La ricetta anticrisi della ministra
di Nicoletta Polla Mattiot
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Raccontarsi attraverso una singola parola, estrarre il nucleo che concentra il percorso di una carriera, la sua sintesi evolutiva, da quando “fare il dottore” è solo il sogno infantile di aiutare gli altri fino all’ingresso nella squadra di governo di Mario Draghi. Se la parola in questione è conoscenza e si prova a declinarla in sapore, crescita, trasmissione, confronto, l’estensione semantica diventa un progetto di vita.
È questa la parola scelta dalla neo ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, medico nucleare, manager della ricerca, prima donna rettore di un ateneo milanese e quarta in Italia. L’occasione è il libro Parole che lasciano il segno, un progetto realizzato per i dieci anni della Fondazione Bracco, ente a cui la lega un impegno particolare sulla questione femminile. «Uno degli aspetti che ancora affligge la nostra società, è il marcato gender gap. Sebbene le donne accedano in maniera consistente all’università e spesso si laureino con risultati più brillanti degli uomini, il loro riconoscimento nel mondo professionale resta inferiore a quello maschile. Inoltre, per una serie di motivi, le scelte delle donne mettono in secondo piano discipline scientifiche quali ingegneria e informatica, creando in questi settori un divario ancora più accentuato. Le iniziative di Fondazione Bracco sulla riduzione della disparità di genere hanno permesso una più ampia visibilità delle scienziate, spesso ignorate dai media e dalla politica. Mentre un ruolo paritario in tutti i settori, e in particolare nell’economia generata dalla conoscenza, è vantaggioso per l’intera società».
Conoscenza è una parola tutt’altro che astratta: genera valore, produce crescita. «Racchiude in sé possibilità illimitate di creare innovazione e futuro. Ed è quello che auspico in qualità di ministra dell’Università e della Ricerca», spiega.
La prima declinazione è progettuale, e non stupisce che formazione, ricerca e cultura siano individuate come «motore di sviluppo del nostro Paese e antidoto alla crisi sanitaria e sociale» e che fare squadra sia il modo più logico di disporre di competenze complesse: «Vinceremo questa sfida se riusciremo a coniugare diverse anime: efficienza pratica, scienza, ma anche un rinnovato spirito di unione e sinergia».
Sono le sue prime parole da ministra e le parole possono essere gesti, azioni, impegni. «Per me la conoscenza è il sale della vita e il faro del cammino. Il sale perché rende le esperienze “saporite” ovvero curiose, costruttive, consapevoli, uniche. Non solo alimenta la voglia di sapere, ma ci spinge ad apprendere sempre di più, ad arrivare al livello massimo umanamente raggiungibile. Il faro perché dà luce anche nelle tempeste, nella notte, nei tempi più bui. Le scelte e le strategie trovano nella conoscenza una base fondamentale per il ragionamento logico e consapevole, che meglio individua metodi e criteri riproducibili, trasferibili su larga scala».

