La ricchezza delle nazioni? Questione di istituzioni
Il mechanism design è quell’insieme di teorie e tecniche che ci consentono di progettare “meccanismi” capaci di favorire il raggiungimento di obiettivi che si ritengono socialmente ottimali.
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L’onestà anche in economia è sempre la migliore politica? No, non sempre. Per “onestà” qui non intendo naturalmente l’osservanza delle leggi – quella è sempre la migliore politica - intendo piuttosto la rivelazione veritiera di informazioni private nell’ambito, per esempio, di una transazione commerciale. Se in una contrattazione per l’acquisto di una casa il venditore sapesse realmente qual è il valore che noi attribuiamo a quel bene, allora sarebbe in una condizione di vantaggio. Potrebbe proporci, infatti, un prezzo vicino al massimo che saremmo disposti a pagare. In questo caso tenere la nostra valutazione riservata, privata, appunto, sarebbe una buona strategia per cercare di fare un affare. In altri casi, ancora, tali informazioni si vorrebbero comunicare, ma il rischio è quello di non essere creduti. Recita l’adagio che non si deve mai chiedere all’oste se il suo vino è buono. Se gli avventori non sono particolarmente interessati alla qualità del vino, per l’oste non ci saranno problemi. Venderà vino scadente ad un prezzo abbordabile. Ma se gli avventori fossero, invece, interessati a bere un vino di qualità e fossero anche disposti a pagare un prezzo giusto? Allora, in questo caso, l’oste sarebbe in difficoltà. Sarebbe complicato convincere i clienti del fatto che il vino proposto è di alta qualità, anche se dovesse realmente essere di alta qualità. Le sue parole non avrebbero valore, sarebbero “cheap talk”, parole al vento. Nella terminologia dell’economia dell’informazione le dichiarazioni dell’oste rappresentano “segnali non credibili”. Le sue parole non sono “costose”. Anche i produttori di vino di bassa qualità, infatti, potrebbero affermare senza problemi che il loro vino è buono. Se ci fosse un modo per rendere credibili le sue parole questo andrebbe a vantaggio di tutti: oste e clienti.
Quindi a volte l’onestà sarebbe decisamente la migliore politica. Il problema è che spesso può essere molto complicato esserlo davvero. Giunge in soccorso qui il mechanism design; quell’insieme di teorie e tecniche che ci consentono di progettare “meccanismi”, appunto, capaci di favorire il raggiungimento di obiettivi che si ritengono socialmente ottimali. Questi “meccanismi”, in concreto, non sono altro che quelle istituzioni, gli insiemi di regole, i contratti, le procedure, che trasformano gli interessi e quindi i comportamenti delle parti in gioco rendendo conveniente per loro mettere in atto proprio quelle scelte che, congiuntamente, contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo desiderato.
Questi obiettivi naturalmente possono essere i più vari. Per un governo che fornisce beni pubblici, l’obiettivo sarà quello di fornire tali beni – autostrade, ferrovie, l’istruzione, la sanità, la difesa dell’ambiente, etc. - nelle quantità e nelle qualità attese dai cittadini. Per gli elettori l’obiettivo sarà quello di eleggere i loro candidati preferiti. Per una casa d’aste l’obiettivo sarà quello di far finire i beni in vendita nelle mani dei potenziali acquirenti che attribuiscono a quei beni il valore maggiore. Per un tassista e il suo passeggero l’obiettivo sarà quello di portare il viaggiatore a destinazione. Ma l’individuazione dell’obiettivo da raggiungere è solo il primo passo del processo che porta alla soluzione del problema. Occorrerà, infatti, anche stabilire come valutare la bontà dell’obiettivo raggiunto.
I beni pubblici devono essere forniti in modo da massimizzare il “surplus sociale netto”; il beneficio, cioè, che ne traggono i cittadini meno il costo della produzione del bene stesso. Per quanto riguarda le elezioni l’obiettivo non è solo quello di coprire tutte le cariche, ma anche quello di portare le persone giuste – quelle che raccolgono il favore degli elettori - alle cariche giuste. Per i beni messi all’asta non è sufficiente che questi vengano venduti. Occorre che dalla loro vendita il proprietario possa ottenere il maggior guadagno possibile. Per il passeggero del tassista è importante arrivare a destinazione, ma è altrettanto importante arrivarci nel tempo minore possibile e pagando il meno possibile. In relazione ai diversi contesti, come abbiamo visto, cambiano gli obiettivi e anche i criteri per valutarne la bontà. Così come cambia anche l’identità dei progettisti dei meccanismi che sono implicati in questi processi. La responsabilità ricade sul Governo, per quanto riguarda la politica economica, sul parlamento, per quanto riguarda le elezioni, per le aste è il venditore che può decidere quale meccanismo utilizzare e i tassisti, infine, sono soggetti a regolamenti comunali emanati dalle giunte.
Adesso che abbiamo definito gli obiettivi e individuato i criteri per giudicarne la bontà, come dobbiamo procedere? Per quanto riguarda i beni pubblici la decisione di cosa e quanto produrre è data per legge dal Governo che deve solo decidere in base alle esigenze dei cittadini. Per le elezioni basta far votare gli aventi diritto. Per l’asta è sufficiente individuare i soggetti che attribuiscono il valore maggiore a ogni dato bene e venderglielo al prezzo più elevato che sono disposti a pagare. Per il tassista basterà individuare la strada più breve e chiedergli di percorre quella. Sembrano soluzioni semplici. Concettualmente perfino banali. Ma c’è un problema; un problema fondamentale. È la ragione che rende così interessante lo studio del mechanism design. Tutte le soluzioni prospettate per raggiungere gli obiettivi che stiamo considerando si basano su informazioni. Molte di queste informazioni sono “private”. Informazioni, cioè, possedute solo di alcuni dei soggetti coinvolti. Ma la cosa si fa ancora più interessante quando realizziamo, poi, che in genere questi soggetti non hanno nessun interesse o non possono rivelare in maniera onesta tali informazioni. Esattamente come nel caso della compravendita immobiliare o dell’oste e del suo vino.


