Competitività

La Germania può ripartire se diventa protagonista nella trasformazione digitale

Le pressioni che arrivano da Usa e Cina sono così forti che serve anche un’azione coordinata a livello Ue su investimenti e norme

Una persona tiene in mano un cartello con la scritta “L’economia tedesca è in pericolo” e “Senza crescita economica, non ci sono posti di lavoro sicuri” durante una manifestazione nei pressi della Porta di Brandeburgo a Berlino, dove le associazioni imprenditoriali tedesche chiedono una svolta economica. (EPA/Hannibal Hanschke)

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Un tempo etichettata come il “malato d’Europa”, la Germania è di nuovo in sofferenza. La sua economia sta rallentando in modo più marcato rispetto al resto d’Europa e potrebbe essere in recessione. Riuscirà a riprendersi presto?

I fattori alla base della scarsa performance tedesca non sono difficili da individuare. Come in gran parte del mondo sviluppato, la crescita della produttività va a rilento da tempo. Inoltre, dopo la pandemia Covid-19, l’inflazione – compreso l’aumento dei prezzi dell’energia – ha pesato sulla crescita. La guerra in Ucraina ha aggravato questi venti contrari, non da ultimo costringendo l’Europa a rimpiazzare i combustibili fossili russi con prodotti sostitutivi più costosi. L’aumento dei prezzi dell’energia ha colpito in modo particolare l’economia tedesca, fortemente industriale.

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La Germania sta anche affrontando un calo della domanda per le sue esportazioni, a causa del rallentamento della crescita globale, della debolezza dei principali mercati (in particolare la Cina) e dell’aumento della concorrenza straniera nel settore dell’auto e dei macchinari industriali avanzati. Ma le esportazioni sono fondamentali per il modello economico tedesco: il Paese ha da tempo accumulato avanzi commerciali (e delle partite correnti) per compensare l’insufficiente domanda aggregata interna.

Poi ci sono le carenze di manodopera del sistema economico. Come nella maggior parte dei paesi sviluppati e in Cina, la popolazione tedesca sta invecchiando. Con 1,35 nascite per donna, la fertilità è ben al di sotto del tasso di sostituzione, pari a 2,1. Se a ciò si aggiunge la crescente longevità, l’indice di dipendenza della Germania – la proporzione di persone a carico (anziani e giovani) rispetto alla popolazione in età lavorativa – è in aumento, mettendo a dura prova i sistemi di sicurezza sociale e di assistenza sanitaria. La forza lavoro si è già stabilizzata a circa 44 milioni e, a meno che non cambi qualcosa di sostanziale – ad esempio, la partecipazione alla forza lavoro o l’aumento della migrazione netta – inizierà a ridursi entro il prossimo decennio.

L’ultima volta che la Germania ha affrontato sfide economiche così serie, alla fine degli anni ‘90, il governo, in collaborazione con l’industria e il lavoro, ha attuato riforme di vasta portata. Questo sforzo ha incluso un cambiamento strutturale cruciale: i settori industriali tedeschi si sono spostati ad occupare i segmenti ad alto valore aggiunto delle catene di fornitura, mentre altri segmenti si sono spostati in paesi a basso costo, comprese nelle emergenti economie post-comuniste dell’Europa centrale e orientale. Nel 2006, la Germania ha superato le altre grandi economie europee e ha continuato a farlo fino al 2017.

Per replicare questo successo oggi sarebbe necessario che la Germania si spostasse in prima linea nella “trasformazione digitale”. Fortunatamente, alla Germania non mancano il talento, l’attività imprenditoriale o la capacità innovativa. BioNTech, con sede a Magonza, è un’azienda leader nello sviluppo di vaccini e trattamenti contro il cancro, con un’impronta globale in crescita. Berlino, Monaco e Amburgo vantano ecosistemi imprenditoriali e centri di innovazione. Quarantasei imprese unicorno in Germania – per lo più operanti in settori legati alle tecnologie digitali – hanno ricevuto finanziamenti da venture capital e società di private equity nazionali e internazionali.

Ma i progressi tecnologici avvengono più rapidamente in mercati molto grandi e integrati, perché i rendimenti dei costosi investimenti iniziali nell’innovazione sono più elevati quando il mercato totale affrontabile è più grande. Ciò significa che i progressi in Germania dipenderanno in modo significativo dalla politica europea.

