Mind the Economy / Incentivi 13

La ricchezza delle nazioni? Questione di istituzioni

Il mechanism design è quell’insieme di teorie e tecniche che ci consentono di progettare “meccanismi” capaci di favorire il raggiungimento di obiettivi che si ritengono socialmente ottimali.

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L’onestà anche in economia è sempre la migliore politica? No, non sempre. Per “onestà” qui non intendo naturalmente l’osservanza delle leggi – quella è sempre la migliore politica - intendo piuttosto la rivelazione veritiera di informazioni private nell’ambito, per esempio, di una transazione commerciale. Se in una contrattazione per l’acquisto di una casa il venditore sapesse realmente qual è il valore che noi attribuiamo a quel bene, allora sarebbe in una condizione di vantaggio. Potrebbe proporci, infatti, un prezzo vicino al massimo che saremmo disposti a pagare. In questo caso tenere la nostra valutazione riservata, privata, appunto, sarebbe una buona strategia per cercare di fare un affare. In altri casi, ancora, tali informazioni si vorrebbero comunicare, ma il rischio è quello di non essere creduti. Recita l’adagio che non si deve mai chiedere all’oste se il suo vino è buono. Se gli avventori non sono particolarmente interessati alla qualità del vino, per l’oste non ci saranno problemi. Venderà vino scadente ad un prezzo abbordabile. Ma se gli avventori fossero, invece, interessati a bere un vino di qualità e fossero anche disposti a pagare un prezzo giusto? Allora, in questo caso, l’oste sarebbe in difficoltà. Sarebbe complicato convincere i clienti del fatto che il vino proposto è di alta qualità, anche se dovesse realmente essere di alta qualità. Le sue parole non avrebbero valore, sarebbero “cheap talk”, parole al vento. Nella terminologia dell’economia dell’informazione le dichiarazioni dell’oste rappresentano “segnali non credibili”. Le sue parole non sono “costose”. Anche i produttori di vino di bassa qualità, infatti, potrebbero affermare senza problemi che il loro vino è buono. Se ci fosse un modo per rendere credibili le sue parole questo andrebbe a vantaggio di tutti: oste e clienti.

Quindi a volte l’onestà sarebbe decisamente la migliore politica. Il problema è che spesso può essere molto complicato esserlo davvero. Giunge in soccorso qui il mechanism design; quell’insieme di teorie e tecniche che ci consentono di progettare “meccanismi”, appunto, capaci di favorire il raggiungimento di obiettivi che si ritengono socialmente ottimali. Questi “meccanismi”, in concreto, non sono altro che quelle istituzioni, gli insiemi di regole, i contratti, le procedure, che trasformano gli interessi e quindi i comportamenti delle parti in gioco rendendo conveniente per loro mettere in atto proprio quelle scelte che, congiuntamente, contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo desiderato.

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Questi obiettivi naturalmente possono essere i più vari. Per un governo che fornisce beni pubblici, l’obiettivo sarà quello di fornire tali beni – autostrade, ferrovie, l’istruzione, la sanità, la difesa dell’ambiente, etc. - nelle quantità e nelle qualità attese dai cittadini. Per gli elettori l’obiettivo sarà quello di eleggere i loro candidati preferiti. Per una casa d’aste l’obiettivo sarà quello di far finire i beni in vendita nelle mani dei potenziali acquirenti che attribuiscono a quei beni il valore maggiore. Per un tassista e il suo passeggero l’obiettivo sarà quello di portare il viaggiatore a destinazione. Ma l’individuazione dell’obiettivo da raggiungere è solo il primo passo del processo che porta alla soluzione del problema. Occorrerà, infatti, anche stabilire come valutare la bontà dell’obiettivo raggiunto.

