«La ricetta per il rilancio? Più fondi per investire e il rientro dei tassi»
Parla il presidente di Confindustria Lombardia
di Luca Orlando
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«Da imprenditore della chimica, settore che in genere anticipa i trend, avevo già visto un calo prospettico della domanda. La frenata non è inattesa, ora si tratta di trovare il modo di ripartire». Francesco Buzzella, presidente di Confindustria Lombardia (ora anche di Federchimica), legge in chiaro-scuro la situazione attuale. Che vede sì una manifattura mediamente in rallentamento, frenata comunque limitata e che avviene in presenza di una sostanziale tenuta dal lato occupazionale. «Non vedo cadute rovinose - spiega - ma certo il quadro non aiuta, anzitutto a progettare: gli investimenti sono inchiodati. A questo livello di tassi e con questa situazione di incertezza, chi può rinvia». Per invertire la rotta Buzzella auspica un rientro dei tassi a livelli più ragionevoli, in discesa dall’attuale 5,35% medio per le imprese, il triplo rispetto ad un anno fa. «Con un’inflazione in prevalenza importata per il caro-materie prime le scelte della Bce sono poco comprensibili: frenare la domanda non ha grandi effetti. Ora si ipotizza un rientro dei tassi, a partire dal primo trimestre 2024. Tornare ad un livello del 3-3,5% sarebbe già una buona cosa». Un’altra spinta alla crescita può arrivare dalla rinegoziazione parziale degli obiettivi italiani del Pnrr, dirottando parte dei fondi a rischio sul sostegno agli investimenti. «Si punta ad avere a disposizione 5-6 miliardi di euro al servizio della transizione digitale e green, confermando la modalità del credito d’imposta, che per le imprese presenta una fruizione più rapida rispetto all’iperammortamento».
Cambio di passo nelle regole richiesto anche alla Ue, per mettere le imprese nelle condizioni di affrontare al meglio la doppia transizione digitale e green. «Percorsi che richiedono decenni - chiarisce - ma soprattutto un approccio pragmatico, senza imporre scelte universali ed ideologiche ma trovando il modo di affrontare in modo graduale i cambiamenti. Da questo punto di vista le prossime elezioni europee e la composizione della nuova Commissione saranno passaggi critici». «Un’altra zavorra -aggiunge - continua ad essere l’energia, perché anche a questi livelli più ragionevoli rispetto allo scorso anno siamo ancora a 2,5 volte i valori pre-crisi e soprattutto ben oltre quanto pagato dai concorrenti statunitensi e asiatici. Gap competitivo a nostro sfavore che rischia di allargarsi pensando al piano tedesco di fissare un tetto all’energia elettrica per le aziende nell’ordine dei 70 euro a MWh: come possiamo competere se da noi invece costa quasi il doppio?».
La corsa dei listini aziendali ad ogni modo per Buzzella è terminata, alla luce di materie prime meno “tirate” e supply chian più fluide. Spinta minore sui prezzi legata anche al calo della domanda, acuito in questa fase da fenomeni di destoccaggio.
«L’opposto di quanto accaduto lo scorso anno, ora le imprese guardando il mercato sono impegnate a ridurre le scorte, scelte che hanno a loro volta un effetto depressivo sulle commesse. Anche se il quadro è complesso, io però non vedo all’orizzonte una caduta verticale, c’è un evidente rallentamento legato anche alla frenata della Germania ma non un crollo. La tenuta dell’occupazione conferma questa sensazione. E peraltro, se oggi c’è un nodo nelle imprese non è certo negli esuberi ma piuttosto nella difficoltà di trovare sul mercato le competenze richieste».

