Strasburgo

La Corte Ue respinge ricorso del Getty: restituire all’Italia l’Atleta di Fano

La sentenza conferma il diritto internazionale su 16 famose statue greche e il sequestro. Nel 2018 già una sentenza della Corte di Cassazione aveva stabilito l’appartenenza al nostro paese

di Marilena Pirrelli

3' min read

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La Corte europea di Strasburgo conferma il diritto dell’Italia su 16 famose statue greche, tra cui l’Atleta di Fano, in possesso del J. Paul Getty Museum. È così stato respinto il ricorso che era stato presentato dalla Fondazione Paul Getty. Tra le statue al centro della querelle vi è anche l’Atleta vittorioso in bronzo attribuito allo scultore Lisippo rinvenuto nelle acque dell’Adriatico, al largo delle Marche, nel 1964: nel 2018, una sentenza della Corte di Cassazione aveva stabilito la sua appartenenza all’Italia.

Il ricorso

Così il Getty aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Cassazione, che aveva confermato un ordine di confisca e restituzione emesso dal tribunale di Pesaro nel 2010. L’opera, un bronzo a grandezza naturale, è tra le più preziose della collezione Getty. Fu ritrovata da pescatori italiani al largo delle acque marchigiane nel 1964. Il Getty, che l’acquistò nel 1977 per 4 milioni di dollari per approdare infine al museo di Malibu, ha difeso a lungo il proprio diritto alla statua, sostenendo che è stata ritrovata in acque internazionali e che non ha mai fatto parte del patrimonio culturale italiano. Entrambe le parti hanno ora tre mesi per chiedere che il caso venga esaminato dalla Grande Camera della Corte europea – una sorta di Corte d’Appello della stessa Corte composta da 17 giudici – per una decisione definitiva.

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La sentenza

La Corte di Strasburgo ha riconosciuto nella sua sentenza la legittimità dell’azione intrapresa dalle autorità italiane per recuperare l’opera d’arte. I giudici, in particolare, hanno sottolineato che la protezione del patrimonio culturale e artistico di un Paese rappresenta una priorità anche dal punto di vista giuridico. Inoltre, diverse norme internazionali sanciscono il diritto di contrastare l’acquisto, l’importazione e l’esportazione illecita di beni appartenenti al patrimonio culturale di una nazione. La Fondazione Getty, ha sottolineato nella sentenza la Corte, si è comportata “in maniera negligente o non in buona fede nel comprare la statua nonostante fosse a conoscenza delle richieste avanzate dallo Stato italiano e degli sforzi intrapresi per il suo recupero”. Da qui la constatazione che la decisione dei giudici italiani di procedere alla confisca del bene conteso: “è stata proporzionata all’obiettivo di garantirne la restituzione”.

I commenti

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, nel corso della conferenza stampa per la presentazione dell’iniziativa ’Capitale italiana dell’Arte contemporanea ha espresso «la sua gioia per la sentenza della Corte di Strasburgo che riconosce le nostre ragioni sull’Atleta di Fano».

«La confisca disposta dai giudici italiani sull’Atleta di Fano non ha violato l’art. 1, protocollo n. 1 della Convenzione – spiega l’avvocato Lorenzo D’Ascia, coordinatore dell’Avvocatura dello Stato –. Siamo lieti del fatto che la Corte europea abbia accolto le tesi sostenute dall’Avvocatura dello Stato, ossia che la confisca dei beni culturali esportati illecitamente ha una base legale, persegue un interesse pubblico, dal momento che la statua appartiene al patrimonio culturale italiano, e non ha determinato un sacrificio sproporzionato a carico del Getty Trust, viste le gravi negligenze commesse dal trust al momento dell’acquisto, e l’impossibilità di rimproverare alcunché alle autorità italiane». E conclude l’avvocato dello Stato in servizio presso l’Avvocatura Generale dello Stato: «Ci sembra una decisione storica nella lotta al traffico illecito di beni culturali, con un importante affermazione di principio della Corte europea che ha ricordato che esiste un forte consensus internazionale ed europeo nel contrastare l’esportazione illecita di beni culturali e garantirne il rientro nei Paesi di provenienza».

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