Salumi

La produzione di Salame di Varzi Dop cresce del 7,5%

Verso il traguardo di 13 milioni di euro di fatturato alla produzione a fine anno. In termini di numero di salami certificati raggiunta quota 503.561 nei primi 9 mesi dell’anno

di Emiliano Sgambato

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La crisi non frena la crescita del Salame di Varzi Dop

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Con 482.004 Kg di prodotto certificato nei primi 9 mesi del 2023, rispetto ai 448.327 Kg del periodo corrispondente nel 2022, il Salame di Varzi Dop registra un aumento del 7,5% della produzione. Un trend che ragionevolmente – dicono dal Consorzio – si può prevedere stia continuando nell’ultima parte dell’anno, che in genere si caratterizza per la concentrazione della quota maggiore di ordinativi. Il fatturato alla produzione arriverebbe così al traguardo dei 13 milioni di euro contro i 12 del 2022.

Dato confermato anche dal numero di salami certificati che passa dai 472.905 dei primi 9 mesi del 2022 ai 503.561 nel 2023 con un incremento del 6,5%.
In flessione invece, il formato dell’affettato in vaschetta che, con 271.073 confezioni di prodotto contro le 316.509 dell’anno scorso registra una contrazione del 14%, in linea con l’andamento in calo di tale formato all’interno del comparto della salumeria italiana.

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È un dato da contestualizzare, spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Salame di Varzi, Fabio Bergonzi: «Siamo estremamente orgogliosi della continua crescita del Salame di Varzi che, in controtendenza con l’andamento negativo della produzione e vendita della maggior parte della salumeria italiana, registra un incremento del 7,5% a testimonianza che lo zoccolo duro degli estimatori del nostro prodotto non solo gli resta fedele ma anzi, ne incrementa le occasioni di acquisto e consumo, per le sue innegabili caratteristiche qualitative che lo contraddistinguono come un prodotto premium».

«Per quello che riguarda, invece, il calo dell’affettato occorre precisare che il formato in vaschetta registra una contrazione in quasi tutti i prodotti di salumeria italiana – continua il presidnete – dovuta al fatto che con l’aumento dei prezzi e dell’inflazione, il prezzo/Kg del prodotto risulta molto più conveniente nel formato intero che nella vaschetta. Inoltre, passata l’emergenza pandemica, è venuta anche meno l’esigenza di fare grandi scorte del prodotto in questo formato. Si tratta, quindi, di una battuta d’arresto non preoccupante perché siamo comunque a livelli superiori al pre-Covid: 271mila confezioni nel 2023 contro le 168mila del 2019».


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