Il graffio del lunedì

La crisi infinita del Milan battuto anche dalla Lazio. Fischi e contestazione: sotto accusa la società

6' min read

6' min read

Povero Diavolo, che domenica bestiale! E con quella maglia assurda, poi, di uno strano rosso mezzo sbiadito che nulla centra con la gloriosa storia del club milanista. Fischi, contestazione, rabbia, umiliazione: di tutto un po’ nel posticipo di San Siro. E anche il pesantissimo imbarazzo di un gruppo dirigente che, davanti all’ennesima protesta dei suoi tifosi, non sa più cosa dire e cosa fare. Un gruppo ancora più colpevole dei suoi giocatori, che almeno in campo, si espongono e ci mettono la faccia

Il più esposto naturalmente è l’allenatore, il portoghese Conceicao, anche lui pericolosamente in bilico dopo il precedente cambio a dicembre con Fonseca. “Mai allenato in uno stadio così” esclama stravolto Conceicao. “I giocatori lo sentono. Cosa farò io? Andrò avanti giorno per giorno, se ci sarà bisogno allenare due ore in più…”

Loading...

Una serata da incubo finita 2-1 per la Lazio dopo che il Milan, in dieci per l’espulsione di Pavlovic, era comunque riuscito a riagguantare con Chukwueze i biancocelesti andati in vantaggio nel primo tempo con Zaccagni, abile a sfruttare una delle tante incertezze della difesa rossonera. Sembrava ormai finita, con un pareggio un po’ così. E invece, siccome la sfortuna ci vede benissimo, in extremis alla Lazio viene assegnato un rigore (fallo di Maignan su Isaksen) che Pedro ha realizzato senza problemi.

Intendiamoci: anche senza il penalty, il Milan avrebbe ampiamente meritato la sconfitta (la terza consecutiva in campionato) maturata soprattutto nel primo tempo davanti a una Lazio che con i suoi fendenti entrava come voleva nella tenera retroguardia rossonera. In uno stadio surreale, con la curva sud deserta nel primo quarto d’ora, il Milan correva avanti e indietro, tra i fischi velenosi dei tifosi, come un bambino impaurito. Solo qualche toppa di Maignan e l’imprecisione delle punte laziali hanno impedito una clamorosa disfatta. Paradossalmente, nella ripresa, rimasto in dieci, il Milan ha cambiato faccia trovando il pareggio quando ormai sembrava impossibile.

La beffa finale, il rigore del 2-1 laziale, non cambia però la sostanza. Cioè che il Diavolo, o quello che ne rimane, dà il definivo addio al quarto posto, ultimo treno per l’Europa.

Se oggi la Juve vince col Verona si porta a ben 11 punti sopra il Milan, nono in classifica a 41 punti. Scavalcato da Roma, Fiorentina e Bologna che nel pomeriggio avevano vinto. Tre punti d’oro invece per la Lazio che, almeno per un giorno, a quota 50, scavalca la Juventus.

Furlani ammette: tutti colpevoli

Il Milan invece sprofonda nell’abisso di una crisi in cui l’unica cosa che salta agli occhi è l’inadeguatezza della società. Una società che cambia idea una volta al mese, trasmettendo a tutta la squadra un senso di continua precarietà.

“Siamo tutti colpevoli” dice l’amministratore delegato Giorgio Furlani. Va bene, giusto, ma chi ha scelto Conceicao? E chi ha scelto Fonseca che, proprio ieri, guidando il Lione contro il Brest, è stato espulso per aver gridato in faccia all’arbitro con probabile squalifica di 7 mesi? Come è possibile che giocatori di talento come Leao, Maignan ed Hernandez siano tutti diventati dei brocchi da svendere al prossimo mercato?

Da quando non c’è più Paolo Maldini (con Massara) è il caos. E’ Ibrahimovic che comanda? Bene, ma allora, oltre a pavoneggiarsi in tribuna, e sparire quando deve metterci la faccia, si assuma anche le responsabilità per i tanti errori commessi. E Gerry Cardinale, proprietario di RedBird, ha realizzato che il calcio non è il baseball? Sia lui sia Ibrahimovic hanno finalmente capito che un direttore sportivo, in una società come il Milan, potrebbe essere utile. E naturalmente con il solito affanno lo stanno cercando. In pole sarebbero Fabio Paratici, 52 anni, nove scudetti alla Juventus. E Igle Tare, 51 anni, ex ds della Lazio, al momento più accreditato Chi la spunterà? Chiunque sia, ha veramente bisogno di tanti auguri.

La Juve stasera cerca il rilancio

A proposito di big sull’orlo di una crisi di nervi, vogliamo parlare anche della Juventus che gioca stasera a Torino contro il Verona? Una partita che, salvo rovesciamenti apocalittici, dovrebbe però dare ai bianconeri la necessaria boccata d’ossigeno dopo l’uscita dalla Champions e la Caporetto di Empoli. Un rilancio per rimotivare una squadra che, dopo una settimana di autoflagellazione, può comunque centrare un terzo posto valido per la qualificazione alla Champions.

