La decisione di gennaio

La Fed lascia i tassi invariati: più incertezza per gli annunci di Trump

Per la banca centrale Usa il mercato del lavoro resta «robusto» e il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a livelli bassi. L’inflazione è ancora «elevata»

Jerome Powell. REUTERS/Kevin Lamarque/File Photo

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Tassi fermi. Con una decisione presa all’unanimità. È corale la risposta dei governatori della Federal reserve alle pressioni del nuovo presidente Donald Trump che chiede - come durante il primo mandato - tassi più bassi e dice di essere più esperto dei banchieri centrali in materia di costo del credito (ma, evidentemente, dal “suo” punto di vista di imprenditore). La Fed ha quindi lasciato il target dei Fed funds tra il 4,25% e il 4,50%, come a dicembre.

Nessun commento sulle critiche di Trump

Il presidente della Fed, Jerome Powell, non ha voluto commentare le dichiarazioni di Trump: «Non intendo fornire alcuna risposta o commento su quanto detto dal Presidente - ha detto in conferenza stampa in risposta a una domanda - Non è opportuno che io lo faccia. Il pubblico può essere certo che continueremo a svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto, concentrandoci sull’utilizzo dei nostri strumenti per raggiungere i nostri obiettivi e, in sostanza, mantenendo un basso profilo e lavorando sodo. Questo è il modo migliore per servire il pubblico». Ha inoltre negato di aver avuto contatti con il presidente.

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«Non aspettatevi nulla di diverso»

Sui rischi all’ìndipendenza della banca centrale, «questo è ciò che siamo e questo è ciò che facciamo - ha risposto Powell - Studiamo i dati, analizziamo come questi influenzeranno le prospettive e l’equilibrio dei rischi, e utilizziamo i nostri strumenti per cercare di offrire la nostra migliore comprensione, il nostro miglior pensiero, al fine di raggiungere i nostri obiettivi. È ciò che facciamo, è ciò che facciamo sempre. Non aspettatevi che facciamo nulla di diverso. Numerose ricerche dimostrano che è il modo migliore per una banca centrale di operare».

La Fed in attesa di capire le politiche concrete

Troppo presto anche per commentare gli annunci di Trump. «Penso che il Comitato sia in modalità di attesa per vedere quali politiche verranno effettivamente adottate. Non sappiamo cosa accadrà con i dazi, con l’immigrazione, con la politica fiscale o con la politica regolamentare. Stiamo appena iniziando a osservare e, in realtà, non stiamo ancora vedendo molto. Credo che dobbiamo lasciare che queste politiche vengano definite prima di poter anche solo iniziare a formulare una valutazione plausibile delle loro implicazioni per l’economia. Quindi stiamo guardando con attenzione - ha aggiunto - come facciamo sempre: non è diverso da qualunque altro cambiamento di politica che avviene all’inizio di un’amministrazione». Nessun commento anche sull’idea di Trump di ridurre l’inflazione riducendo i costi di carburanti ed energia e sulle dichiarazioni di Elon Musk, secondo il quale alla Fed lavorano troppe persone.

Dalle minacce di dazi incertezze sulle aspettative di inflazione

È vero però che gli annunci del presidente, soprattutto quelle sulle tariffe, hanno spinto verso l’alto le aspettative di inflazione. «Nell’attuale situazione - ha spiegato Powell - probabilmente c’è un livello di incertezza elevato a causa dei significativi cambiamenti politici in quattro aree, immigrazione, politica fiscale e politica regolamentare. Quindi è probabile che ci sia qualche elemento aggiuntivo di incertezza, ma dovrebbe essere transitorio». Powell ha inoltre ammesso che ci sono indicazioni «aneddotiche», non ancora evidenti nei dati aggregati, che le aziende più dipendenti dal lavoro degli immigrati, per esempio nel settore delle costruzioni, stanno incontrando difficoltà nel trovare lavoratori.

Disoccupazione bassa e inflazione elevata

La decisione era ampiamente attesa dagli analisti: a dicembre, i governatori avevano indicato che nel 2025 sarebbero stati possibili solo due altri tagli dei tassi, ovviamente se non dovesse modificarsi la situazione macroeconomica. Il comunicato emesso al termine della riunione del Comitato di politica monetaria (Fomc, Federal Open Market Committee) riconduce la decisione a due fattori: il tasso di disoccupazione, spiega, «si è stabilizzato a livelli bassi», mentre a dicembre appariva in rialzo, mentre le condizioni del mercato del lavoro sono «robuste» (si erano un po’ alleggerite il mese scorso). L’inflazione intanto resta «un po’ elevata» mentre il mese scorso aveva «fatto progressi verso l’obiettivo del 2%». È molto evidente il passaggio a un linguaggio che esprime uno scenario piuttosto statico, mentre nei mesi scorsi erano sottolineati i movimenti dei due principali obiettivi della politica monetaria Usa. Powell ha poi spiegato che il rialzo dei rendimenti a lungo termine «potrebbe rappresentare un irrigidimento delle condizioni finanziarie».

«Nessuna fretta di cambiare orientamento»

«Non abbiamo bisogno di aver fretta nel modificare il nostro orientamento» di politica monetaria, ha aggiunto Powell. «Sappiamo che ridurre la restrizione di politica monetaria troppo rapidamente o in misura eccessiva potrebbe ostacolare i progressi sull’inflazione. Allo stesso tempo, ridurla troppo lentamente o in misura insufficiente potrebbe indebolire eccessivamente l’attività economica e l’occupazione», ha aggiunto. Per nuovi tagli dei tassi «dobbiamo vedere ulteriori passi avanti» sull’inflazione.

Nuove critiche da Trump

Dopo la decisione, il presidente Usa Donald Trump è tornato a parlare della Fed. Non ha criticato esplicitamente la scelta di lasciare i tassi fermi, ma ha detto che la banca centrale Usa ha «fallito» nel compito di «fermare il problema che aveva creato con l’inflazione: lo farò io - ha continuato - riducendo le regole, spingendo per la produzione energetica americana, riequilibrando gli scambi commerciali internazionali e rilanciando la manifattura statunitense». «Se la Fed avesse trascorso meno tempo su DEI (diversità, equità, inclusione, ndr), ideologia di genere, energia ’verde’ e il ’falso’ cambiamento climatico, l’inflazione non sarebbe mai stata un problema. Invece, abbiamo subito la peggiore inflazione nella storia del nostro Paese!», ha argomentato, aggiungendo che la Fed ha fatto «un lavoro terribile nella regolamentazione delle banche».

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