Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Silvia Pieraccini
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Dopo tre anni di ristrutturazione seguita al passaggio di proprietà dell’azienda, e dopo aver ripreso a crescere e ad assumere, la “nuova” Simonetta targata Isa Seta (parte del gruppo lombardo Carisma guidato da Giovanni Cagnoli) mette a fuoco la missione: «Vogliamo allargare il portafoglio licenze, diventando il punto di riferimento per l’abbigliamento kids dei grandi marchi», annuncia l’amministratore delegato Niccolò Monicelli nel quartier generale di Jesi (Ancona), appena ampliato fino a 4mila metri quadrati.
Il marchio Simonetta, uno degli storici brand italiani del segmento kids, resta in vita seppur ridimensionato. Ma la frontiera di sviluppo è rappresentata dalle produzioni per terzi: alle licenze già in casa di Stella McCartney (appena avviata con la primavera-estate 2022), Balmain, Emilio Pucci, Fay, Elie Saab, Douuod, e agli accordi di produzione con Fendi e Thom Browne, si è appena aggiunta la licenza per produrre e distribuire la prima collezione junior di Eleventy, il marchio fondato da Marco Baldassari e Paolo Zuntini che fa capo al 51% a Vei Capital. L’accordo è quinquennale a partire dall’autunno-inverno 2022-2023.
Sarà una collezione maschile e femminile da 4 a 16 anni, con una distribuzione internazionale in negozi multibrand e department store. «Un prodotto innovativo e smart», dice Monicelli, che riproporrà la filosofia di vita che ha fatto la fortuna di Eleventy «e che oggi con orgoglio rivolgiamo ai più piccoli», spiegano Baldassarri e Zuntini.
Le licenze stanno dunque spingendo il fatturato di Simonetta, che è cresciuta anche nell’anno della pandemia, toccando nel 2020 i 33 milioni di euro (+22%), col 65% di export e il ritorno all’utile. Negli ultimi tre anni i dipendenti sono passati da 90 a 140 e i ricavi stanno per raddoppiare (nel 2018 erano 20 milioni). «Quest’anno contiamo di chiudere poco sotto i 40 milioni – spiega Monicelli – con un perimetro simile a quello dell’anno scorso perché gli effetti della licenza Stella McCartney, che ha visto la prima campagna vendite crescere del 25%, si sentiranno soprattutto nel 2022».
A quel punto il margine operativo lordo di Simonetta è previsto al 10%. Stella McCartney ha permesso all’azienda marchigiana di entrare in contatto con una piattaforma produttiva cinese, che si affianca ai laboratori al 90% made in Italy e, per il resto, situati in Portogallo, Turchia, Est Europa. Ma tra i progetti c’è quello di portare in Italia una parte della produzione della collezione della stilista inglese.