La crisi spinge il debito dei Farmer Usa al record di 605 miliardi di dollari nel 2026

L’Usda stima un aumento delle esposizioni aziendali del 4,6% in un anno, con importi raddoppiati rispetto al 2000. Ma una parte dei finanziamenti resta nell’ombra

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Il debito del settore agricolo americano raggiungerà nel 2026 la cifra record di 605,1 miliardi di dollari. A riferirlo è l’Usda, il dipartimento dell’Agricoltura statunitense, nel valutare un‘esposizione in capo alle aziende agricole superiore del 4,6% allo scorso anno ma più che doppia, in termini reali, rispetto allo stock di inizio millennio. Una dimensione di per sé ragguardevole, rappresentativa però solo di una porzione dell’indebitamento effettivamente accumulato dal sistema agricolo a stelle e strisce.

Secondo un’indagine Reuters, dietro ai numeri ufficiali ci sarebbe infatti uno “shadow credit” che alza la leva finanziaria attribuibile al settore primario.L’assunto è che il sistema statistico americano riesce a osservare con relativa precisione il credito detenuto dagli intermediari tradizionali, tra banche e altri operatori regolamentati. Molto più complesso appare invece l’esercizio di ricostruzione delle esposizioni verso fornitori, concessionari di macchine agricole e altri finanziatori non convenzionali, includendo nel conteggio le dilazioni concesse dalle cooperative e le linee di credito aperte presso operatori fintech.

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L’Usda stima questa “fetta della torta” in circa 45 miliardi di dollari nel 2025. Ma i ricercatori della Kansas State University coinvolti in un progetto di ricerca promosso dallo stesso dipartimento dell’Agricoltura, ritengono che l’indebitamento riconducibile a questa categoria di finanziatori possa essere, sia pure con le dovute riserve, da due a tre volte superiore a quello contabilizzato nelle statistiche ufficiali. C’è anche l’evidenza delle difficoltà nella raccolta delle informazioni sul “vendor credit”, basata su indagini che presentano un tasso di risposta di appena il 33% nel 2025, contro il 68% del 2009.

Il fenomeno, osservano gli analisti, pone anche un’altra questione, associata al parziale trasferimento del rischio di insolvenza sulla filiera. Senza adeguate garanzie, un deterioramento simultaneo della solvibilità delle aziende agricole potrebbe, sul piano teorico, propagarsi dai produttori ai fornitori.

Il possibile effetto spillover sull’intero ecosistema dell’agribusiness è d’altro canto il riflesso della maggiore selettività del credito bancario e della crescente pressione finanziaria sulle aziende agricole, dopo anni di margini compressi, bassi prezzi delle commodity e alti costi degli input. A queste difficoltà si sono aggiunte più di recente le implicazioni sull’export delle tensioni commerciali tra Washington e partner strategici, come Ue e Cina, mentre il conflitto in Medio Oriente ha contribuito ad alzare l’asticella dei prezzi di fertilizzanti e carburanti. Le condizioni più restrittive imposte dal sistema bancario sono anche la conseguenza di un tendenziale deterioramento del credito agricolo, di casi di liquidazione forzata e procedure fallimentari e di un peggioramento del rapporto tra debito e attivo, balzato al 13,5 per cento.

La dimensione degli asset “primari” resta comunque robusta, totalizzando, secondo l’Usda, 4.470 miliardi di dollari nel 2026, per l’83% costituita dal capitale fondiario. Il problema, conclude l’analisi, non è solo la quantità di debito accumulata ma anche la sua frammentazione tra una pluralità di soggetti creditori. Su un campione di aziende distribuite in sette Stati del Midwest e del Sud si osservano in prevalenza tra 7 e 10 linee di credito distinte. Ma in alcuni casi l’esposizione è molto più segmentata, con realtà che hanno già superato quota 30.

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