La discarica «modello» di Peccioli porta 20 milioni di euro al territorio
di Silvia Pieraccini
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È l’esempio (raro) di come una discarica contestata dal territorio possa trasformarsi in un motore economico che produce ricchezza e sviluppo, e che diventa “amico” dei cittadini. La Belvedere di Peccioli, paese di cinquemila abitanti in provincia di Pisa, gestisce da vent’anni un impianto di smaltimento dei rifiuti che oggi tratta fino a mille tonnellate al giorno (circa 300mila tonnellate l’anno), provenienti dalle province di Pisa, Firenze, Prato e Massa Carrara, e produce energia da fonti rinnovabili.
Ma a rendere unica la Belvedere è soprattutto l’azionariato: si tratta infatti di una public company, col 64% del capitale detenuto dall’Amministrazione comunale e il 36% in mano ai cittadini (500 sono residenti nel comune), che partecipano attivamente alla conduzione dell’azienda.
Ora, in occasione dei 20 anni di vita, la società che dà lavoro a 100 persone (e ad altre 350 nell’indotto) ha affidato a Nomisma uno studio sulle ricadute economiche e sociali delle proprie attività. L’analisi ha svelato che nel 2016 Belvedere ha prodotto un impatto economico diretto sul territorio di oltre 20 milioni di euro, che salgono a 174,7 milioni considerando il periodo 2004-2016.
I 20 milioni di impatto diretto della Belvedere sono la somma delle ricadute sulle casse del Comune di Peccioli, pari a 13,7 milioni tra canoni per la concessione del terreno, dividendi e tasse locali; sulla cittadinanza, con un impatto di 2,8 milioni tra dividendi, interessi sulle obbligazioni e stipendi dei dipendenti; e sul sistema imprenditoriale locale, con 3,6 milioni di incasso da parte dei fornitori.