Inutile girarci attorno: anche qui il bilancio è quasi fallimentare. E non può certo confortare l’attuale quarto posto di un campionato dove le aspiranti al titolo vanno avanti col posso del gambero. Rispetto al Milan però la Juve ha un vantaggio: quello di seguire comunque un progetto, un’idea che può non piacere ma ha una sua coerenza. In più, e non va sottovalutato, c’è ancora una certa coesione tra società, rappresentata dal direttore tecnico Giuntoli, e l’allenatore Thiago Motta. Motta, nonostante tutto, continua ad essere al centro del progetto e lui stesso non si nasconde dietro a un dito. Anche se non c’è più un gruppo dominante, il tecnico ha cercato di stanare tutti i giocatori mettendosi lui stesso in discussione. Però, se vogliamo dirla tutta, Thiago dovrebbe cominciare a decidere quale sia il gruppo su cui puntare di più. Un’ossatura di base è il minimo sindacale .

”Non sono un’incompetente, so quello che faccio. Sono l’allenatore che vorrei avere per i miei figli” replica sdegnato Motta che giura di avere un ottimo rapporto con i suoi giocatori. Che dire? Quando uno si complimenta da solo, lascia sempre vagamente perplessi. Aria d’importanza, diploma d’ignoranza, recita un vecchio proverbio che, probabilmente, Thiago non conosce

L’Inter non è tranquilla, il Napoli incalza

Andiamo in Vetta. dopo il pareggio del Maradona chi sta meglio? L’Inter o il Napoli? E’ tutto come prima, con Inzaghi che ha un punto in più (58) di Conte (57), oppure l’1-1 finale porterà qualche strascico che nelle prossime 11 giornate lascerà il segno?

L’essere uscito illeso da questa sfida dovrebbe dovrebbe rallegrare Inzaghi. Non ha allungato a +4, ma ha comunque superato uno scoglio pericoloso. Però l’Inter non ha brillato, anzi. Nella ripresa, dopo l’uscita di Dimarco e Calhanoglu, ha ritirato le truppe per difendere con le unghie e coi denti il vantaggio propiziato dalla splendida punizione di Dimarco. Il Napoli alla fine ha pareggiato con la zampata del neo entrato Billing che ha permesso ai partenopei di restare in scia alla squadra di Inzaghi. Una squadra abbastanza sfilacciata nei suoi uomini migliori, con Dimarco e Calhanoglu acciaccati, e con un futuro denso di partite che potrebbero lasciare il segno nell’allungo finale.

“Napoli più fresco” è stato il mantra di Inzaghi che non ha però convinto per la sostituzione di Bastoni e i continui cambi di modulo che hanno più complicato che rinforzato.

C’è un altro dato non confortante per l’Inter: che spesso cede nel finale. Non riesce a gestire il vantaggio. Finora negli ultimi 15 minuti sono stati buttati via 9 punti. Il Napoli è invece sembrato più sul pezzo. Tenace, tignoso, mai domo.

Insomma, tutti i giochi sono aperti. In questo senso è un campionato stupendo. In più c’è l’Atalanta, a tre punti dall’Inter e a due dal Napoli. Pareggiando a Bergamo con il Venezia (0-0) la Dea ha perso un’occasione ghiotta. Un incidente di percorso quello Atalantino? Tra le mura amiche non vince dal 22 dicembre. Probabilmente perchè chi arriva a Bergamo gioca più chiuso, cosa che manda in tilt i ragazzi del Gasp.

Gasperini dà la colpa agli sprechi. Sicuramente ce ne sono stati, però c’è stata anche molta confusione. Passaggi troppo frenetici e qualche egoismo di troppo nel tridente d’attacco. L’impressione è che alla Dea manchi ancora qualcosa. E che la probabile partenza di Gasperini, con le sue ultime uscite non felici, abbia lasciato degli strascichi.

Volano Bologna e Roma

Chi invece continua a volare è il Bologna che dopo aver superato il Milan ha battuto anche il Cagliari ( 2-1 ) grazie a una doppietta di Orsolini. Doppietta che ha permesso ai padroni di casa di rimontare l sardi andati in vantaggio con Piccoli. E’ il quinto successo consecutivo al Dall’Ara del Bologna rivitalizzato nella ripresa dall’ingresso di Cambiaghi.

Insieme al Bologna vola anche la Roma, all’undicesimo risultato utile consecutivo. I giallorossi hanno battuto il Como 2-1, anche loro rimontandolo dopo essere andati in svantaggio nel primo tempo per il gol lariano di De Cunha.

Decisivi i cambi di Ranieri: Saelemaekers e Dovbyk hanno segnato, Rensch confezionato l’assist del 2-1, Cristante avviato l’azionedel gol del sorpasso. Pensi a Ranieri, al suo buon lavoro alla Roma, e capisci perchè il Milan è nei guai.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB