La crisi infinita del Milan battuto anche dalla Lazio. Fischi e contestazione: sotto accusa la società
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I punti chiave
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Povero Diavolo, che domenica bestiale! E con quella maglia assurda, poi, di uno strano rosso mezzo sbiadito che nulla centra con la gloriosa storia del club milanista. Fischi, contestazione, rabbia, umiliazione: di tutto un po’ nel posticipo di San Siro. E anche il pesantissimo imbarazzo di un gruppo dirigente che, davanti all’ennesima protesta dei suoi tifosi, non sa più cosa dire e cosa fare. Un gruppo ancora più colpevole dei suoi giocatori, che almeno in campo, si espongono e ci mettono la faccia
Il più esposto naturalmente è l’allenatore, il portoghese Conceicao, anche lui pericolosamente in bilico dopo il precedente cambio a dicembre con Fonseca. “Mai allenato in uno stadio così” esclama stravolto Conceicao. “I giocatori lo sentono. Cosa farò io? Andrò avanti giorno per giorno, se ci sarà bisogno allenare due ore in più…”
Una serata da incubo finita 2-1 per la Lazio dopo che il Milan, in dieci per l’espulsione di Pavlovic, era comunque riuscito a riagguantare con Chukwueze i biancocelesti andati in vantaggio nel primo tempo con Zaccagni, abile a sfruttare una delle tante incertezze della difesa rossonera. Sembrava ormai finita, con un pareggio un po’ così. E invece, siccome la sfortuna ci vede benissimo, in extremis alla Lazio viene assegnato un rigore (fallo di Maignan su Isaksen) che Pedro ha realizzato senza problemi.
Intendiamoci: anche senza il penalty, il Milan avrebbe ampiamente meritato la sconfitta (la terza consecutiva in campionato) maturata soprattutto nel primo tempo davanti a una Lazio che con i suoi fendenti entrava come voleva nella tenera retroguardia rossonera. In uno stadio surreale, con la curva sud deserta nel primo quarto d’ora, il Milan correva avanti e indietro, tra i fischi velenosi dei tifosi, come un bambino impaurito. Solo qualche toppa di Maignan e l’imprecisione delle punte laziali hanno impedito una clamorosa disfatta. Paradossalmente, nella ripresa, rimasto in dieci, il Milan ha cambiato faccia trovando il pareggio quando ormai sembrava impossibile.
La beffa finale, il rigore del 2-1 laziale, non cambia però la sostanza. Cioè che il Diavolo, o quello che ne rimane, dà il definivo addio al quarto posto, ultimo treno per l’Europa.



