La riforma penale apre a tutela delle vittime e riparazione del danno
Percorsi volontari e consensuali sia prima che dopo il processo
di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei
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La giustizia riparativa entrerà nella riforma del processo penale. L’obiettivo è accrescere la tutela delle vittime di reato attraverso percorsi che coinvolgano anche gli autori dei crimini e riescano a “ricucire” le lacerazioni dei legami sociali e a farsi carico delle conseguenze negative delle violazioni.
Si tratta di un tema cui la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, tiene molto e che ha espressamente indicato durante il discorso programmatico alle commissioni Giustizia di Camera e Senato e ribadito il 19 aprile a Bergamo in occasione della cerimonia di intitolazione della casa circondariale al cappellano deceduto per Covid Don Fausto Resmini che aveva a lungo operato in questo campo.
La giustizia riparativa farà quindi parte degli emendamenti al disegno di legge delega di riforma del processo penale cui sta lavorando la commissione nominata dalla ministra (all’interno della quale è stata creata una sottocommissione ad hoc) e che dovrebbero vedere la luce a fine aprile.
Di che si tratta
Nata nell’ambito minorile, la giustizia riparativa è prevista dalla normativa comunitaria e in particolar modo dalla direttiva 2012/29 sulla tutela delle vittime, cui ora la ministra intende dare piena attuazione. La direttiva la definisce come un procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente e liberamente alla risoluzione delle conseguenze determinate dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale.
Un percorso finalizzato ad alleviare la sofferenza delle vittime, a recuperare gli autori dei reati e a evitando le recidive, di cui la mediazione penale costituisce lo strumento più conosciuto, ma non l’unico.
Nel sistema penale italiano non c’è una norma a carattere generale che la disciplini, ma la giustizia riparativa non è comunque una novità assoluta. È infatti applicata nella giustizia minorile e, per gli adulti, può essere usata nella “messa alla prova”: un istituto introdotto nel 2014 che consente agli indagati e agli imputati per i reati meno gravi (puniti con pena pecuniaria o reclusione fino a quattro anni) che ne fanno richiesta di evitare il processo e arrivare alla cancellazione del reato, se accettano di seguire un “programma di trattamento”. È in questo programma che, oltre alle attività obbligatorie come lavoro di pubblica utilità, risarcimento del danno ed eliminazione delle conseguenze dannose del reato, può entrare, se possibile, la mediazione con la vittima. Ma quest’ultima chance - rilevano gli operatori - è stata finora molto poco utilizzata.

