Debutti

La prima asta saudita di Sotheby’s non delude ma non brilla

La vendita è un test per misurare il potenziale del mercato del Golfo. Bene le opere degli artisti pionieri dell’arte araba

Refik Anadol, Machine Hallucinations Mars (Infinite AI Data Painting), 2021 - Courtesy: Sotheby’s

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Sotheby’s, sostenuta dal fondo sovrano di Abu Dhabi ADQ, ha debuttato lo scorso 8 febbraio in Arabia Saudita battendo la prima asta nel Regno. Intitolata «Origins» l’offerta suddivisa in due parti presentava 150 lotti, da un lato un mix di artisti occidentali da Picasso a Banksy fino Refik Anadol, e artisti pionieri arabi, dall’altra oggetti di lusso e cimeli sportivi per il fiorente mercato dei collezionisti sauditi. Sotheby’s per quest’asta ha accettato pagamenti in criptovaluta per tutti i lotti, una novità assoluta per la casa d’aste e una possibile indicazione dell’evoluzione delle aspettative della clientela high-net-worth nella regione.

Nel complesso l’asta ha realizzato 17,3 milioni di dollari (compreso il buyer’s premium) rispetto una stima pre vendita compresa tra 13,89 e 20 milioni di dollari (senza buyer’s premium). Un risultato che, con il buyer’s premium si posiziona a metà delle stime pre vendita evidenziando che il debutto se non delude non ha fatto allo stesso tempo il botto, rimane tuttavia un indicatore del potenziale del mercato dell’arte del Golfo.

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La scelta del luogo per l’asta

La scelta di Diriyah come sede dell’asta è profondamente simbolica. Conosciuta come il cuore ancestrale dell’Arabia Saudita, Diriyah ospita il sito di At-Turaif, patrimonio mondiale dell’Unesco, un tesoro storico di 300 anni. Ospitare qui la prima asta in assoluto di Sotheby’s sottolinea la visione del Paese di fondere il suo patrimonio con un futuro culturale e artistico dinamico.«

L’offerta artistica

René Magritte, L’État de veille - Courtesy: Sotheby’s

Il top lot, una scultura di Fernando Botero, «Man on Horse», 2010 (stima 1-1.5 milioni di dollari), non ha trovato acquirenti, mentre il dipinto «Society Woman» realizzato nel 2003 proveniente dalla collezione del figlio dell’artista, è stato aggiudicato a 1 milioni di dollari da una stima di 800mila-1,2 milioni di dollari. La star dell’asta è «L’État de veille» (1958) di Magritte, una gouache stimata tra 1 e 1,5 milioni di dollari si è fermata a 1,2 milioni di dollari (con il buyers’premium).

Grande successo per «The Light Underneath» di James Turrell aggiudicata a 660mila dollari superando tre volte la stima massima.

Tra gli altri pezzi di spicco figurano «Due cavalli in riva al mare» di Giorgio de Chirico venduto a 408mila dollari (350-450mila dollari), un’opera su carta di Wassily Kandinsky già nella collezione del Guggenheim Museum di New York (250-350mila dollari) aggiudica però al di sotto della stima a 240mila dollari.

Successo per un’opera di Salvo, «Il mattino», 2009, aggiudicata per 204mila dollari da una stima di 60-80mila dollari). Tra gli artisti ultra contemporanei non spicca «Unspoken Satisfaction», pastello e carboncino su carta di Toyin Ojih Odutola realizzato nel 2018 che si ferma a 300mila dollari. Tre le opere di Andy Warhol ma solo una «Police Car» del 1983 supera, sebbene di poco, la stima massima e viene aggiudicata a 264mila dollari.

In omaggio a Diriyah Art Futures, un hub per la new media art inaugurato a dicembre, l’asta propone anche arte digitale, con «Machine Hallucinations» di Refik Anadol «Mars» (800mila-1,2 milioni di dollari). L’opera, generata dall’intelligenza artificiale, utilizza i dati di un telescopio spaziale per creare paesaggi immaginari mutevoli del pianeta rosso, è stata aggiudicata 900mila dollari (800-1,2 milioni di dollari la stima).

Pionieri dell’arte araba

L’asta ha proposto diversi artisti dell’area che non hanno deluso le attese e hanno segnato prezzi superiori alle stime. Tra le opere offerte una delle immagini più iconiche del mondo dell’arte araba moderna, l’ultimo capolavoro di Louay Kayyali, «Then What?» (stima: 500-700mila dollari) che non ha deluso le attese e ha superato la stima massima raggiungendo 900mila dollari. Questa tela espressiva del 1965 esplora i temi dell’esilio, del trauma e della guerra, in relazione alla condizione dei rifugiati palestinesi. L’opera è stata messa in vendita dalla Samawi Family Collection, Dubai, una delle più grandi e longeve collezioni private di arte moderna e contemporanea araba, iraniana e turca. Dalla stessa collezione proviene l’opera «Blue Trap in a Railroad Station» di Samia Halaby aggiudicata a 384mila dollari (stima 150-200mila dollari), una delle opere più grandi e importanti dell’artista mai presentate all’asta. Nata nel 1936 a Gerusalemme e trasferitasi a Beirut nel 1948, Halaby si è poi trasferita negli Stati Uniti dove è stata la prima donna a insegnare Fine Arts alla Yale School of Arts. Questa opera, una magistrale esplorazione della geometria e della prospettiva, riflette la sua esperienza della luce e del movimento mentre viaggiava regolarmente in treno tra New York e New Haven per insegnare.

Louay Kayyali, Then What??, 1965 - Courtesy: Sotheby’s

In asta «O’ God, Honor Them and Do Not Honor an Enemy Over Them» dipinto di uno dei più importanti artisti moderni dell’Arabia Saudita, Mohammad Al Saleem, aggiudicato a 660mila dollari, valore superiore alle stima massima pari a 250mila dollari. Il dipinto si ispira allo skyline graduale di Riyadh dal deserto, che si fonde con la calligrafia in disegni simili a mosaici sulla superficie. Prolifico scultore, curatore e poeta saudita, Abdulhalim Radwi ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo del modernismo saudita e del suo sguardo sul patrimonio culturale, invocando il proprio racconto del mondo arabo attraverso il cubismo e l’espressionismo. Impregnato dell’atmosfera vivace della città, la sua «Untitled» (stima 150-200mila dollari) del 1984 presenta un gruppo di donne al mercato, con motivi tradizionali che adornano i loro abiti, è stato venduto a 264mila dollari.

Hermès e sport memorabilia

Non ha trovato un appassionato collezionista il top lot: un prototipo di orologio Richard Mille indossato alle Olimpiadi, con una stima compresa tra 1 e 1,5 milioni di dollari realizzato in unico esemplare per il campione Yohan Blake. È stato indossato in diversi momenti storici, tra cui le Olimpiadi di Londra 2012, al polso di Blake mentre correva la finale dei 100 metri con il suo compagno di allenamento Usain Bolt. Meglio per la maglia indossata da Michael Jordan durante la sua ultima stagione con i Chicago Bulls aggiudicata a 960mila dollari (800mila - 1,2 milioni di dollari). La selezione comprendeva le più ricercate borse Hermès. 17 i lotti di cui cui 8 non hanno trovato acquirenti.

La maglia indossata da Michael Jordan durante i Playoffs NBA del 1998 “The Last Dance” - Courtesy: Sotheby’s

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