L’intervista

«La musica diventi una presenza centrale nel percorso educativo delle nuove generazioni»

Uto Ughi. Il maestro, tra i più grandi esponenti della scuola violinistica italiana, spiega in anteprima a Il Sole 24 Ore il progetto di riforma per far sì che l’educazione musicale non sia più marginale nelle scuole

di Claudio Tucci

Uto Ughi. (Photo by Andreas SOLARO / AFP)

6' min read

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Musica, maestro! Perché note, spartiti, strumenti, melodie hanno una formidabile valenza pedagogica, e per questo, ci racconta uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana, il maestro Uto Ughi, è necessario rendere la musica «una presenza più centrale nel percorso educativo e formativo delle nuove generazioni». Davanti a una tazza di caffè nella sua dimora romana, e reduce, sabato, dall’esibizione davanti a Papa Francesco, nell’Aula Paolo VI, per il Giubileo della Comunicazione - dove il maestro e la sua orchestra hanno suonato brani di Bach e Oblivion di Astor Piazzolla, autore argentino molto apprezzato da Papa Bergoglio - Uto Ughi parte dalla sua infanzia (a sette anni la prima esibizione in pubblico) per spiegare il perché oggi l’educazione musicale «non debba essere considerata marginale, ma una parte fondamentale della crescita culturale e personale dei giovani».

Siamo di fronte a un manifesto, una vera riforma quella che propongono Uto Ughi e la Fondazione Uto Ughi (con i consiglieri Gianni Letta, Francesco Micheli e Luca Fossati) al ministro Giuseppe Valditara. Provando a invertire un dato di fatto: con le ultime revisioni degli ordinamenti scolastici, l’educazione musicale è rimasta materia curriculare solo nel primo ciclo (ma non più di due ore a settimana dalla primaria alle medie); mentre alle superiori c’è il liceo a indirizzo musicale e coreutico, ma in tutti gli altri indirizzi la musica non c’è, è una scelta opzionale.

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Maestro, il primo passo per invertire la rotta è il recente protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione e del Merito?

Sì. La Fondazione Uto Ughi ha firmato questo accordo per sensibilizzare e coinvolgere gli studenti di tutte le scuole, dall’infanzia alle superiori, all’ascolto e alla conoscenza della musica classica attraverso la riscoperta dei luoghi della musica. Attraverso azioni mirate di istruzione e formazione, l’obiettivo è quello di far conoscere i grandi capolavori ai giovani, che purtroppo spesso ignorano la ricchezza e l’importanza della nostra tradizione musicale. Nel protocollo si riconosce, per la prima volta in modo esplicito, la rilevanza della pratica musicale sin dalle prime fasi dell’istruzione per favorire la creatività, l’espressione artistica e la formazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti. Si punta a promuovere la conoscenza della grande tradizione musicale classica, con particolare riferimento alla storia della musica italiana, e il ruolo centrale che ha rivestito la musica classica nella storia e nella cultura dei popoli; si riconosce anche l’importanza di sviluppare la conoscenza delle varie potenzialità espressive degli strumenti musicali, favorendo un atteggiamento positivo verso l’esperienza di ascolto della musica classica anche come occasione di crescita personale e sociale. Del resto, le arti, e in particolare la musica, contribuiscono a potenziare le capacità di apprendimento e favoriscono il benessere psicofisico di alunni e studenti.

Come si raggiungono quindi questi obiettivi di valorizzare, davvero, la musica a scuola?

La musica dovrebbe essere insegnata in modo integrato con le altre materie, così che i ragazzi possano comprendere i compositori nel loro contesto storico, culturale e artistico. Per esempio, la storia della musica può essere collegata alla storia generale, alla letteratura e persino all’arte, permettendo ai giovani di sviluppare una visione più ampia e consapevole. Faccio degli esempi: Beethoven, Goethe e Schiller erano tre geni della stessa epoca che si sono reciprocamente influenzati, allo stesso modo Verdi e Manzoni, Mozart e il suo librettista Lorenzo Da Ponte. E ancora: Schubert è stato vicino anche agli artisti che hanno ispirato i viaggi invernali (Winterreise, su testi di Müller). Un altro aspetto centrale è l’educazione all’ascolto. Condurre i ragazzi all’ascolto attivo significa insegnare loro a comprendere un brano musicale, a identificarne gli autori, gli stili e le peculiarità. È inoltre fondamentale insegnare ai giovani ad ascoltare e a leggere la musica: purtroppo, oggi c’è un analfabetismo musicale diffuso.

Un peccato mortale in un Paese come il nostro. Cosa si può fare?

