Supercomputer e automotive

«La guida autonoma non è ancora arrivata perché la pensiamo sullo stesso piano di quella umana, meglio separarle»

Disegnando, spiega Andrea Pontremoli, ad e socio di Dallara, lo sviluppo delle città future su livelli diversi, con auto che vanno sottoterra e auto che volano.

di Simona Rossitto

Andrea Pontremoli, ad di Dallara

4' min read

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Siamo già pronti, a livello di tecnologie, per l'auto a guida autonoma che non è ancora arrivata perché si cerca di far coesistere la guida umana con la guida autonoma; scopriremo che è più semplice separarle, facendole viaggiare su piani diversi, come succede già a Las Vegas. E' il punto di vista di Andrea Pontremoli, amministratore delegato e socio di Dallara che investe in nuove tecnologie il 15-20% del fatturato, ed è tra le società pioniere nell'uso del supercomputer in Italia grazie al quale, combinato con l'intelligenza artificiale, il gruppo può sperimentare e innovare risparmiando costi. «Quando sottoponiamo la vettura a un crash test, possiamo distruggere la nostra vettura virtuale migliaia di volte, se dovessimo farlo con una vettura reale avremmo costi insopportabili», dice Pontremoli.

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Dallara è tra le prime aziende in Italia nell’utilizzo del supercomputer, che cosa vi ha spinto a questa scelta?

In azienda noi abbiamo un mantra: per poter essere innovativi e usare le tecnologie in maniera innovativa, bisogna poter sbagliare. Il nostro obiettivo è quello di lavorare sull’errore. Noi cerchiamo di sbagliare il più possibile, il più velocemente possibile ed al costo più basso. Questo concetto è la base dell’innovazione; se non si può sbagliare si fa solo quello che si sa fare, restando conservativi . Il problema che si pone l’imprenditore è: come posso sbagliare continuamente senza far fallire l’azienda? La soluzione si trova grazie alla sperimentazione attraverso modelli matematici nelle aree in cui lavoriamo, cioè nell’aerodinamica, nell’uso dei materiali super leggeri come la fibra di carbonio e nella dinamica del veicolo (studio del comportamento della vettura al variare di parametri come potenza motore, efficienza aerodinamica, peso vettura, pneumatici, etc). Il supercomputer ci permette di fare tutto ciò in maniera veloce e senza produrre niente di fisico, si usano i digital twin (gemelli digitali).Tanto più è potente il computer tanto più sarà raffinata la mia simulazione, potendo simulare migliaia di configurazioni, e tanto più si potrà risparmiare. Ad esempio, quando sottoponiamo la vettura ad un crash test, possiamo distruggere la nostra vettura virtuale migliaia di volte, se dovessimo farlo con una vettura reale avremmo costi insopportabili. Il super computer va anche oltre i risparmi di costi, permettendoci di fare cose che nella realtà non si potrebbero fare.

Ad esempio?

Se porto la vettura reale in pista ci sarà una temperatura, una densità dell’aria, un’umidità definite da quel giorno in quella località, con le simulazioni posso provare a tutte le temperature in qualsiasi pista del mondo senza spostarmi attraverso il simulatore di guida professionale: un meraviglioso strumento che permette a un pilota di guidare un’auto mai costruita, visto che guida solo modelli matematici.

Come combinate l’uso del super computer con l’intelligenza artificiale?

Stiamo vivendo un’era in cui ci sono due distruptive technology nello stesso momento: l’intelligenza artificiale e il super computing. Con la prima posso imparare dalla mole di dati, tirando fuori correlazioni che rappresentano la realtà attraverso algoritmi. Applicando l’intelligenza artificiale a potenze elaborative inimmaginabili fino a qualche anno fa, il risultato diventa esplosivo. Applicandole all’automotive, si potranno fare centinaia di milioni di prove diverse, studiando forme e modelli ‘pensati’ direttamente dal computer. Queste due technology assieme potranno darci modelli di mobilità a cui non abbiamo mai pensato, ad esempio usare lo spazio nella sua interezza, combinando vari elementi, come accade già a Las Vegas dove ci sono collegamenti sotterranei a guida autonoma tra ristoranti, alberghi, aeroporto.

Qu ando la guida autonoma arriverà in Italia?

Noi abbiamo già prodotto auto da competizione a guida autonoma. Tre anni fa la Dallara ha fornito tutte le vetture alla prima gara negli Usa, a Indianapolis, chiamata Indy Autonomous Challenge, tra macchine a guida autonoma, che utilizzavano sistemi di intelligenza artificiali messi a punto da varie università. Nell’ultimo campionato ha vinto l’Italia con il Politecnico di Milano ad oltre 300km/ora. Tre settimane fa abbiamo firmato un accordo per realizzare una nuova generazione di vetture per un evento l’anno prossimo negli Emirati Arabi in quella che sarà la più grande gara al mondo di auto a guida autonoma. In conclusione, dunque, le tecnologie per la guida autonoma ci sono già. Noi non abbiamo inventato niente, abbiamo comprato tecnologie già disponibili sul mercato, anche a basso prezzo, la vera differenza l’hanno fatta i ragazzi delle università realizzando gli algoritmi. Tra quale giorno, il 16-17 e 18 giugno a Monza ci sarà per una gara delle Indy Autonomous Challenge con le Università italiane in prima fila.

Come si concilia la guida autonoma con una rete 5G ancora immatura nel nostro Paese per sostenere tale tecnologia?

In realtà la vera difficoltà della guida autonoma è far coesistere gli umani con il computer. Già oggi il pilota di un aereo quando ci sono condizioni proibitive fa atterrare il veicolo con la guida autonoma. Siamo arrivati così avanti sull’aereo e non sulle auto perché, nel primo caso, non c’è un ragionevole pericolo di un bambino che attraversi la pista di un aeroporto. Il futuro, secondo me, non sarà quello di far coesistere sullo stesso piano guida autonoma con auto guidate dagli umani, ma ci sarà uno sviluppo delle città disegnato separando la guida umana dalla guida del computer. Immagino, dunque, lo sviluppo delle città future con piani diversi, con auto che vanno sottoterra e auto che volano.

In quanto tempo prevede uno scenario del genere?

Stiamo parlando di qualche anno. E’ molto più facile regolare il cielo che la terra. Nello spazio si hanno, infatti, tanti livelli da poter utilizzare. La guida autonoma non è ancora arrivata perché stiamo facendo coesistere uomo con auto, scopriremo che è più semplice separarli.

Quanto investe Dallara in nuove tecnologie, prevedete un trend di crescita?

Noi investiamo il 15-20% del nostro del nostro fatturato, quindi decine di milioni l’anno, in nuove tecnologie. Aumenteremo gli investimenti in tecnologia perché aumenterà il fatturato che nel 2023 stimiamo in crescita tra il 30-40 per cento.

Pensate a una quotazione in Borsa per crescere ancora?

Noi stiamo lavorando sull’innovazione, c’è una richiesta fortissima, ma siamo un’azienda familiare, che dà lavoro a 780 dipendenti. Il nostro modello è di reinvestire tutti gli utili in azienda, in questo momento i nostri profitti ci permettono di finanziare gli investimenti che vogliamo fare per far crescere le nostre conoscenze.

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