La giovane Italia della Davis, unita e vincente
Ventenni, affiatati e compatti, trascinati dal leader Jannik Sinner, numero 4 del mondo: la forza del gruppo è uno dei fattori di successo degli azzurri
di Eliana Di Caro
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Si tinge di un bellissimo azzurro l’Insalatiera d’argento della Coppa Davis 2023: l’azzurro di un’Italia che a Malaga batte l’Australia in finale 2-0 e conquista un titolo che aspettavamo dal 1976, trascinata dal leader Jannik Sinner, numero quattro del mondo, un ventenne come gli altri componenti di questa squadra affiatata e grintosa. Incluso il “tifoso speciale” Matteo Berrettini, sempre presente in panchina a urlare e cercare lo sguardo dei compagni.
La forza del gruppo
Quando l’Italia giocò l’ultima finale (persa contro la Svezia a Milano), nel 1998, Sinner, Lorenzo Musetti e Matteo Arnaldi non erano nati. E la forza di un gruppo giovane e unito, con il suo mix di leggerezza e fame di vittorie, guidato dal capitano Filippo Volandri, è uno dei fattori di successo di questo percorso. A metà settembre a Bologna, senza Jannik in recupero dopo la maratona degli Us Open, i punti determinanti sono arrivati da Arnaldi e Lorenzo Sonego contro un insidioso Cile (abbiamo ancora negli occhi i quattro match point annullati da Sonego a un incredulo Jarry), con cui la coppia Musetti-Sonego vinse anche il doppio. L’ultimo scoglio, per l’approdo a Malaga, era la Svezia: bastava un punto, nel conteggio incrociato, ed è stato quello di Arnaldi contro Leo Borg.
La fase decisiva
Con Sinner nella fase finale, l’Italia era una delle candidate alla vittoria, ma si sa che nella Davis può succedere di tutto e la Serbia di Novak Djokovic incombeva minacciosa. Qui si è sentito il plus del numero quattro del mondo, sia ai quarti con l’Olanda (2-1 per l’Italia) sia in semifinale con i serbi, quando ha superato Djokovic prima di tutto nella forza mentale, neutralizzando quei tre match point senza tremare, e poi con il tennis che conosciamo: profondità e peso dei fondamentali, grande mobilità, capacità di variare quando serve, il servizio risolutivo nei momenti importanti. Gli stessi ingredienti che ha inflitto all’australiano De Minaur, spazzato via 6-3, 6-0 dopo la sofferenza del match di Arnaldi con Alexei Popyrin, portato a casa 6-4 al terzo con un carico di tensione che ci ricorderemo sempre. Due a zero all’Australia, dunque, senza aver bisogno di giocare il doppio. E proprio il doppio Sinner-Sonego, decisivo nelle sfide con Olanda e Serbia, sorretto da un’intesa caratteriale che lo rafforza ulteriormente, è una delle belle sorprese di questa Davis: l’uno valorizza il gioco dell’altro, le fragilità sbiadiscono. E i loro sorrisi parlano più di qualunque vincente.
Un nuovo ciclo
È allora davvero cominciato un nuovo ciclo, dopo quello di Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli che conquistarono la Davis in Cile 47 anni fa (celebrati nella bella serie Tv Una squadra, diretta da Domenico Procacci). Per ora il prossimo appuntamento è al Quirinale, all’inizio del 2024 (non c’è ancora una data, dopo aver scartato il 21 dicembre) per ricevere i complimenti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella!



