Valute in guerra

La Fed spedisce al tappeto il superdollaro. È davvero la fine di un mito?

Nella settimana che ha messo le ali alle borse e risollevato i bond il dollar index piomba sotto la soglia psicologica dei 100 punti e l’euro balza oltre 1,12. Ma per molti analisti la reazione al dato sull’inflazione Usa rischia di essere eccessiva.

di Maximilian Cellino

(blackday - stock.adobe.com)

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Una settimana vissuta in trepidante attesa dei dati sull’inflazione Usa si è chiusa in gloria per i mercati azionari, pronti a festeggiare la discesa oltre le attese dell’indice dei prezzi con una nuova ondata di acquisti e nuovi primati (storici o comunque ultradecennali) degli indici. Il possibile passo indietro della Federal Reserve su eventuali ulteriori rialzi dei tassi oltre quello che resta scontato per la riunione del 26 luglio ha fatto scendere i rendimenti obbligazionari e ridotto i differenziali esistenti fra gli Stati Uniti e il resto del mondo, portando in dote con sé un altro movimento forse meno evidente al grande pubblico, ma di rilievo assoluto: la frenata del dollaro e il conseguente balzo del cambio con l’euro ai massimi dell’anno, oltre quota 1,12.

La debacle del dollar index

Sulla carta per il biglietto verde quella alle spalle è stata in termini assoluti la seconda peggior settimana post-Covid, con il dollar index (il valore che misura l’andamento rispetto al paniere ponderato delle altre valute mondiali) piombato al di sotto della quota psicologica dei 100 punti per la prima volta dall’aprile dello scorso anno. «Il calo del dollaro non è stato una sorpresa dopo i dati sull’inflazione, ma appare esagerato rispetto agli attuali differenziali dei tassi», avverte però Alex Cohen, strategist sui cambi di BofA

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Il calo del dollaro non è stato una sorpresa dopo i dati sull’inflazione, ma appare esagerato rispetto agli attuali differenziali dei tassi

BofA Alex Cohen

La sua idea è che la valuta Usa parta sì da un livello di sopravvalutazione e che subisca un consensus ribassista da parte degli operatori, ma che non sia condannata dai fondamentali, non ancora almeno: «A nostro avviso l’atterraggio morbido è lo scenario più negativo per il dollaro e più positivo per la propensione al rischio», ricorda Cohen, che nonostante i dati diffusi nelle ultime settimane ritiene questa ipotesi «non realistica perché l’inflazione di fondo rimane molto elevata negli Stati Uniti e i forti effetti base possono essere fuorvianti dato che la maggior parte di essi è ormai alle spalle». Le svendite appena viste possono quindi apparire «giustificate», ma quando si sposta lo sguardo oltre il breve termine non sembrano in realtà sostenibili.

Movimento eccessivo o no?

Non manca per la verità chi, come Ubs Global Wealth Management, crede che un’eventuale debolezza dei dati sui consumatori statunitensi, in particolare quelli sulle vendite al dettaglio in programma martedì 18 luglio, possa «ripercuotersi di nuovo contro il dollaro» e indica il cambio con l’euro all’interno di una fascia di oscillazione «compresa fra 1,10 e 1,15». L’atteggiamento degli operatori sembra tuttavia più cauto adesso, anche in vista degli imminenti appuntamenti: «È probabile che l’euro/dollaro si consolidi intorno ai livelli attuali nelle due settimane che rimangono prima della riunione Fed», sostiene Roberto Mialich, strategist sulle valute di UniCredit

Gli investitori attenderanno il messaggio di Jerome Powell prima di far salire ancora il cambio

UniCredit Roberto Mialich

Gli appuntamenti chiave della settimana

Questo perché gli investitori «sceglieranno probabilmente di attendere e vedere quale messaggio il presidente, Jerome Powell, trasmetterà durante la conferenza stampa, in particolare se ripeterà che è ancora necessaria un’ulteriore stretta, prima di far salire ancora il cambio». Allo stesso modo, Mialich avverte che i dati sull’inflazione nel Regno Unito e in Giappone previsti rispettivamente per mercoledì 19 e venerdì 21 luglio «sono destinati a rappresentare due seri test per il forte rally che la sterlina e lo yen hanno registrato nei confronti del dollaro». La notizia della scomparsa prematura del superdollaro è insomma stata forse leggermente esagerata.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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