La mostra del cinema omaggia De Sica e aspetta la commedia horror di Tim Burton
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Sarebbe stato felice ieri Vittorio De Sica a vedere celebrato in preapertura dell’81esima Mostra del cinema di Venezia uno dei suoi film meno capiti dalla critica (ma non dal pubblico), L’oro di Napoli. Filmauro e Cinecittà hanno voluto omaggiare il regista a 50 anni dalla morte e a 70 anni dall’uscita in sala della pellicola, realizzando un restauro digitale in 4 K, proiettato ieri in prima mondiale al Lido, a cura di Cinecittà per iniziativa della Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis.
Prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, ispirato dall’omonima raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, L’oro di Napoli era stato scritto dallo stesso De Sica e da Zavattini e interpretato dai grandi di allora (e ancora di oggi): Totò, Sophia Loren, Silvana Mangano, Paolo Stoppa, Eduardo De Filippo, Tina Pica e lo stesso Vittorio De Sica.
Per uno che aveva già realizzato capolavori come I bambini ci guardano (1943), Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952) – Sciuscià e Ladri di biciclette vinsero l’Oscar come migliore film straniero e ancora due ne avrebbe guadagnati in seguito con Ieri, oggi, domani e Il giardino dei Finzi Contini – L’oro di Napoli sembrò una commediola, un puro esercizio per cercare il consenso al botteghino. E, invece, rivisto ora, nella versione restaurata si intravedono tutti i crismi della Commedia all’italiana, che prendeva allora l’avvio e di cui anche De Sica sarebbe stato uno dei maggiori esponenti dopo esserlo stato anche per il Neorealismo. Una Napoli, raccontata in sei episodi, e magari macchiettistica, ma con l’anima intatta che mostrava tutti i difetti dell’italiano medio, di cui il cinema seppe farsi beffe, soprattutto con Alberto Sordi, di cui De Sica sostenne gli esordi.
L’oro di Napoli ebbe giustizia solo in seguito, fu selezionato tra i 100 film italiani da salvare, mentre Silvana Mangano ottenne nel 1955 il Nastro d’argento come migliore attrice protagonista e Paolo Stoppa come migliore interprete maschile.
Il lungo lavoro di restauro si è concentrato soprattutto sulla pulizia delle macchie e delle vecchie giunte riparate a scotch e sulle righe, graffi e spuntinature, a partire dal negativo scena 35mm e dal negativo colonne ottiche 35mm mono, sotto la supervisione artistica di Andrea De Sica.


