Francia

La legge sull’immigrazione spacca la maggioranza di Macron

Concordato con i neogollisti, il provvedimento ha ricevuto anche i voti della destra lepenista mettendo in difficoltà il presidente. Si dimette il ministro della Sanità

di Riccardo Sorrentino

Il presidente francese Emmanuel Macron

3' min read

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Il «bacio della morte». È stata chiamata così la scelta del Rassemblement National di Marine Le Pen, che ha votato ieri all’Assemblée Nationale la nuova legge sull’immigrazione, dividendo i deputati del partito del presidente Emmanuel Macron che hanno vissuto l’intera vicenda come «una deflagrazione». Al punto che il ministro della Sanità, Aurélien Rousseau, ha dato le dimissioni.

I voti dell’estrema destra

Gli 88 voti dell’estrema destra, spiega la maggioranza, non sono stati determinanti per l’approvazione ma i numeri non quadrano del tutto: la legge ha ricevuto 349 sì contro 186 no. Se Rn avesse votato contro, l’esito sarebbe stato di 274 no contro 261 sì; solo se si fosse astenuto il testo sarebbe passato. È anche possibile però che almeno alcune delle defezioni della maggioranza siano state motivate proprio dall’appoggio annunciato dai lepenisti. Hanno votato contro almeno 20 deputati del partito del presidente, oltre a 5 del Mouvement Démocrate e due di Horizons, che sostengono il governo. Altri 32 deputati della maggioranza si sono astenuti. Diversi hanno votato per disciplina di partito, o per lealtà verso il presidente.

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Il malessere dei macroniani non riguarda però soltanto il sostegno di Rn. La legge, da tempo in discussione, è stata finalmente approvata solo dopo una decisa virata “a destra” del governo di Elizabeth Borne che gli ha permesso di ottenere - fuori dalla maggioranza - i consensi dei Républicains (62 voti), i neogollisti, mentre la sinistra e i centristi si sono opposti.

Macron ha riconosciuto presto la trappola della destra, e martedì si era riservato di non promulgare il testo e di chiedere un secondo voto nel caso in cui i lepenisti fossero risultati determinanti. Ora invece, scatenando le proteste dei neogollisti ha presentato ricorso al Conseil Constitutionnel, come vogliono fare per altri motivi le opposizioni, perché riconosca illegittime alcune concessioni alla destra repubblicana che a lui non piacciono e che sono indigeribili da una parte importante del suo partito: le quote pluriennali, il reato di soggiorno irregolare e le limitazioni ai ricongiungimenti familiari.

Anche a livello locale sale la fronda: i trentadue dipartimenti governati dalla sinistra, e la città di Parigi, hanno deciso di disapplicare la legge, nei limiti del possibile. Per gli immigrati esclusi da alcune prestazioni sociali verranno costituiti delle Allocations d’autonomie, in sostanza dei fondi dedicati a integrare quanto il governo dovrà togliere.

Meno diritti

Il testo ha segnato una svolta a destra persino per i neogollisti, che hanno evocato lo spirito di Charles Pasqua, ex ministro degli Interni, partigiano e sovranista, al quale si devono le leggi del ’93 sull’immigrazione. La legge approvata ieri ammette alle prestazioni sociali gli immigrati residenti in Francia dopo cinque anni se sono senza lavoro, dopo tre mesi se occupati (oggi dopo sei mesi in ogni caso). Costoro potranno ottenere sostegni per gli alloggi solo dopo 30 mesi. Il reato di soggiorno irregolare sarà punito con un anno di prigione e un’ammenda di 3.750 euro. Saranno costituiti undici nuovi Centres de rétention administrative. Viene limitato lo jus soli, mentre gli studenti stranieri dovranno versare una cauzione, che Macron ha giudicato «una cattiva idea». Vengono inoltre istituite delle quota di immigrazione (ma non per i richiedenti asilo). Mantenuta l’assistenza medica di Stato, la cui soppressione era voluta da RN, anche se i repubblicani hanno ottenuto dal primo ministro l’impegno a riformarla.

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