La luce smart di iGuzzini illumina l’arte
di Giovanna Mancini
ai preferiti su Google
3' min read
3' min read
Sullo smartphone appare una piccola luce blu che indica la nostra posizione all’interno dello stand e la direzione verso cui siamo rivolti. Camminando lungo la parete, sul dispositivo compaiono le informazioni dei prodotti a cui ci avviciniamo di volta in volta. Con la stessa applicazione possiamo sapere in quale punto dello stand, in quel momento, si concentra il maggior numero di persone, o quale strada percorrere per raggiungere il più velocemente un determinato luogo. Il tutto, sfruttando non i tradizionali (e imprecisi) sistemi Gps e Wi-Fi, ma la piattaforma di connettività e dati messa a disposizione dalle sorgenti di luce.
«Noi ci siamo: abbiamo le tecnologie e i prodotti e siamo pronti ad applicarli in qualunque ambito assieme ai partner che vorranno raccogliere questa sfida con noi». Andrea Sasso, amministratore delegato dell’azienda iGuzzini, specializzata in apparecchi e sistemi di illuminotecnica, ci tiene molto a sottolineare questo punto: di Intelligence of Light (IoL) e di Internet of Things (IoT) si fa un gran parlare da anni, ma la sensazione è spesso che ancora siamo nell’ambito del teorico.
E invece no. L’azienda marchigiana, che da anni investe nelle tecnologie digitali (dalle sorgenti luminose a Led fino ai sistemi più evoluti di illuminazione intelligente), ha già realizzato alcuni interventi concreti che sfruttano queste soluzioni e a Francoforte, in occasione della fiera Light&Building dedicata al settore illuminotecnico, ha presentato alcune stanze in cui sperimentarne gli effetti, oltre a alle due esperienze pilota finora realizzate: gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova (settembre 2017) e la Royal Academy of Arts di Londra (ottobre 2017).
Nel primo caso, iGuzzini ha usato tecnologie IoT per recepire e trasmettere informazioni ambientali, utili a mantenere costante la colorazione e la temperatura della luce, in modo da migliorare l’esperienza dei visitatori. Per l’ Academy londinese, invece, è stata adottata la tecnologia Bluetooth che, in associazione con un sensore intelligente (il Beacon), offre servizi di raccolta e trasmissione di dati per accompagnare le persone nel percorso.
«Da italiani, siamo orgogliosi che le prime applicazioni siano avvenute nei beni culturali», commenta Sasso, anticipando anche le prossime operazioni: i dipinti del Tintoretto all’interno della Scuola di San Rocco a Venezia e la Pietà di Michelangelo.

