Il piano

La Puglia corre ai ripari contro la siccità: si punta sulle opere irrigue incompiute

Previsti interventi su due dighe: lavori di manutenzione straordinaria su quella di Saglioccia per consentire il recupero funzionale. Stanziati i fondi per il completamento della diga di Pappadai, già costata 250 milioni ma di fatto abbandonata

di Vincenzo Rutigliano

La grande incompiuta.

3' min read

3' min read

Si riparte dalle opere idriche incompiute. In Puglia si punta a non disperdere acqua (l’89% di quella piovana va perso) e a rendere meno grave non solo l’approvvigionamento idrico per la popolazione, ma anche per assicurare corpi irrigui adeguati alle produzioni agricole, artigianali e industriali. Negli invasi della regione a marzo si contavano, per mancanza di pioggia 107 milioni di metri cubi di acqua in meno secondo i dati dell’ Osservatorio Anbi (l’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari) con campi a secco, un terzo del Made in Italy a tavola in crisi e rischio di ulteriore desertificazione, già presente nel 57% della superficie agricola utilizzabile.

Si riparte dunque dalle incompiute per non perdere ancora altro tempo e si riparte da due dighe. La prima è quella di Saglioccia, realizzata negli anni Ottanta con lo sbarramento sul torrente omonimo, affluente di destra del fiume Bradano, in agro di Altamura, in località Tempa Bianca, ma con le opere di presa, di scarico, di derivazione e le relative apparecchiature elettromeccaniche mai entrate in esercizio. Sono previsti interventi di manutenzione straordinaria per 5 milioni di euro, a valere su risorse del Pnrr (investimento M2C4 – I4.1 “Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico”), che ne consentiranno il recupero funzionale. I lavori hanno per soggetto attuatore il consorzio di bonifica Centro Sud Puglia e dureranno 390 giorni e dopo il collaudo potrà essere servito un comprensorio irriguo di 870 ettari. Anche per la seconda diga inutilizzata da oltre 30 anni sembra avvicinarsi la messa in esercizio.La Regione ha destinato 6 milioni del Programma operativo complementare (Poc) per il completamento della diga del Pappadai, che vanno ad aggiungersi ai due del ministero dell’Agricoltura.

Loading...

L’opera idraulica in provincia di Taranto, costruita tra il 1994 e il 1997 in pietrame con manto, con una quota di massimo invaso di 108,5 metri sul livello del mare, è costata 250 milioni ed è di fatto abbandonata. Eppure sarebbe utile per convogliarvi le acque del Sinni per 20 miliardi di litri di acqua da utilizzare per uso potabile e irriguo e una volta ultimata andrebbe a servire l’Alto Salento, ancora oggi irrigato esclusivamente con pozzi e autobotti. Altre opere invece sono ancora in lista di attesa come per il completamento di quelle di sistemazione idraulica e di conservazione del suolo nel bacino del torrente Vallona, a protezione dell’area irrigua di San Nicandro Garganico, con inizio lavori a luglio 1991 interrotti a giugno 1993 e sul torrente Scarafone, con inizio lavori a ottobre 1990, interrotti nel luglio 1992, in provincia di Foggia, oltre alla definitiva concretizzazione di rapporti e accordi con la regione Molise per la realizzazione di una condotta di 10 chilometri per drenare acqua dall’invaso del Liscione sul Biferno fino all’invaso di Occhito sul Fortore.

Lavori, rapporti e accordi che è sempre più urgente concludere alla luce delle conseguenze che la mancanza d’acqua, sia piovana che invasata e dunque da utilizzare per l’irrigazione, ha provocato in Puglia con un autunno e un inverno dal clima primaverile. Conseguenze che si chiamano clementine finite al macero a causa della poca acqua che ne ha inibito l’accrescimento, irrigazione di soccorso costosissima, a rischio grano e legumi, ulivi in perenne vegetazione, calo drastico di foraggio verde nei pascoli con l’aggravio dei costi per l’acquisto di mangimi.

Serve dunque un piano invasi per contrastare la siccità e aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma in tutta la regione ad appena l’11%, con una serie di interventi immediatamente cantierabili che garantiscano acqua per gli usi civili, per la produzione agricola e per generare energia pulita. Dighe e mini invasi a parte l’altra chance, specie per il Salento, è nel dissalatore sul fiume Tara, il più grande d’Italia, che Acquedotto pugliese definisce «fondamentale per diversificare le fonti». La sua entrata in funzione è prevista nel 2026: una volta completato il dissalatore fornirà acqua per esclusivo uso civile a 380.000 persone, quasi un quarto della popolazione dell’intera penisola salentina. Acquedotto pugliese - il gestore dell’opera di cui ha aggiudicato l’appalto integrato da 90 milioni di euro, di cui 27 del Pnrr, per la sua progettazione e realizzazione - la giudica necessaria. Serve - spiega il presidente, Domenico Laforgia - «per proteggere i pugliesi da crisi idriche causate dal cambiamento climatico e rendere la Puglia più autonoma. Attualmente infatti prendiamo il 77% dell’acqua da fonti esterne, lucane e campane, con costi di compensazioni ambientali di circa 25 milioni di euro all’anno».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti