La libertà d’azione degli amministratori nelle scelte gestorie
Il cambiamento climatico, le crisi finanziarie, il covid, i conflitti che dilaniano l’agenda delle diplomazie mondiali si pongono come fattori di disruption, offrendo una frammentazione desueta dopo decenni di fideistica confidenza nella globalizzazione
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L’attuale scenario globale di policrisi pone la centralità del trade off sostenibilità, oramai ineludibile nel contesto contemporaneo, vs. competitività, elemento cruciale nella transizione egemonica nel confronto geopolitico.
Il cambiamento climatico, le crisi finanziarie, il covid, i conflitti che dilaniano l’agenda delle diplomazie mondiali si pongono come fattori di disruption, offrendo una frammentazione desueta dopo decenni di fideistica confidenza nella globalizzazione.
Al contrario, le molteplici transizioni in corso, su tutte quella ecologica e digitale – le cosiddette twin transitions – che si intersecano e si confrontano con le gravi contingenze dell’ambiente e delle risorse, perseguono l’obiettivo, che deve essere globale, di aprire nuovi spazi al progresso e all’inclusione sociale.
Ecco che i grandi temi dell’indipendenza energetica, delle energie rinnovabili, delle materie prime e della tecnologia – su tutte l’intelligenza artificiale –, condizionano quella competitività strategica che tutti i Paesi vogliono governare. Da qui nascono dazi, aiuti di Stato, misure di protezione, rilanciando nelle democrazie liberali la dialettica tra politica industriale ed economia di mercato.
Il Green Deal diventa il bersaglio perfetto: tacciato di ideologia e sovra regolamentazione, è ritenuto responsabile di aver stimolato una rischiosa extra domanda di strumenti finanziari green e di aver indebolito la competitività industriale europea, soprattutto l’automotive in Italia e Germania, a favore di economie come India e Cina. Eppure, non va sottovalutato il suo ruolo nel riorientare i capitali privati verso un’economia carbon neutral o al più low carbon.

