La cultura d’impresa sia forte di fronte alle crisi internazionali
Le politiche americane non devono destabilizzare le pratiche virtuose delle velocità decisionali che devono essere più celeri
3' min read
3' min read
Tutto si può rimproverare alla nuova presidenza americana salvo la mancanza di coerenza. Rarissima in politica tra l’enunciato in campagna elettorale e l’agito una volta nominati. Da qui lo stupore generale per la velocità, le modalità e l’ampiezza delle azioni lanciate dal capo degli Stati Uniti, pressato dalla smania di volersi accreditare rapidamente al cospetto dei grandi potentati mondiali, i quali, diversamente da lui, non hanno una data di scadenza. «Ogni potere è limitato dalla sua breve durata» Seneca. E se da una parte si cercano di calcolare i danni economici derivanti dalla guerra dei dazi, dall’altra risulta più complesso valutare le conseguenze che avranno sui valori aziendali la dichiarata demonizzazione delle iniziative Dei e la sconfessione delle politiche green, fondamenta di una cultura d’impresa che modera la ricerca esasperata del profitto e che dà contenuto ai temi della sostenibilità. Ventate di cambiamento che da oltreoceano rischiano di infiltrarsi negli interstizi delle aziende europee troppo impegnate, oggi, ad escogitare misure di contro dazi per chiudere tutte le fessure nelle proprie organizzazioni. E così si vedono già i primi segnali di un ripensamento delle politiche energetiche, giustificato dall’esigenza di aumentare una competitività diventata esistenziale, anche a scapito della tutela ambientale. E mentre negli Usa dilagano tra gli appaltatori federali le certificazioni anti-Dei, paradossalmente assimilabili alle nostrane anti mafia, ci si interroga se nelle nostre imprese ci siano sufficienti anticorpi per proteggere valori acquisiti, soprattutto per quanto riguarda la parità di genere. Fase convulsa nella quale diventa fondamentale l’ancoraggio al pilastro della valorizzazione delle competenze, imprescindibile per delineare i profili dei manager chiamati a gestire processi di adattamento al mutato contesto economico. Tra i quali prioritario è quello di sviluppare all’interno delle aziende una velocità decisionale spiccatamente più elevata rispetto a quella attuale. Obiettivo da portare avanti con il coraggio di rivedere in modo sostanziale sistemi, organizzazione e approccio al business. Il che significa puntare ad un significativo snellimento delle procedure interne, fattibile se supportato da una politica gestionale aperta all’accettazione di una certa tolleranza per gli eventuali errori. Ad una vera delega, che non consiste solo nell’appiattimento delle strutture troppo spesso finalizzato ad efficienze dei costi, ma che diventa efficace quando l’azienda mostra apertura verso l’assunzione di maggiori rischi. Ad una revisione del processo di presa di decisione, accettando che la condivisione, come pure il consenso, non siano passaggi obbligati qualora causino rallentamenti nei frangenti critici. Ad una presa di coscienza che puntare unicamente al target da raggiungere senza tenere conto della complessità del contesto esterno, può essere fuorviante in un momento di turbolenza politico / economica dov’è indispensabile una grande attenzione agli effetti collaterali legati alle decisioni. Tutti temi che comportano una rapida e seria riflessione all’interno delle aziende, in quanto incidono sui processi, la cultura gestionale e la definizione delle caratteristiche del leader. Figura che rassicura e supporta chi sbaglia, vedendo l’errore come un prezzo da pagare pur di non bloccare le iniziative. Che condivide la presa di rischio assumendosi le proprie responsabilità. Che ha una statura manageriale tale da gestire eventuali dissensi nel suo team, motivando anche gli scettici verso un obiettivo comune. Che ha la giusta apertura mentale per capire velocemente il quadro d’insieme e coniugare esigenze operative con visione strategica. Da anni le aziende puntano su manager flessibili, capaci di affrontare scenari complessi, resi tra l’altro più articolati dal fenomeno Ia. Ora essi sono chiamati a fare un importante salto qualitativo per reggere l’impatto di un contesto generale caratterizzato da una sorprendente imprevedibilità e da un’irrazionalità fine a se stessa. Ora per le società diventa prioritario difendere la propria cultura d’impresa per non rischiare di perdere l’anima, vero patrimonio aziendale, e con essa, le persone che ci credono.
Presidente Onorario
ERIC SALMON & PARTNERS

