è arrivata la fiera Art Basel, Hong Kong è certamente molto cambiata: da un lato è diventata un vero e proprio centro dell’arte, con gallerie locali e internazionali e musei come l’M+, che in questi giorni ha allestito delle mostre mostre proprio sul dialogo tra Oriente e Occidente, mettendo Picasso in conversazione con 130 artisti moderni asiatici e Cindy Sherman in relazione con il fotografo giapponese Yasumasa Morimura; dall’altro, c’è stato il passaggio alla Cina e il Covid, che ha portato tanti expats a tornare a casa. L’economia è rallentata e anche il mercato immobiliare è in leggero calo. Eppure, si respira una forte energia, in tanti stanno tornando e, poi, il potere d’acquisto dei nuovi collezionisti è sicuramente più elevato di quello dei giovani europei. Sia durante l’anteprima della fiera, che nei giorni di apertura al pubblico, i corridoi sono stati molto affollati. Le transazioni ci sono state, anche se non in maniera esplosiva. Oramai da qualche tempo, in fiera, le gallerie non registrano più il tutto esaurito il primo giorno e le vendite avvengono più lentamente, distribuite su più giornate. “Le fiere sono diventate troppo grandi” ha commentato l’italiano Daniele Balice della galleria parigina Balice Hertling, “non ci sono collezionisti sufficienti per tutte queste gallerie, è necessario in qualche modo ripensare il modello, ma la Cina rappresenta sicuramente un’area dinamica a cui non si può fare a meno di guardare”. Per affermare la propria dedizione alla scena artistica locale la galleria ha portato un solo show di Zhi Wei, artista cinese, queer, classe 1997, che parte dalla tradizione industriale della Cina, con riferimento in particolare alle fabbriche di tessuto, per creare delle stratificazioni con forme di difficile definizione, proprio come la sua identità (prezzi da 17.500 fino a 58mila euro per le grandi sculture).

Una strada di Hong Kong durante Art Basel Hong Kong 2025

Collezionisti sofisticati

A parte questi esempi di stand personali e quelli all’interno delle sezioni curate “Discoveries”, dedicata alle gallerie emergenti (qui si trova anche Umberto di Marino con le sculture dell’italiano Luca Francesconi a prezzi tra 7.200 e 16mila euro), oppure “Insights”, per progetti focalizzati sugli artisti asiatici dal 900 a oggi, e “Kabinett”, per gli approfondimenti su un solo artista, la maggior parte degli stand sono collettivi e con una forte prevalenza di pittura, che ai collezionisti asiatici piace molto sia nella versione figurativa che astratta, sebbene ci sia anche un interesse per altri media, come l’arte digitale e la performance. La pittura in tutte le sue declinazioni trionfa, ad esempio, allo stand di Pearl Lam, nota gallerista di Hong Kong, che ha venduto tra 20mila e 600mila dollari opere di artisti cinesi come Zhu Jinshi e Su Xiaobai caratterizzati da una forte matericità. Ciò non vuol dire che non ci sia un collezionismo raffinato. “Non è più come dieci anni fa, quando acquirenti inesperti entravano negli stand e facevano domande da neofiti” ha commentato Philip Tinari, americano che vive in Cina dai primi anni Duemila e da 14 anni è il direttore del museo UCCA, con quattro sedi tra Pechino, Shanghai e dintorni. “Oggi sono molto sofisticati, fanno ricerca, sono preparati e critici. Prima erano molto concentrati sull’arte cinese e acquistavano prevalentemente all’asta, ora sono in contatto con le maggiori gallerie internazionali e questo anche grazie ad Art Basel. Certo, anche qui si è sentita la crisi, in tanti hanno anche rivenduto opere di artisti contemporanei cinesi che avevano raggiunto prezzi stellari e ora sono calati in modo drammatico”.

“I collezionisti guardano, soprattutto, agli artisti midcareer o affermati, soprattutto, nella Cina continentale, mentre a Hong Kong ci sono percentuali più elevate di artisti giovani nelle collezioni e a Taiwan si guarda molto al digitale” ha spiegato Carola Wiese, Family Advisory, Art and Collecting presso Ubs Global Wealth Management. “Sono molto strategici, non vanno solo a fare shopping di arte. Studiano e sanno quello che vogliono per mettere le opere in un dialogo curatoriale con le altre della collezione, per cui ci chiedono di accompagnarli in questo percorso. Anche qui si pongono questioni di passaggio generazionale, per esempio, per i dipinti a inchiostro che vengono tramandati all’interno della famiglia, e anche in questo caso il loro desiderio è metterli in dialogo col presente; si combina il vecchio col nuovo, l’Oriente con l’Occidente, in maniera molto olistica”.