I beni pubblici devono essere forniti in modo da massimizzare il “surplus sociale netto”; il beneficio, cioè, che ne traggono i cittadini meno il costo della produzione del bene stesso. Per quanto riguarda le elezioni l’obiettivo non è solo quello di coprire tutte le cariche, ma anche quello di portare le persone giuste – quelle che raccolgono il favore degli elettori - alle cariche giuste. Per i beni messi all’asta non è sufficiente che questi vengano venduti. Occorre che dalla loro vendita il proprietario possa ottenere il maggior guadagno possibile. Per il passeggero del tassista è importante arrivare a destinazione, ma è altrettanto importante arrivarci nel tempo minore possibile e pagando il meno possibile. In relazione ai diversi contesti, come abbiamo visto, cambiano gli obiettivi e anche i criteri per valutarne la bontà. Così come cambia anche l’identità dei progettisti dei meccanismi che sono implicati in questi processi. La responsabilità ricade sul Governo, per quanto riguarda la politica economica, sul parlamento, per quanto riguarda le elezioni, per le aste è il venditore che può decidere quale meccanismo utilizzare e i tassisti, infine, sono soggetti a regolamenti comunali emanati dalle giunte.

Adesso che abbiamo definito gli obiettivi e individuato i criteri per giudicarne la bontà, come dobbiamo procedere? Per quanto riguarda i beni pubblici la decisione di cosa e quanto produrre è data per legge dal Governo che deve solo decidere in base alle esigenze dei cittadini. Per le elezioni basta far votare gli aventi diritto. Per l’asta è sufficiente individuare i soggetti che attribuiscono il valore maggiore a ogni dato bene e venderglielo al prezzo più elevato che sono disposti a pagare. Per il tassista basterà individuare la strada più breve e chiedergli di percorre quella. Sembrano soluzioni semplici. Concettualmente perfino banali. Ma c’è un problema; un problema fondamentale. È la ragione che rende così interessante lo studio del mechanism design. Tutte le soluzioni prospettate per raggiungere gli obiettivi che stiamo considerando si basano su informazioni. Molte di queste informazioni sono “private”. Informazioni, cioè, possedute solo di alcuni dei soggetti coinvolti. Ma la cosa si fa ancora più interessante quando realizziamo, poi, che in genere questi soggetti non hanno nessun interesse o non possono rivelare in maniera onesta tali informazioni. Esattamente come nel caso della compravendita immobiliare o dell’oste e del suo vino.

I cittadini non hanno interesse a rivelare al Governo quanto valgono per loro i beni pubblici perché verrebbero tassati in maniera. Tra eletti ed elettori ci sono fortissime asimmetrie informative. Gli elettori faticano a farsi un’idea precisa del valore dei candidati e certo non possono fondare le loro valutazioni sulle promesse elettorali di quest’ultimi. I potenziali acquirenti in un’asta preferiscono mantenere riservato il valore che attribuiscono ai beni in vendita per cercare di spuntare il prezzo più basso. Allo stesso modo il cliente del tassista in genere non conosce quale sia la strada più breve o meno trafficata per arrivare dove deve arrivare e il tassista ha tutto l’interesse a non farglielo sapere. L’asimmetria informativa presente in tutti questi casi complica terribilmente le cose.

Il compito dei “meccanismi” e il problema di chi li progetta è proprio quello di far rivelare in maniera credibile e volontaria delle informazioni a individui che non hanno nessun interesse a farlo. Proprio alla luce di queste difficoltà, come afferma Eric Maskin «il fatto che sia possibile progettare tali meccanismi può, in un primo momento, sembrare sorprendente. Come può, dopo tutto, un progettista di meccanismi raggiungere un risultato ottimale senza sapere esattamente a cosa mira?» (“Mechanism Design: How to Implement Social Goals”. American Economic Review 98, pp. 567-576, 2008).

Per capire la logica del problema e intuire le molteplici forme delle possibili soluzioni consideriamo il caso del tassista e del suo passeggero. Quest’ultimo vorrebbe raggiungere una certa destinazione nel minor tempo possibile spendendo il meno possibile. Il problema è che non sa qual è la strada più breve. Cosa che invece è nota al tassista il quale, però, ha un obiettivo diametralmente opposto, cioè, guadagnare il più possibile da ogni singola corsa. È possibile far rivelare al tassista le informazioni sulla strada più opportuna e indurlo così a far suo l’obiettivo del passeggero? La risposta per fortuna è affermativa. In questo caso il “meccanismo” utilizzato è quello della tariffa. Una tariffa proporzionale, nella quale il prezzo della corsa dipende esclusivamente dai chilometri percorsi o dal tempo di percorrenza, spingerebbe il tassista verso comportamenti opportunistici. Ci sarebbe la forte tentazione, infatti, di approfittare del cliente che non conosce, in genere, la strada migliore. Se la tariffa è proporzionale, per il tassista fare un’unica corsa da 20 chilometri o quattro da 5 chilometri è esattamente lo stesso.