Alcuni potrebbero obiettare che il problema principale è che l’economia mondiale sta diventando più frammentata, più complicata e meno aperta, forse in modo permanente. E questo crea serie sfide, soprattutto per un’economia industriale orientata all’esportazione come quella tedesca.

Ma un ostacolo ancora più grande al cambiamento strutturale dell’economia guidato dal digitale, soprattutto in Germania, è il crescente divario tecnologico-digitale tra l’Unione Europea e le altre due potenze economiche globali, gli Stati Uniti e la Cina. Si potrebbe essere tentati di minimizzare l’importanza di questo divario, perché le divergenze possono apparire in qualsiasi settore nel tempo e tra i vari paesi. Ma le tecnologie digitali non costituiscono un solo settore; sono essenziali per la trasformazione tecnologica e strutturale di ogni settore economico, compresa la produzione industriale.

Nel suo rapporto sulla competitività europea del settembre 2024, Mario Draghi, ex capo della Banca centrale europea e primo ministro italiano, ha esaminato le principali cause del deficit tecnologico della Ue. Forse purtroppo per la Germania, alcune di esse – ad esempio la carenza di ricerca di base in campo scientifico e tecnologico – possono essere affrontate solo a livello europeo, in quanto richiedono finanziamenti e amministrazione centralizzati. Allo stesso modo, l’integrazione del settore dei servizi e del mercato dei capitali – fondamentale per consentire agli innovatori europei di sfruttare appieno i vantaggi della sua grande economia – richiederà un’azione coordinata tra i vari paesi.

Potrebbe anche essere necessario riconsiderare gli approcci normativi a livello europeo. Allo stato attuale, le mega-piattaforme che supportano i più grandi sistemi di cloud computing – che generano spin-off, finanziano la ricerca di base (soprattutto nel campo dell’informatica quantistica, dell’intelligenza artificiale e delle applicazioni dell’Ia nella scienza) e sostengono lo sviluppo dell’Ia – sono situate principalmente negli Stati Uniti e in Cina.

Certo, i principali operatori – Microsoft Azure, Amazon Web Services e Google – hanno creato grandi centri dati in Europa, compresa la Germania, per servire i mercati locali, sfruttare i profondi bacini europei di talenti scientifici, e rispettare le norme della Ue in materia di protezione dei dati e i regolamenti sull’Ia. Ma non esistono entità nazionali comparabili. Ciò ha contribuito a un orientamento normativo e politico verso la mitigazione del rischio e la sicurezza dei dati, mentre si è prestata meno attenzione allo sfruttamento del potenziale di crescita della tecnologia e alla creazione di un ambiente favorevole alla trasformazione strutturale digitale.

Un ultimo imperativo per l’Europa – e in particolare per la Germania – è quello di progredire nella trasformazione digitale dei settori industriali, tra cui quello automobilistico, dove i progressi della Cina nel campo delle batterie per veicoli elettrici e dell’energia solare rappresentano un’enorme minaccia competitiva. Ciò richiederà alle aziende storiche di superare l’inerzia organizzativa e di abbandonare vecchie mentalità e modelli obsoleti. E, cosa ancora più importante, richiederà un’ingegneria del software su vasta scala. Ma attualmente l’Europa non ha abbastanza persone qualificate per questi lavori. Anche se un’impennata della produttività dell’ingegneria del software, alimentata dall’Ia, potrebbe contribuire ad alleggerire questa strozzatura, sarà comunque indispensabile una grande quantità di talenti ingegneristici. Modifiche alle politiche di immigrazione possono essere d’aiuto in questo senso.

Ma c’è motivo di un cauto ottimismo. La startup cinese DeepSeek ha appena stupito il mondo dell’Ia dimostrando che un modello linguistico di grandi dimensioni all’avanguardia può essere addestrato in modo più economico e con meno potenza di calcolo di quanto si pensasse. Questa scoperta potrebbe ridurre il deficit della Ue nell’infrastruttura informatica necessaria a supportare lo sviluppo avanzato dell’Ia, creando così l’opportunità per la Germania, e per l’Europa in generale, di colmare il divario con gli attuali leader tecnologici mondiali. Ma il successo sarà possibile solo se i leader della Ue, i governi nazionali e l’industria lavoreranno insieme per mobilitare il capitale umano richiesto e realizzare gli investimenti necessari, non da ultimo nelle infrastrutture digitali.

Michael Spence è premio Nobel per l’economia 2001

Copyright: Project Syndicate, 2025

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