Lo stand di Mazzoleni ad Art Basel Hong Kong 2025 con un’opera di Salvo, Courtesy Art Basel

Le vendite in fiera rispecchiano la propensione per artisti già noti, come Ugo Rondinone, di cui sono state vendute molte opere tra 45mila e 90mila allo stand di Gladstone; Louise Bourgeois, di cui Hauser & Wirth ha inaugurato una mostra nello spazio di Hong Kong e venduto in fiera un bronzo da due milioni di dollari; Baselitz, di cui Ropac ha venduto una tela a 1,2 milioni di euro; ma anche l’italiano Enrico David, di cui White Cube ha venduto una tela a 55mila dollari. Un altro italiano esposto in fiera da una galleria internazionale è Giangiacomo Rossetti, con tre tele allo stand di Green Naftali. Certamente l’interesse per gli artisti già solidi è motivato anche da un’attenzione all’acquisto in ottica di investimento, che per molti collezionisti cinesi rimane un aspetto fondamentale.

Le previsioni sul mercato nel 2025

Non si può, inoltre, parlare solo di Cina; il collezionismo d’arte è in espansione in tutti i paesi asiatici. “Abbiamo registrato una forte partecipazione di collezionisti da tutto il Sudest Asiatico e l’area Pacifica, soprattutto, da paesi come Singapore, le Filippine, Taipei, ma anche cinesi australiani” ha dichiarato Noah Horowitz, ceo di Art Basel. “In termini di vendite, il primo giorno ce ne sono state, da cifre contenute o medie fino a prezzi milionari (per esempio, Zwirner ha venduto una “Infinity-Nets” di Yayoi Kusama del 2013 a 3,5 milioni di dollari, ndr). Il ritmo delle vendite riflette le dinamiche del mercato attuale: ci vuole più tempo a chiudere le transazioni e non è uniforme per tutta la fiera, ma abbiamo clienti veramente soddisfatti. Molti degli acquisti a raffica, in una certa misura speculazioni vere e proprie, nel periodo immediatamente successivo al Covid hanno portato ad un forte aumento dei prezzi per l’arte contemporanea a livello globale, che ora si è raffreddato. Ma ora osserviamo una rivalutazione in corso, una crescente diversità di posizioni in fiera, con gallerie dal Giappone e dalla Corea in numero superiore rispetto a prima del Covid. Inoltre, i mercati finanziari hanno iniziato l’anno molto bene nella Cina continentale, per cui penso ci sia di nuovo una crescente fiducia nel mercato dell’arte, attraendo un numero maggiore di collezionisti dalla Cina continentale. Hong Kong, come tutte le città globali, ha attraversato un periodo difficile, ma ora ne esce con grande forza ed energia”.

La correzione

Quali sono le previsioni per il mercato globale? “Il mercato ha subito una correzione” risponde Horowitz. “Lo abbiamo percepito dal 2023 e il 2024 è stato un anno molto duro. Le elezioni americane hanno tenuto molti collezionisti in disparte e hanno avuto un impatto diretto sulla fascia alta del mercato, ma ciò significa che ora ci sono opportunità di acquisto interessanti, per chi le sa cogliere. Penso che assisteremo a una diversificazione degli artisti. Ovviamente c’è l’incognita della politica commerciale in arrivo dagli Stati Uniti, che ha il potenziale di suscitare un effetto a catena se verranno imposte tariffe elevate anche sull’importazione ed esportazione di opere d’arte da alcune parti del mondo. Ma la verità è che ancora non è successo, per cui il primo trimestre dell’anno si è concluso in modo positivo. Siamo in un momento di attente valutazioni, le gallerie hanno adottato un approccio più strategico nel decidere dove allocare tempo, energie e soldi in termini di investimenti in fiere e programmazione espositiva, ma sono comunque ancora attive e presenti. Il nostro obiettivo come fiera è fornire loro un pubblico di qualità e una programmazione impeccabile”.

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