Molti ragazzi, arrivati alle scuole medie, non sanno leggere uno spartito, e questo è un limite che vogliamo superare. Imparare a leggere le note è il primo passo per avvicinarsi alla musica e decidere, magari, di studiare seriamente uno strumento o semplicemente diventare appassionati e sostenitori della musica classica, formando così il pubblico di domani. Far conoscere la musica significa anche introdurre i giovani al potere del canto, per questo proponiamo l’istituzione di un coro in ogni scuola. Il coro infatti è molto più di un’attività musicale: è una lezione di vita. Cantare insieme significa imparare ad ascoltare il prossimo, a creare armonia, a sentirsi parte di un tutto. Il grande compositore ungherese Zoltán Kodály sosteneva che, per formare una comunità di esseri umani completi, l’educazione musicale deve iniziare fin dai primi anni di vita. Insomma inserire il coro in ogni scuola significa gettare le basi per una società più armoniosa e consapevole.

Lei è un famoso maestro di violino, anche gli strumenti musicali possono aiutare?

Sì. Per questo, allo stesso modo, vogliamo ampliare l’offerta di strumenti musicali disponibili, così che ogni ragazzo possa trovare quello più adatto alla propria attitudine. Abbiamo una scuola di liuteria che ha ispirato i grandi compositori italiani, Vivaldi, Tartini, Corelli, Viotti per arrivare a Paganini, che utilizzavano gli strumenti, Stradivari e Guarneri, che permettono di raggiungere la bellezza assoluta del suono.

Quali altri azioni vanno intraprese?

La musica, inoltre, deve essere vissuta in prima persona: per questo riteniamo importante portare i giovani a teatro, far loro incontrare i musicisti, ascoltare le prove, i loro racconti e instaurare un dialogo diretto e spontaneo tra artisti e ragazzi. Tutto ciò va preparato prima in classe con la guida all’ascolto in modo che non sia una semplice uscita, ma una esperienza di arricchimento. Non si può amare ciò che non si conosce. È fondamentale anche colmare una grave lacuna dell’attuale ordinamento scolastico: la totale assenza della materia educazione musicale nelle scuole secondarie di secondo grado, ovvero le superiori. Questa mancanza priva i ragazzi di un’occasione preziosa per continuare il percorso educativo musicale iniziato nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Proponiamo l’introduzione di questa materia, dando spazio alla storia della musica, alla guida all’ascolto, alla pratica del canto e degli strumenti musicali, offrendo così ai ragazzi una formazione musicale completa e continuativa. In quest’ottica c’è bisogno che la musica sia insegnata da docenti musicisti, che conoscono la materia e hanno alle spalle una formazione musicale specifica, per evitare dilettantismi in un insegnamento che invece pretende massima serietà e rigore. La Fondazione Uto Ughi vorrebbe essere un punto di riferimento per tutto questo, sostenendo anche i giovani talenti: identificare i talenti e seguirli nel loro percorso formativo è infatti una delle nostre missioni principali. Tra le prossime iniziative, realizzate insieme al ministero dell’Istruzione e del Merito, ci sarà un concerto per i giovani ad Assisi, che avrà la finalità di far conoscere loro i grandi capolavori della musica. Coinvolgeremo le scuole, invitando gli studenti a partecipare e a vivere un’esperienza unica che, ci auguriamo, possa lasciare il segno.

Qual è il vostro progetto?

In questo contesto, il nostro progetto non si limiterà a una sola città, ma sarà itinerante: attraverseremo l’Italia, da Nord a Sud, per portare il nostro messaggio culturale e avvicinare i giovani alla grande musica. Ogni tappa avrà l’obiettivo di trasmettere il valore della musica come patrimonio universale e di vicinanza alle nuove generazioni, con attività formative e concerti dedicati. Ringrazio molto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha dimostrato un’attenzione particolare verso questo progetto. Con lui ho un dialogo diretto e costruttivo, e il suo impegno per dare spazio all’educazione musicale rappresenta un grande passo avanti. Questo ministro sta facendo cose che in passato non erano mai state prese in considerazione, e sono fiducioso che il nostro lavoro comune possa portare a risultati concreti. Desidero inoltre ringraziare la vicepresidente della Fondazione, Natascia Chiarlo, che sta lavorando con grande impegno al mio fianco per offrire ai giovani queste opportunità. Il nostro obiettivo è chiaro: salvaguardare il patrimonio musicale, avvicinare le nuove generazioni alla grande musica e offrire loro strumenti concreti per apprezzarla e, perché no, per farla diventare parte integrante delle loro vite. La Fondazione Uto Ughi intende continuare a essere un faro in questo ambito, con progetti ambiziosi ma profondamente radicati nella realtà e nell’entusiasmo di chi crede nel valore della cultura musicale.

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