Supponiamo che per portare il cliente a destinazione sia sufficiente percorrere 5 chilometri. Ma il tassista ha anche la possibilità di fargli credere che ne servano 10 di chilometri. Poniamo che durante la stessa giornata il tassista possa fare un massimo di 30 corse da 10 chilometri o di 55 corse da 5. Se assumiamo che la tariffa sia di un euro per ogni chilometro il tassista guadagnerà 275 euro con 55 corse brevi e 300 euro con 30 corse lunghe. Questa tariffa induce il tassista a “barare”. Come intervenire? Si può, per esempio, pensare ad una tariffa congegnata diversamente, con una parte fissa ed una parte proporzionale alla distanza. L’interesse del tassista, del resto, non è tanto quello di spennare il singolo cliente, ma di guadagnare il più possibile dalla somma di tutte le corse che riesce a fare in un giorno.

Se la tariffa prevede anche una quota fissa, per esempio 3 euro per ogni corsa indipendentemente dai chilometri percorsi, allora le cose cambiano. Perché ora il tassista non sarà solo interessato al numero totale di chilometri percorsi ma anche al numero di corse effettuate. E per poter fare più corse nella stessa giornata le singole corse devono essere brevi, che è esattamente quello che vogliono i clienti. Ora il guadagno derivante da 55 corse brevi sarà pari a 440 euro mentre quello che si ottiene da 30 corse da 10 chilometri sarà pari a soli 390 euro. Le corse brevi sono ora diventate più convenienti anche per il tassista.

Ma l’introduzione della quota fissa, si dirà, ha fatto aumentare il costo della singola corsa per tutti i clienti. La corsa da 5 chilometri non costa più 5 euro ma 8. Vero! Ma in realtà, per il cliente, l’alternativa non è tra la corsa da 5 euro e quella da 8, ma tra la corsa da 5 e quella da 10 che con la vecchia tariffa sarebbe stata la scelta sicura del tassista. È chiaro, dunque, che la tariffa con la quota fissa conviene anche al cliente che ora risparmierà soldi e tempo. Questo semplice meccanismo, che pure come ben sappiamo non esclude del tutto la possibilità di truffe, facilita l’allineamento degli interessi delle due parti in causa. Ora il cliente sa che si potrà fidare del fatto che il tassista sceglierà la strada più breve - anche se il cliente non sa quale questa sia – perché è nell’interesse del tassista farlo. Le informazioni vengono rivelate in modo credibile e l’obiettivo sociale – l’efficienza di questo mercato – è raggiunto grazie all’interazione di motivazioni economiche - il guadagno del tassista - e l’istituzione – la tariffa con la quota fissa.

Nel suo “L’economico”, Senofonte narra del dialogo che ha luogo tra Socrate, Critobulo e il ricco proprietario terriero Iscomaco. Quest’ultimo è un cittadino modello che ha due preoccupazioni principali. La sua fattoria in campagna dove si reca spesso per controllare e motivare i suoi lavoratori. Poi torna in città, per occuparsi di politica perché ritiene correttamente che anche dal funzionamento delle istituzioni dipenda il successo della sua fattoria. Come ci ricorda il Nobel Roger Myerson, proprio citando “L’economico” di Senofonte «queste preoccupazioni sugli incentivi degli agenti e sulle istituzioni politiche sono diventate oggi centrali anche nella teoria economica (…) Nella ricerca di una migliore comprensione formale di come la ricchezza delle nazioni possa dipendere dalla qualità delle loro istituzioni – continua Myerson - l’analisi economica è tornata all’ampiezza di prospettive che caratterizzava gli antichi filosofi sociali greci, quelli stessi che per primi hanno dato il nome alla disciplina» (“Perspectives on Mechanism Design in Economic Theory”. American Economic Review 98, pp. 586-603, 2008).

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