Telecomunicazioni

La promessa del 6G: nasce sotto la buona stella degli algoritmi

Il nuovo standard potrebbe arrivare entro il 2028. Il rischio che si ripeta il flop del lancio del 5G può essere scongiurato dall’intelligenza artificiale

di Gianni Rusconi

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La corsa ai servizi mobili di quinta generazione non si è fermata, ma è oggettivo il fatto che la rivoluzione promessa dalle reti 5G non abbia ancora prodotto gli effetti (e i benefici) aspettati; lo sviluppo delle infrastrutture è ancora in corso e l’obiettivo comune degli operatori è quello di ottimizzarne il processo di implementazione su larga scala. L’industria delle tlc sta però giocando, da tempo, un’altra partita in parallelo, quella che porta a configurare la tecnologia che segnerà i sistemi di trasmissione dei dati, le applicazioni in mobilità e i servizi di connettività della società digitale prossima ventura: il 6G.

Le specifiche delle reti di sesta generazione sono attualmente un work in progress per il 3GPP, l’ente che gestisce gli standard per i network mobile (dal vecchio Gsm fino al 5G-Advanced, la cui certificazione non è ancora terminata) e l’iter che dovrà portare alla definizione del nuovo standard dovrebbe partire entro i prossimi 12 mesi, con l’idea di raggiungere il traguardo della prima release ufficiale (sulla quale i produttori di apparati potranno iniziare a lavorare) entro la metà del 2028. Per vedere in esercizio le nuove reti e i nuovi servizi commerciali bisognerà aspettare invece 18-24 mesi ancora, e quindi l’inizio del 2030, sempre che la tabella di marcia venga rispettata.

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Tempistiche a parte, il salto in avanti tecnologico del 6G sarà in ogni caso contrassegnato da elevatissime capacità di trasferimento dati: si parla infatti di velocità che potrebbero arrivare al picco teorico di un Terabit e che sfrutteranno bande di frequenza nello spettro dei terahertz (fra 0,3 e 3 THz) per abilitare applicazioni di frontiera nell’ambito della realtà virtuale, aumentata e mista o della comunicazione olografica. Nell’era del 6G, insomma, dovremo abituarci (nel mondo consumer) alla presenza più massiva di visori e dispositivi intelligenti in grado di capitalizzare la maggiore capacità delle reti wireless ma anche all’utilizzo sistemico (in ambito industriale) di digital twin dinamici per le attività di progettazione e sviluppo.

L’ANDAMENTO DELLE TECNOLOGIE MOBILE NEL MONDO

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Gli errori compiuti con il 5G

Il rischio è di evitare a tutti i costi – ed è questo il messaggio arrivato dall’ultima edizione del Mobile World Congress – gli errori commessi per il lancio del 5G, che ha pagato non tanto le (previste e superabili) difficoltà di natura tecnica incontrate quanto l’assenza di una vera “killer app” per le imprese utenti, la cui percezione solo superficiale dei vantaggi legati all’adozione della nuova rete ha frenato gli investimenti necessari per accedere ai servizi offerti dagli operatori. La promessa di bassa latenza e maggiore banda trasmissiva, in altre parole, non è bastata e scenari avveniristici come la fabbrica 5.0, le smart city interconnesse o le auto a guida completamente autonoma, in cui il 5G avrebbe dovuto giocare da fattore abilitante, sono di fatto rimasti (salvo rare eccezioni) dei bellissimi progetti sulla carta.

Mondo digitale e mondo reale

Serve dunque un upgrade tecnologico all’insegna della sostenibilità (dei costi) e dell’effettiva utilità percepita: questa è una delle prime sfide che deve vincere il 6G per affermarsi come il punto di arrivo del percorso di sviluppo intrapreso con lo standard oggi già disponibile. Lo scenario che accompagna l’arrivo delle reti di sesta generazione ci racconta infatti di una connettività ubiqua e priva di discontinuità, che porterà alla comunicazione istantanea tutti i device collegati alla Rete: non solo computer, smartphone, gadget indossabili e robot, ma anche automobili, aerei, droni, satelliti. La svolta che imporrà il 6G, in estrema sintesi, verterà sulla capacità di avvicinare ulteriormente il mondo reale a quello digitale, cercando di creare valore (soprattutto in chiave business) dove le tecnologie di precedente generazione sono riuscite solo in parte, fermo restando prioritari gli obiettivi di affidabilità, sicurezza, privacy e resilienza.

La carta strategica della Ai

Ma quali sono, lecito chiedersi, le caratteristiche distintive delle due tecnologie e di conseguenza le differenze che ne demarcano le funzionalità e gli ambiti applicativi? Il pensiero che ricorre fra vari esperti è che le reti 6G saranno “AI-native”, perché utilizzeranno le capacità degli algoritmi in modo integrato al fine di ottimizzare le coperture radio e i carichi di rete e di prevedere il traffico dati. L’intelligenza artificiale, inoltre, è considerata anche la killer app del nuovo standard, perché saranno in particolare le sue applicazioni ad alta intensità di calcolo a richiedere le prestazioni garantite dalle nuove reti in fatto di latenza, ampiezza di banda e velocità di trasmissione dei dati.

Alte aspettative su transizione green

Una caratteristica propria del 6G, infine, sarà la sua componente “verde”: l’attenzione all’impatto ambientale sarà una costante nel design del suo funzionamento e l’efficienza energetica è un obiettivo dichiarato di questa tecnologia, che grazie al machine learning potrà rendere più sostenibili le infrastrutture, soprattutto in ambienti dove sono connessi migliaia e migliaia di dispositivi e sensori. Una relazione a firma del Parlamento europeo (“The path to 6G”) conferma in tal senso come le reti ultra veloci di nuova generazione hanno le potenzialità per tradurre in pratica la transizione definita nel “Green Deal” in fatto di soluzioni di connettività e digitale. Oggi il peso sui consumi globali di energia elettrica del settore Ict varia fra il 5% e il 9% e arriva al 2,5% l’incidenza sulle emissioni di gas serra: percentuali che devono essere necessariamente ridotte, e il 6G è considerata un’innovazione che può aiutare a vincere questa sfida.

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