La cultura a caccia di fundraiser, comunicatori e progettisti
Dalla mappatura di enti, musei e associazioni i nuovi fabbisogni formativi. La fondazione torinese ha deciso di investire 14 milioni nello sviluppo delle competenze entro il 2024
di Alessia Maccaferri
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Gli obiettivi sono ambiziosi: raggiungere due milioni di cittadini grazie a presidi culturali e civici sul territorio, moltiplicare per cinque l’efficienza e l’autonomia degli enti, aumentare del 20% i bambini e i ragazzi coinvolti in esperienza culturali così preziose per lo sviluppo della persona, attivare almeno 20 reti per la valorizzazione e l’attrattività dei territori. Per raggiungerli una fondazione come Compagnia di San Paolo ha a disposizione 134 milioni per il quinquennio che termina al 2024. Ma non basta avere le risorse, se non si hanno le competenze migliori. Per questo la Compagnia ha deciso di investire 14 milioni nella sviluppo delle competenze. «Guardiamo alla cultura come a un importante agente di sviluppo e sosteniamo un sistema formativo che alimenti le professioni della cultura stimolando il rafforzamento dell’intero comparto, perché sia componente vitale per la crescita della società» spiega Alberto Anfossi, segretario generale della storica fondazione.
Il punto di partenza è stata una Mappatura sulle professioni culturali emergenti in particolare, e dei loro percorsi formativi, condotta l’anno scorso tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. L’indagine, condotta da Cles e Associazione per l’Economia della Cultura, ha coinvolto oltre 400 enti tra associazioni, fondazioni, enti di formazione, musei e altre istituzioni, e 785 tra lavoratori dipendenti, collaboratori e consulenti.
Sono stati individuati ben oltre 70 profili professionali emergenti e il primo posto in graduatoria spetta agli esperti di comunicazione, seguiti da fundraiser/crowdfunder, project manager, progettisti culturali, networker/community manager e manager culturali. Alcune figure sono interessanti per la capacità di far dialogare il mondo della cultura con le nuove sfide come l’esperto ambientale/sustainability manager, l’innovatore sociale, l’innovatore tecnologico/digitale, il digital humanist, Ux/Ui designer.
Soltanto il 34% delle professioni emergenti può essere fatto rientrare nel mondo della cultura inteso classicamente, mentre per il 66% si tratta di professioni definite nell’ambito della presente ricerca come “Cross/Multi settoriali”. Per questi motivi emergono grandi difficoltà di reperimento dei profili professionali identificati: le professioni “core” culturali sono ritenute più facili da trovare, mentre alcune professioni “cross”, trasversali, tra cui alcune figure relativamente “nuove”, come progettisti culturali, fundraiser e le professioni legate al digitale, sono di più difficile reperimento.
Il 46% degli intervistati ha un’età compresa tra i 35 e 49 anni, mentre il 27,5% ha più di 50 anni. Si registra una bassa presenza di under 35 (circa 25%). Oltre il 70% dei soggetti intervistati è in possesso di una laurea. Su questo risultato pesa la rilevanza della componente femminile sul campione che possiede titoli di studio mediamente più elevati degli uomini. Inoltre si rileva un'ampia eterogeneità delle competenze e delle professioni presenti e la proporzione tra professioni culturali e non culturali risulta sorprendentemente paritetica.


