La risaia italiana perde oltre 2.500 ettari nel 2026, tengono solo le varietà da interno
Il bilancio finale dell’Ente risi certifica un taglio dell’1,1% degli investimenti, con tutti i gruppi varietali in negativo a eccezione dei tondi. Incognita siccità sulle rese
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Oltre 2.500 ettari in meno. Corrispondenti a un taglio delle superfici nelle risaie italiane dell’1,1% rispetto allo scorso anno. A redigere il bilancio finale delle semine 2026 è l’Ente nazionale risi (Enr) che nei prospetti definitivi certifica una retromarcia per tutti i gruppi varietali, ad eccezione dei risi tondi.
Resta adesso da valutare quanto il deficit idrico e il caldo torrido di quest’estate abbiano influenzato le rese in campagna, in un’annata che potrebbe presentate qualche disallineamento rispetto al potenziale produttivo anche per l’impatto delle grandinate di fine stagione.
Per ora c’è il suggello su una superficie ammontata quest’anno a poco più di 232mila ettari, che conferma l’atteso disinvestimento maturato in un clima di diffuso malumore tra i risicoltori italiani, delusi dalla pessima stagione commerciale trascorsa e dalle difficoltà nel far quadrare i bilanci aziendali, per la pressione al rialzo dei costi di produzione.
Il quadro che emerge dai dati di semina dell’Enr fornisce uno spaccato eterogeneo, con pesanti riduzioni per i risi medi, compreso il Vialone Nano, e per alcune varietà dei lunghi A, in particolare Roma, Baldo e similari, mentre recuperano ettari Arborio e Carnaroli. Per i lunghi B, i più esposti alla concorrenza dei risi asiatici, la flessione è stata del 16%, contro il meno 8% dei lunghi A.
Nel frattempo, sui mercati si prefigura, anche alla luce di questi dati, una possible ripartenza dei prezzi che i rumors attribuiscono a un maggiore interesse all’acquisto da parte delle riserie e a una ridotta pressione dei prodotti di importazione, più costosi all’origine e in questa fase penalizzati anche dal caro-trasporti.
